In arrivo una nuova forte tempesta Solare

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I raggi gamma solari si comportano in modo strano. Il telescopio spaziale Fermi ha individuato un inaspettato calo di emissioni a bassa energia e un’inattesa abbondanza di quelle ad alta energia: due fatti non previsti dalla teoria.

Qualcosa non quadra, nell’esame della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole. L’analisi di nove anni di dati (2008-2017) raccolti dal Fermi Gamma-ray Space Telescope, l’osservatorio spaziale della Nasa pensato per lo studio dei raggi gamma emessi dalla nostra stella, ha fatto emergere due fenomeni inattesi: uno strano calo delle emissioni a bassa energia e un picco di quelle ad alta energia.

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Una gigantesca esplosione solare.
ENERGIA ALLE STELLE. I raggi gamma sono prodotti quando i protoni altamente energetici dei raggi cosmici collidono con le particelle di gas nell’atmosfera solare: nel caso della nostra stella, queste emissioni si verificano in concomitanza di violente esplosioni (flare o brillamenti solari). Il campo magnetico solare devia la traiettoria di alcuni di questi raggi, che diventano così individuabili da strumenti come il telescopio Fermi.

PENURIA A SORPRESA. Gli astrofisici della Ohio State University hanno analizzato i raggi gamma rilevati da Fermi compresi tra 1 e 200 gigaelettronvolt (GeV: un’unità di misura dell’energia), scoprendo che tra 32 e 56 GeV,  si verifica un calo brusco e inatteso: in quell’intervallo energetico si registra soltanto la metà di raggi gamma rispetto alla media. Tale range di energia non corrisponde ad alcun fenomeno fisico noto, e i ricercatori stentano a capire il perché di questo sbilanciamento.

NESSUNA CERTEZZA. Un’ipotesi è che il campo magnetico solare raccolga raggi cosmici da ogni direzione, e riemetta raggi gamma soltanto nella direzione di rotazione, favorendo la concentrazione di raggi altamente energetici. Nessun’altra osservazione però fa pensare a una simile configurazione magnetica. Un’altra possibile spiegazione è che i raggi a basse energie siano assorbiti dai gas solari, ma capire perché solo un ristretto intervallo energetico debba essere coinvolto è comunque difficile.

L’anomalia potrebbe anche dipendere dalle caratteristiche tecniche dello stesso telescopio spaziale, ma il fatto strano è che il calo non sia alla fine dello spettro analizzato (dopo i 56 GeV, le emissioni riprendono ad essere rilevate). Capire che cosa stia bollendo in pentola permetterà agli scienziati di comprendere meglio alcune peculiarità del campo magnetico della nostra stella.

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