Curvatura iperspaziale e dimensioni dell’Universo

Amicizia ed Incontri in Web Cam

Curvatura iperspaziale e dimensioni dell'Universo
Curvatura iperspaziale e dimensioni dell'Universo
Condividi l'Articolo
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
INSTAGRAM

Dove sono i confini dell’Universo? L’Universo osservabile si estende per 92 miliardi di anni luce e contiene forse 2.000 miliardi di galassie. Ma i cosmologi non si sono certamente accontentati e si sono chiesti quanto dell’Universo effettivamente riusciamo ad osservare.

Nel corso dei millenni i pensatori hanno stabilito che il mondo aveva determinate dimensioni. Già due millenni fa pensatori e filosofi ritenevano l’Universo finito, immutabile ed eterno. Oltre quattrocento anni fa Galileo Galilei puntò il suo telescopio verso il cielo e scoprì innumerevoli stelle nella fascia della Via lattea. Quel giorno il nostro Universo crebbe a dismisura. Trecento anni dopo, i confini del nostro Universo si sono spostati ancora a distanze per molti inimmaginabili. Grazie a nuovi e potenti telescopi gli astronomi hanno scoperto che la nostra galassia è una tra centinaia di miliardi di galassie che si allontanano l’una dall’altra in una immensa regione buia e fredda.

Dopo quelle scoperte gli scienziati, grazie a telescopi e radiotelescopi sempre più grandi ed avanzati, hanno calcolato che l’Universo osservabile si estende per 92 miliardi di anni luce e contiene 2.000 miliardi di galassie. Ma i cosmologi non si sono certamente accontentati e si sono chiesti quanto dell’Universo effettivamente riusciamo ad osservare e quanto rimane nascosto ai nostri più potenti strumenti.

Dove sono i confini dell'Universo?“L’universo è sempre stato leggermente più grande di quello che possiamo vedere”, afferma Virginia Trimble dell’Università della California.

Purtroppo costruire strumenti di osservazione più grandi non ci aiuterà a capire quanto è esteso l’Universo.

“I telescopi osservano solo l’osservabile. Non si può vedere indietro nel tempo oltre l’età dell’universo”, spiega il cosmologo vincitore del premio Nobel John Mather del Goddard Space Flight Center della NASA, che è anche il capo scienziato del James Webb Space Telescope. “Quindi siamo totalmente limitati. Abbiamo già visto fin dove possiamo immaginare”. Ai margini, vediamo il bagliore residuo del Big Bang, la cosiddetta radiazione cosmica di fondo a microonde (CMB). Ma questo non è un confine magico dell’Universo. Il nostro cosmo continua. Potremmo non sapere mai fino a che punto esso è esteso.

I cosmologi hanno tentato di risolvere il problema dell’estensione dell’Universo calcolandone la forma, un po’ come Erastotene calcolò con la trigonometria le dimensioni della Terra. In teoria, il nostro Universo può avere una delle tre possibili forme, ciascuna dipendente dalla curvatura dello spazio stesso: a forma di sella (curvatura negativa), sferica (curvatura positiva) o piatta (nessuna curvatura).

Pochi ritengono che l’Universo abbia la forma di una sella, tuttavia un cosmo sferico ha senso per noi terrestri. La Terra è approssimativamente sferica, così come il Sole, la Luna e i pianeti. Un Universo sferico permetterebbe di navigare in qualsiasi direzione e ritornare al punto di partenza, proprio come fece l’equipaggio di Ferdinando Magellano quando circumnavigò il globo terrestre. Questo modello di Universo fu definito dal geniale fisico Albert Einstein un “universo finito ma illimitato”.

Alla fine degli anni ’80, una serie di telescopi orbitanti realizzati per studiare la radiazione cosmica di fondo (CMB) ha effettuato misurazioni sempre più precise, mostrando che lo spaziotempo non mostra nessuna curvatura. Il nostro Universo sembra piatto fino ai limiti di ciò che gli astronomi possono misurare: se è una sfera, è una sfera così grande che anche il nostro intero Universo osservabile non mostra alcuna curvatura.

“L’universo è piatto come un [infinito] foglio di carta“, dice Mather. “potresti continuare a muoverti infinitamente lontano in qualsiasi direzione e l’universo sarebbe lo stesso, più o meno”. Sarebbe impossibile arrivare ai confini dell’universo, troveremo sempre nuove galassie.

Questa spiegazione è accettata dalla gran parte degli astronomi. Un Universo piatto è in accordo con le osservazioni e con la teoria, per questo è al centro della cosmologia moderna. Il problema è che, a differenza di un Universo sferico, uno piatto può essere infinito o finito. E non c’è un vero modo per capire la differenza. “Cosa potresti cercare per vedere se esiste un universo infinito?” Dice Trimble. “Nessuno lo sa bene”.

Gli astronomi sperano che una risposta possa venire dalla teoria, un modello che potrebbe in qualche modo offrire una prova indiretta. Ad esempio, il modello standard della fisica ha previsto l’esistenza di numerose particelle, come il bosone di Higgs, anni prima che fossero effettivamente scoperte. Eppure i fisici presumevano che quelle particelle fossero reali.

“Se disponi di una buona descrizione di tutto ciò che hai osservato finora e prevede che qualcosa sia vero, allora ti aspetti che lo sia”, afferma Trimble. “È così che la maggior parte degli scienziati pensa a come funziona la scienza.”

Fonte: Discover Magazine

Condividi l'Articolo
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
INSTAGRAM

Ricerca in Scienza @ Magia

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Inviami gli Articoli in Email:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.