Clonate scimmie per lo studio di malattie genetiche ereditarie

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Clonate scimmie per lo studio di malattie genetiche ereditarie
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Cina, clonate le prime scimmie malate: sono insonni. Le 5 scimmie sono state ottenute riprogrammando cellule di animali geneticamente modificati con il taglia-incolla del Dna. La ricerca permetterà di studiare malattie finora impossibili da riprodurre in laboratorio, dall’insonnia ad alcune malattie neurodegenerative.

Nuovo traguardo raggiunto dai genetisti cinesi: hanno clonato cinque scimmie «ammalate», che soffrono di insonnia e, potenzialmente, destinate a sviluppare molte altre malattie. Lo hanno fatto con la tecnica della pecora Dolly che, giusto un anno fa, aveva permesso di far nascere Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie «fotocopia» al mondo, sempre all’Istituto di Neuroscienze dell’Accademia delle Scienze di Shanghai (qui il commento di Edoardo Boncinelli). La nuova ricerca, pubblicata su National Science Review (la rivista dell’Accademia) permetterà di studiare malattie difficili da riprodurre in laboratorio, come l’insonnia, appunto, ma anche altre patologie neurodegenerative.

Le due scimmiette clonate (Qiang Sun and Mu-ming Poo, Chinese Academy of Sciences )
Le due scimmiette clonate (Qiang Sun and Mu-ming Poo, Chinese Academy of Sciences )

«Un esperimento interessante»

«L’Istituto è serio, la rivista pure e l’esperimento è interessante, anche se non stratosferico», commenta Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e direttore del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia. È una precisazione d’obbligo dopo le vicende che hanno appena visto coinvolto il ricercatore cinese He Jiankui dell’Università di Shenzhen: lo studioso aveva annunciato, nel novembre scorso durante un convegno, la nascita di due gemelline «modificate geneticamente» per resistere all’infezione da virus dell’Aids. L’esperimento aveva suscitato molte critiche e la sua università lo avrebbe licenziato. Vediamo, invece, nel dettaglio la nuova ricerca.

La nascita di scimmie con disturbi di vario tipo

Le cinque scimmie che non riescono a dormire sono il frutto di due esperimenti. Nel primo, embrioni di scimmia sono stati modificati geneticamente utilizzando la tecnica che copia e incolla il Dna, la Crispr/Cas9. I ricercatori hanno silenziato, cioè eliminato in questi embrioni, uno dei fattori che regolano il ritmo biologico circadiano, chiamato BMAL1.

Dagli embrioni così modificati sono nate scimmie con disturbi di vario tipo (legati, appunto a un’alterazione del ritmo circadiano, quello, per intenderci, che regola il ciclo sonno-veglia): non solo insonnia, ma anche squilibri ormonali, ansia, depressione e comportamenti simili alla schizofrenia. «I disordini del ritmo circadiano possono portare a molte malattie, compresi diabete mellito, cancro e patologie neurodegenerative», ha osservato il coordinatore della ricerca, Hung-Chun Chang. «Per questo – ha aggiunto – le scimmie che abbiamo ottenuto potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo di queste malattie, sia possibili terapie».

Capire come una patologia si sviluppa

Nel secondo esperimento, coordinato da Qiang Sun, dalle scimmie con i disturbi del sonno sono state prelevati i nuclei di cellule adulte (fibroblasti) e trasferiti poi in ovociti, privati del loro nucleo originale. Da questo processo di clonazione sono nate le cinque scimmie che hanno ereditato il disturbo del ritmo circadiano. «Si sono così ottenuti “avatar” suscettibili di malattia nelle scimmie, gli animali più vicini all’uomo», commenta ancora Redi. L’idea di riprodurre modelli di malattia in animali da esperimento è vecchia: oggi si fa prevalentemente sui topi o sui ratti, fra i mammiferi più simili all’uomo.

Ricreare una malattia in questi animali (in vari modi, anche modificandoli geneticamente) permette di capire come una patologia si sviluppa e quali farmaci o tecniche possono curarla. Poter ricreare modelli di scimmia è ancora meglio. Ed ecco il perché del secondo esperimento di clonazione: l’obiettivo è quello di creare animali geneticamente omogenei e confrontabili, proprio perché clonati (hanno quindi le stesse caratteristiche genetiche) e a basso costo su cui poter studiare le malattie, senza dover dipendere da variabilità genetiche che nascerebbero se si utilizzassero scimmie non clonate e quindi diverse fra loro. Fin qui le spiegazioni della scienza. Da qui in avanti si apre l’annoso dibattito etico che riguarda l’utilizzo degli animali nella ricerca (i cinesi hanno probabilmente meno vincoli rispetto a noi). A questo punto la parola passa ad altri.

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