Perché perdiamo capacità cerebrali con l’invecchiamento

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La creazione di neuroni nell’ippocampo potrebbe cessare con l’età adulta. Un nuovo, controverso studio sembra dimostrare che la nascita di nuove cellule cerebrali nell’ippocampo, una struttura coinvolta nell’apprendimento e nella memoria, si interrompe con l’adolescenza. Ma gli ultimi 20 anni di scoperte raccontano una versione diversa.

Ogni giorno l’ippocampo, una struttura cerebrale a forma di cavalluccio marino (da cui il nome), cruciale per l’apprendimento e la memoria, crea centinaia di nuove cellule nervose… Questo è quanto si è sostenuto fino a oggi, sulla base di 20 anni di ricerche. Ora però un nuovo, dibattuto studio pubblicato su Nature mette in dubbio questa convinzione: la nascita di nuove cellule in questa regione del cervello potrebbe cessare alle soglie dell’età adulta.

Se questa controversa scoperta fosse confermata, costituirebbe una svolta, e anche una grossa delusione, per alcuni settori di ricerca nelle neuroscienze. Fino a questo momento si pensava infatti di poter sfruttare questa capacità di neurogenesi (cioè di formare nuove cellule nervose a partire da cellule progenitrici) per rallentare la progressione di alcune condizioni neurodegenerative come la malattia di Alzheimer e il Parkinson.

LE ANALISI. Alcuni anni fa Arturo Alvarez-Buylla, neuroscienziato dell’Università della California, San Francisco, analizzando campioni cerebrali di individui adulti notò alcuni nuovi neuroni in varie regioni, ma non nell’ippocampo. Dopo questo episodio decise di analizzare decine di cervelli di donatori di ogni età (da prima della nascita ai 60-70 anni), per capire se e quando, in questa struttura importante per la memoria, si arresti il processo di neurogenesi.

Quando lo scienziato ha analizzato campioni di ippocampo di 37 donatori di varie età, deceduti per cause diverse, si è accorto di nuovi neuroni soltanto nei tessuti appartenuti a feti o bambini. Il campione più “adulto” in cui erano presenti nuovi neuroni apparteneva a un tredicenne, mentre nell’ippocampo di un ragazzo deceduto a 18 anni non ne sono stati trovati.

Nuove cellule cerebrali in un cervello di neonato (in verde nella foto in alto). Non sono presenti nel tessuto cerebrale di un 35enne (in basso). | KEN PROBST VIA SCIENCE
Nuove cellule cerebrali in un cervello di neonato (in verde nella foto in alto). Non sono presenti nel tessuto cerebrale di un 35enne (in basso). | KEN PROBST VIA SCIENCE
IN CADUTA LIBERA. Il team coordinato da Alvarez-Buylla ha localizzato le cellule usando anticorpi fluorescenti per “taggare” proteine specifiche delle cellule a vari stadi di maturità. Ha così scoperto che alla nascita abbiamo un gran numero di cellule staminali neurali – le “progenitrici” essenziali per la nascita di nuovi neuroni: in media 1.618 per millimetro quadrato. Il numero però cala di 23 volte dagli 1 ai 7 anni di età, e alle soglie dell’età adulta la riserva pare esaurita.

I ricercatori hanno analizzato anche l’ippocampo di 22 pazienti con epilessia che avevano subito l’asportazione di alcune parti del cervello: in questi campioni non sono stati trovati nuovi neuroni sopra gli 11 anni di età.

LE CRITICHE. Molti altri esperti non sono però convinti. Si contestano le modalità di conservazione dei campioni, trattati anche a 48 ore dal decesso: l’obiezione riguarda l’affidabilità dei marcatori utilizzati, che dipende in gran parte dalla qualità dei tessuti, che iniziano a deteriorarsi subito dopo la morte. Passati studi in cui le molecole per localizzare nuove cellule erano state iniettate nei pazienti ancora prima del decesso avevano evidenziato la presenza di neuroni “acerbi” anche nell’ippocampo adulto.

Neuroni nell'ippocampo umano: una ricostruzione in 3D.|SHUTTERSTOCK
Neuroni nell’ippocampo umano: una ricostruzione in 3D.|SHUTTERSTOCK

Anche le condizioni dei pazienti potrebbero aver influenzato il risultato. Erano stati a lungo allettati? Avevano fatto attività fisica? Soffrivano di depressione o di malattie psichiatriche? Esercizio fisico, stress e malattie possono influenzare il processo di neurogenesi. In attesa di ampliare l’indagine con nuovi e più soddisfacenti protocolli, per adesso la questione resta aperta.

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