Molto presto Hubble tornerà ad inviare immagini dallo spazio

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Niente shutdown per la Wfc3 di Hubble, di nuovo in opera entro il fine settimana. Dopo la notizia dello scorso 8 gennaio della sospensione, a causa di problemi tecnici, dell’attività della fotocamera principale di Hubble, ecco l’annuncio del ripristino: problema risolto, la Wide Field Camera 3 è pronta per catturare nuove eccezionali immagini.

Poco dopo mezzogiorno dell’8 gennaio scorso (orario della East Coast) – qui in Italia le sei del pomeriggio – la Wide Field Camera 3 del telescopio spaziale Hubble, uno fra i più importanti strumenti a bordo del telescopio – era entrata in safe mode, in modalità sicura: una modalità che si avvia in automatico quando qualche parametro dello strumento non è ottimale. Ora però, comunicano gli ingegneri della missione, la camera è stata ripristinata, ed è pronta per nuovi click. Niente shutdown dunque per Hubble.

Una delle immagini più iconiche e popolari scattate dalla camera Wfc3 del telescopio Hubble: i pilastri della creazione della Nebulosa dell’Aquila. Crediti: Nasa, Esa / Hubble e Hubble Heritage Team A
Una delle immagini più iconiche e popolari scattate dalla camera Wfc3 del telescopio Hubble: i pilastri della creazione della Nebulosa dell’Aquila. Crediti: Nasa, Esa / Hubble e Hubble Heritage Team A

La Wide Field Camera 3 è uno strumento davvero super tecnologico: progettata per essere una fotocamera versatile in grado di fare scatti astronomici in una gamma di lunghezze d’onda molto ampia e con un ampio campo visivo, è stata installata sul telescopio durante l’ultima missione di manutenzione dall’equipaggio dell’Atlantis STS-125, nel maggio del 2009. Il numero di oggetti immortalati dal suo penetrante sguardo ormai non si conta più.

Tra gli scatti più suggestivi, solo per citarne alcuni, ci sono ad esempio quello della piccola luna Phobos , della galassia Iras 06076-2139 o ancora quello della galassia a spirale Ngc 1448, senza contare: “i Pilastri della Ceazione”, una delle foto più spettacolari mai scattate dal telescopio.

Lo scorso 8 gennaio, dicevamo, la camera è entrata in stand by. Il software, installato nella potente fotocamera, ha infatti rilevato che alcuni livelli di tensione della camera erano fuori dal range stabilito: condizione che, come precauzione di sicurezza, ha automaticamente sospeso la sua attività mettendola, appunto, in stato di riposo.

La Wide Field Camera 3 in preparazione per il suo lancio a bordo della missione di servizio: Sts-125 nel 2009. Crediti: Nasa/Amanda Diller
La Wide Field Camera 3 in preparazione per il suo lancio a bordo della missione di servizio: Sts-125 nel 2009. Crediti: Nasa/Amanda Diller

Gli ingegneri si sono messi dunque all’opera dando il via alle analisi del caso, durante le quali si sono resi conto che, mentre i livelli di tensione della camera erano in realtà entro il normale range, a essere invece alterati erano tutti i dati di telemetria, che contenevano valori errati, suggerendo che all’origine dell’anomalia vi fosse un’alterazione del flusso di dati che dalla camera va allo strumento che li analizza, e non invece un problema di alimentazione.

Dopo avere resettato i circuiti di telemetria e le relative schede associate, lo strumento è stato quindi riportato in funzione. Gli esperti hanno effettuato inoltre calibrazioni addizionali e test i giorni seguenti per assicurarsi che lo strumento fosse nelle migliori condizioni di operatività. Future indagini, dicono gli ingegneri, saranno condotte per determinare il perché i valori di quei dati fossero errati. Assumendo che tutti i test vadano a buon fine, gli esperti sono quasi certi che la Wide Field Camera 3 potrà iniziare nuovamente a catturare spettacolari immagini entro la fine di questa settimana. Test e calibrazioni che, per fortuna, non sono state e non saranno intaccate dallo shutdown di queste settimane: are excepted activities – sono attività escluse – si legge nel piano di sospensione delle attività del governo americano. Hubble, giunto al suo 29esimoanno di attività – molto più dei 15 programmati inizialmente – potrà dunque riprendere a ottenere dati e incrementare così ulteriormente il già elevato numero di lavori scientifici che ha permesso fino a oggi di produrre.

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