Il progetto StarLink porterà 42mila satelliti in orbita intorno alla Terra

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SpaceX lancia altri 60 satelliti per portare internet ovunque. Il lancio, rimandato a domani per troppo vento, è il quarto. In totale sono dunque 240 di una costellazione che ne conterà 12.000 tra qualche anno. Portando connessione anche nei luoghi più remoti del Pianeta.

Altri 60 satelliti Starlink di SpaceX stanno per decollare dalla base di Cape Canaveral in Florida. Si tratta del quarto lancio per la rete Internet globale, il terzo di satelliti operativi, che saranno depositati in orbita spinti da un Falcon 9. Il liftoff previsto per oggi è stato però rimandato a domani, a causa delle condizioni meteorologiche.

Il vettore è un razzo già utilizzato due volte, si legge nel comunicato diffuso dalla stessa SpaceX: la prima nel test dimostrativo che ha portato la capsula Crew Dragon (che un giorno trasporterà gli astronauti nello spazio) ad attraccare alla Stazione spaziale internazionale (Iss) nel marzo 2019. La seconda, nel giugno dell’anno scorso, per il lancio della costellazione Radarsat.

SpaceX (Flickr - JCSAT-18 Mission) 
SpaceX (Flickr – JCSAT-18 Mission)

Il lancio in diretta streaming

Il rilascio dei satelliti è previsto, secondo la tabella di marcia fornita dalla compagna, a una quota di 230 chilometri. La loro orbita sarà elevata successivamente, dopo il controllo sul loro stato e sull’operatività. Nel frattempo, il primo stadio del Falcon 9 tenterà l’ormai usuale atterraggio sulla piattaforma al largo dell’oceano Atlantico “Of course I still love you”, che avverrà circa otto minuti e mezzo dal decollo.

La mega costellazione

Siamo a 240 dunque, tanti saranno, da questo pomeriggio, i mini satelliti della compagnia fondata dal magnate sudafricano, naturalizzato statunitense, a sfrecciare nel cielo. La promessa è quella di portare Internet a banda larga ovunque nel mondo, anche nei luoghi più remoti e nei paesi meno sviluppati. Nei piani di Elon Musk, la mega costellazione dovrà contare 12.000 satelliti per essere pienamente operativa. Tanti sono stati approvati infatti dall’Itu (la International telecommunication union), l’organismo internazionale per l’assegnazione delle frequenze radio per le telecomunicazioni e dalla Federal communications commission statuniense. Ma SpaceX ha fatto domanda per l’approvazione di altri 30.000 satelliti. Il motivo è la durata (pochi anni) di ciascun satellite in orbita e un ricambio necessario e continuo.

Si tratta comunque, in totale, di 42.000 satelliti: oltre otto volte il numero di oggetti (attivi e non) presenti attualmente in orbita (esclusi i detriti spaziali). Un traffico mai visto dall’inizio dell’era spaziale e che ha fatto storcere il naso, se non peggio, a una moltitudine di scienziati e non solo. In parecchi infatti hanno notato (anche a occhio nudo) i brillanti “trenini” di luci che sfrecciano e disturbano la visione del cielo notturno. Un danno che rischia di compromettere l’osservazione del cielo da parte di strumenti scientifici molto sofisticati e sensibili, sia nello spettro luminoso che nelle onde radio per i radioastronomi.

A questo proposito, Musk e SpaceX hanno risposto che verranno presi accorgimenti per far sì che la banda in cui i satelliti trasmettono a Terra non sia di disturbo per le indagini dei telescopi radio, e che i satelliti stessi saranno pitturati con una speciale vernice per renderli meno riflettenti.
L’altro grande potenziale problema è quello delle possibili collisioni con altri satelliti e detriti spaziali. Anche qui, SpaceX assicura che ogni satellite è dotato di un sistema di “collision avoidance”, per evitare impatti con altri oggetti. Questo non ha impedito però che scattasse l’allarme, il 2 settembre 2019, per una rotta di collisione  della sonda dell’Agenzia spaziale europea Aeolus e uno dei satelliti della costellazione Starlink. Quella volta, furono gli ingegneri di volo dell’Esa a spostare Aeolus su un’orbita diversa per evitare l’impatto. Dopo aver provato a contattare SpaceX per coordinarsi e non aver ricevuto risposta. Non avevano letto la mail.

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