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EmDrive, volare nello spazio con la spinta elettromagnetica

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EmDrive, volare nello spazio con la spinta elettromagnetica
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Il motore impossibile resta un sogno. ”Fallito il primo test”. È un sistema di propulsione rivoluzionario, il cui funzionamento sembra violare la terza legge di Newton. Fino ad oggi aveva passato tutti i test anche nei laboratori della Nasa, ma un esperimento tedesco sembra dimostrare che non funziona.

DALLA Terra a Marte in appena 70 giorni. E poi chissà: Giove? Plutone? Perché no, anche Alfa Centauri, il più vicino sistema stellare, a poco più di quattro anni luce da qui. Tutto diventerebbe di colpo fattibile con il cosiddetto Em drive, un sistema di propulsione miracoloso che non dovrebbe funzionare, ma non sembra accettarlo. In barba alla terza legge di Newton (il principio di azione e reazione), ai pareri di fisici e ingegneri, il motore a spinta elettromagnetica continua da anni a passare tutti i test di laboratorio, senza che nessuno riesca a dare una spiegazione convincente del suo funzionamento. Almeno fino ad oggi: un nuovo studio dell’Università Tecnica di Dresda, presentato di recente durante una conferenza sulla tecnologia aerospaziale in Francia, è destinato infatti a riportare alla realtà appassionati ed esperti, perché messo alla prova nei laboratori tedeschi, il motore non ha prodotto i risultati previsti.

·LA TERZA LEGGE DI NEWTON
Per capire l’entusiasmo che circonda l’idea dell’Em drive è il caso di fare un passo indietro. E ripassare insieme il funzionamento di un motore tradizionale. Quando parliamo di motori a reazione (non quelli delle automobili quindi, che sono pensati per muovere un mezzo su strada) la costante è proprio la terza legge di Newton: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Per andare in avanti, dunque, questi motori propellono qualcosa all’indietro: che sia acqua, nei motori ad idrogetto, aria in quelli degli aerei o i gas di scarico nel caso dei motori spaziali tradizionali. Per funzionare necessitano dunque di carburante, qualcosa da spingere nella direzione contraria a quella desiderata. E il carburante pesa, va trasportato durante il viaggio e complica notevolmente le cose quando si tratta di immaginare lunghe missioni lontano dalla Terra.

·L’ALTRA SFIDA: VELE SOLARI
Le alternative ovviamente esistono. Le vele solari sono un buon esempio: strutture che accelerano le astronavi sfruttando la pressione della radiazione magnetica proveniente dal Sole. Ma i risultati, in termini di velocità raggiungibile e facilità di utilizzo non sono esattamente quelli sperati. O ancora lo Starshot, il progetto in fase di studio che mira ad accelerare le astronavi da Terra, sparando un raggio laser estremamente potente che funga da sistema di propulsione esterno per l’apparecchio. Anche in questo caso però si tratta di sistemi tecnicamente impegnativi, e ancora a decenni di sviluppo da un utilizzo realistico.

·COME FUNZIONA
È per questo motivo che l’Em drive sarebbe un autentico game changer: un motore che non necessita carburante o fonti esterne di propulsione, capace di produrre una spinta sufficiente per accelerare, con un po’ di pazienza, fino a raggiungere in tempi accettabili gli altri pianeti del nostro Sistema solare. Come funziona? Per ora rimane un mistero, anche per il suo inventore, l’inglese Roger Shawyer. Il dispositivo consiste sostanzialmente in una cavità metallica conica al cui interno vengono fatte rimbalzare delle onde elettromagnetiche.

Un sistema chiuso, da cui non viene emesso nulla che possa giustificare la formazione di una spinta in avanti. Messo alla prova prima da Shawyer nel 1999, e più di recente anche dai ricercatori della Nasa, l’Em drive sembra produrre una leggera spinta in direzione del lato anteriore della cavità. In sostanza, le onde elettromagnetiche che rimbalzano sull’interno della parete frontale del dispositivo sembrano riuscire a spingerlo in avanti.

Una circostanza impossibile, assicurano i fisici: è come se fosse possibile muoversi spingendosi da soli sulla schiena, o come spostare un automobile colpendo il parabrezza dall’interno. Eppure gli esperimenti svolti fino ad oggi hanno continuato a dare risultati positivi.

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