Anche gli USA verso il riconoscimento comportamentale

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Gli USA e lo spauracchio del riconoscimento facciale. L’appello del gruppo statunitense AI Now: si definisca una normativa per regolamentare l’impiego dei sistemi dedicati al riconoscimento facciale.

Il riconoscimento facciale e quello comportamentale devono essere sottoposti a una regolamentazione al fine di proteggere l’interesse pubblico. È questo l’appello lanciato da AI Now, gruppo affiliato alla New York University che tra i suoi membri vede esponenti di Google e Microsoft. Il riferimento alle iniziative che si stanno mettendo in campo in paesi come la Cina è diretto ed esplicito.

L’appello di AI Now

Il governo della superpotenza asiatica ha già confermato l’intenzione di impiegare entro breve su larga scala un’infrastruttura di videosorveglianza in grado di identificare i cittadini da come camminano, un’altra per sbirciarli anche nell’ambiente domestico e di assegnare a ognuno dei 22 milioni di abitanti della capitale Pechino un rating basato sul comportamento. Più che giustificati i timori sollevati e ovvie le ripercussioni negative sulla tutela della privacy. Bisogna agire in fretta, lavorando sul fronte istituzionale e adottando un approccio collaborativo, prima che sia troppo tardi. Si chiede inoltre che le comunità locali possano disporre di potere decisionale ed eventualmente opporsi all’installazione dei sistemi in questione.

Videosorveglianza e riconoscimento facciale
Videosorveglianza e riconoscimento facciale

Riconoscimento facciale e delle emozioni

Nel suo report, AI Now esprime particolare preoccupazione per ciò che chiama affect recognition ovvero quei sistemi in grado di identificare ed eventualmente manipolare le emozioni delle persone, sfruttando le potenzialità di intelligenza artificiale e machine learning.

Brad Smith, presidente e Chief Legal Officer di Microsoft, è intervenuto sul blog ufficiale della società di Redmond con un post dal titolo di per sé già piuttosto esplicativo: “Riconoscimento facciale: è tempo di agire”. Si fa riferimento al ruolo attribuito ai colossi del mondo hi-tech nel definire le strategie da attuare, affermando che forzare i gruppi a scegliere tra il percorrere una strada che porta all’assunzione di responsabilità sociale e un’altra che conduce al successo commerciale non è un’ottica lungimirante.

L’appello arriva a poche ore di distanza dall’annuncio di un progetto messo in campo dai servizi segreti statunitensi che passa dall’implementazione all’interno della Casa Bianca di una tecnologia per il riconoscimento facciale. Il sistema, in fase di test dal 19 novembre e fino al prossimo 30 agosto, al momento prende in esame solo ed esclusivamente le immagini di coloro che hanno scelto di partecipare al programma in modo volontario. C’è però chi come gli esponenti della American Civil Liberties Union non esclude possa essere impiegato in futuro su larga scala.

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