La scoperta di nuove galassie mette in discussione il Big Bang

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Gli astronomi hanno trovato un enorme ammasso di galassie sconosciute che cambieranno la storia dell’Universo. Un “buco” nell’Universo è stato ora riempito: gli astronomi dell’Università di Tokyo hanno trovato un enorme ammasso di galassie finora sconosciute che risalgono a circa 2 miliardi di anni fa e che cambieranno le mappe e la storia del cosmo.

L’incredibile scoperta è avvenuta tramite più telescopi costruiti per scrutare lo spazio e tornare indietro nel tempo. Sì, perché le osservazioni che facciamo dalla Terra sono quelle riferite al passato, in quanto a noi arriva la luce partita molto tempo prima e che quindi fotografava il cosmo milioni e a volte miliardi di anni fa.

Le antiche galassie scoperte di recente, ritratte nella concezione di questo artista, sono oggi le progenitrici delle più grandi galassie. NAOJ
Le antiche galassie scoperte di recente, ritratte nella concezione di questo artista, sono oggi le progenitrici delle più grandi galassie. NAOJ

In questo modo i ricercatori hanno individuato una popolazione nascosta di grandi galassie risalenti a quando l’Universo aveva circa 2 miliardi di anni, invisibili ai telescopi ottici. La sorprendente abbondanza di galassie così antiche potrebbe sfidare le attuali teorie sull’origine e lo sviluppo del cosmo.

“Questa ricerca dimostra che mancava il 90% delle galassie più grandispiega Mauro Giavalisco, astronomo dell’Università del Massachusetts Amherst, non coinvolto in questo studio – Penso che stimolerà molte ulteriori indagini”.

Una simile scoperta è frutto di un lavoro enorme: per scoprire nuove galassie, infatti, gli astronomi sfruttano lo spettro di luce che le galassie emettono, ma le stelle generano una luce abbondante che subisce diversi “stop” e, prima che raggiunga gli osservatori umani, questa subisce un cambiamento detto shift verso il rosso: in altre parole il colore iniziale cambia, perché si allunga la lunghezza d’onda a causa dell’espansione dell’Universo.

Sulla base di questo i ricercatori riescono a risalire all’”età della luce”, quindi all’età delle stelle che avevano emesso quella luce. Questa tecnica però ha in generale un grosso limite: è fortemente sensibile alle galassie più piccole e più giovani, ma cieca a quelle più grandi e più vecchie. Ed è per questo che queste enormi galassie, nonostante strumentazioni molto sofisticate fossero già disponibili, non erano mai state viste.

Il telescopio a infrarossi lontani Atacama Large Millimeter / submillimeter Array ha chiaramente immaginato galassie (1-4) che erano invisibili in questa immagine dal telescopio spaziale Hubble, che vede in lunghezze d'onda ottiche più brevi. L'Università di Tokyo / CEA / NAOJ
Il telescopio a infrarossi lontani Atacama Large Millimeter / submillimeter Array ha chiaramente immaginato galassie (1-4) che erano invisibili in questa immagine dal telescopio spaziale Hubble, che vede in lunghezze d’onda ottiche più brevi. L’Università di Tokyo / CEA / NAOJ

I ricercatori di Tokyo hanno limitato la loro ricerca a tre piccole porzioni di cielo e hanno usato lo Spitzer Space Telescope della NASA per scansionare gli sprazzi di luce infrarossa emessa, individuando 63 possibili galassie candidate. L’ Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array (ALMA), tramite una serie di osservazioni complementari, ha confermato 39 delle galassie candidate, invisibili ai telescopi ottici, pur potentissimi.

I dati hanno dimostrato che le galassie appena scoperte pesano in genere circa 100 miliardi di soli e sono riempite di polvere alla temperatura di circa -238°C. Secondo gli astronomi la scoperta può cambiare la storia (oltre che la mappa) dell’Universo, perché finora non erano mai trovate galassie così ben formate antiche 2 miliardi di anni.

Che si debbano presto riscrivere i libri di storia (e di geografia astronomica)?

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

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