Il nobel per la chimica agli inventori delle batterie al litio

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La batteria salva il mondo L’ecoNobel è ricaricabile. Il premio per la Chimica agli inventori dei dispositivi al litio. Dalla crisi energetica degli anni Settanta all’emergenza climatica degli anni Duemila: la storia delle batterie agli ioni di litio è racchiusa in quarant’anni di ricerca e innovazione ed è sfociata ieri nel premio Nobel per la chimica. Lo hanno ricevuto tre ricercatori lo statunitense John B. Goodenough, il più anziano vincitore nella storia dei Nobel coi suoi 97 anni, l’anglostatunitense Stanley Whittingham, 78 anni, e il giapponese Akira Yoshino, 71 protagonisti di fasi diverse del processo scientifico e industriale che ha portato le piccole e potenti batterie al lido a occupare l’anima di smartphone, personal computer e anche automobili elettriche.

E’ la tecnologia del presente con affaccio sul futuro, se davvero arriveremo un giorno a una società a emissioni zero, che non brucia più né gas né greggio. «Hanno creato un mondo ricaricabile hanno scritto gli accademici svedesi nella motivazione rendendo possibile una società senza combustibili fossili».

Attira Yoshino, 71 anni, neo premio Nobel per la chimica mostra due batterie agli ioni di litio, entrate in commercio nel 1991.
Attira Yoshino, 71 anni, neo premio Nobel per la chimica mostra due batterie agli ioni di litio, entrate in commercio nel 1991.

ALL’ORIGINE di questo Nobel c’è dunque lo choc petrolifero, seguito alla guerra dello Yom Kippur del 1973 (l’attacco di Egitto e Siria a Israele) e all’improvviso innalzamento del prezzo del greggio, pilotato daipaesi arabi produttori riuniti nell’Opec. E l’epoca che i meno giovani ricordano, a volte con nostalgia, per le misure che furono prese anche in Italia al fine di ridurre i consumi di petrolio, in testa le “domeniche ecologiche” col traffico automobilistico vietato nelle città. Il trauma politico e sociale in tutto l’occidente fu molto forte, perché veniva alla luce la fragilità di un sistema economico ancora in espansione ma dipendente da fonti di energia collocate, per così dire, nei paesi sbagliati, le petrolionarchie del Vicino Oriente. In questo frangente storico i laboratori di ricerca di mezzo mondo furono spinti a impegnarsi nella ricerca di alternative ai combustibili fossili: serviva energia a basso costo, da produrre e stoccare con facilità, adattabile al sistema produttivo e di trasporti esistente.

NEL CUORE DELLA CRISI Le prime ricerche avviate dopo lo choc petrolifero del ’73 Verso le emissioni zero.

SI COMINCIÒ a parlare di energie rinnovabili, a immaginare il superamento del motore a scoppio a vantaggio dell’elettrico. E in quest’ambito che matura la ricerca del chimico Stanley Whittingham, britannico di origine ma statunitense nella professione, specialista di superconduttori, oggi docente e direttore di programmi alla Binghamton University di New York. Whittingham sviluppò negli anni Settanta una batteria ricaricabile al litio, il più leggero dei metalli, interessante per la sua grande capacità di cedere elettroni.

gli altri due premiati: John B. Goodenough, 97 anni (sopra), e Stanley Whittingham, 78
Gli altri due premiati: John B. Goodenough, 97 anni (sopra), e Stanley Whittingham, 78

La batteria si basava su litio metallico e disolfuro di titanio: funzionava, produceva un potenziale di due volt, ma aveva un problema: era esposta a un alto rischio di esplosione, dovuto all’alta reattività del lido metallico. L’esperimento poteva considerarsi fallito, almeno sul piano delle ricadute pratiche.

A QUESTO PUNTO entra il gioco John Goodenough, nato nel 1922 a Jena in Germania per caso (il padre Erwin, storico delle religioni, vi stava conducendo una ricerca), carriera accademica fra Yale, Mi

t, Oxford e Austin. Goodenough intuì che la promettente batteria di Whittingham poteva essere modificata usando ossido di cobalto al posto del disolfuro di titanio: la potenza aumentava notevolmente. Restava però il rischio di esplosione, che escludeva ancora ogni possibile applicazione pratica.

Arriviamo agli anni Ottanta, quando Akira Yoshino, grazie alle ricerche compiute dai suoi attuali colleghi di Nobel, avvia al Kawasaky Laboratory le prime ricerche su batterie ricaricabili al poliacetilene. La svolta quando Yoshmo al posto del litio metallico utilizza il coke petrolifero, materiale adatto a ospitare ioni di lido e privo di effetti collaterali indesiderati.

E su queste basi che nel 1991 le prime batterie a ioni di litio entrano in commercio: sono leggere, durevoli, ricaricabili e il successo è garantito, tanto che oggi è impossibile farne a meno nei dispositivi elettronici e nelle auto elettriche. Il Nobel per la chimica 2019 è un incoraggiamento a correre verso una società a emissioni zero. Negli anni Settanta la spinta venne dal caro petrolio, stavolta c’è una catastrofe climatica da affrontare, in mezzo evidentemente ci sono molte occasioni perdute, e non per ragioni tecnologiche.

E oggi i due della letteratura
Sarà un (doppio) Nobel per la letteratura ‘meno eurocentrico” e “meno maschile” del solito, secondo le anticipazioni di Anders Olsson, presidente del Comitato Nobel dell’Accademia svedese. Oggi saranno comunicati í nomi dei vincitori per il 2018 (non assegnato a causa dello scandalo che investì l’Accademia) e per il 2019.

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