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Sbarca in Italia “Iterating Grace”, il caso editoriale che mette a nudo la Silicon Valley

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Un autore misterioso svela in poche pagine i vizi e le contraddizioni della Cisco Bay. Non sarà la svolta decisiva. E no, non è neppure una radicale presa di coscienza. Ma il libricino Iterating Grace rappresenta per la Silicon Valley ciò che Woody Allen chiamerebbe “svegliarsi in pieno centro in mutande”. Il libro a firma anonima ha fatto scalpore negli Stati Uniti, dove ha incassato le lodi della critica che lo ha definito una “satira sferzante della Silicon Valley”, e approda ora in Italia con La Nave di Teseo editore. Un vero caso.

Il caso editoriale. Tutto comincia negli States un anno fa, nel giugno 2015. La Elena Ferrante della Silicon Valley fa recapitare la sua opera nelle cassette della posta di centoquaranta destinatari ben selezionati. Appartengono quasi tutti all’ambiente tech: si tratta di scrittori e giornalisti che si occupano di tecnologia, specialisti del settore e così via. Poche pagine ma rigorosamente di carta, a volte impreziosita da fiori essiccati. E tra una pagina e l’altra, una raccolta di tweet dei “guru” tech minuziosamente ricopiati a mano in bella calligrafia, come fossero antichi haiku. Passano poche settimane e mentre l’America si interroga su chi sia l’autore – tutti gli indizi fanno pensare a un “insider” della tecnologia – il libricino si diffonde intanto in rete e un editore prepara anche lo sbarco in libreria.

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Ravioli, tweet e l’ombra di Jobs. Il protagonista della storia è un tale Koons Crooks, personaggio-metafora della Valle, divoratore di ravioli surgelati e “instancabile soldato del primo boom dell’economia Dot-com”. Quando la bolla speculativa scoppia, per elaborare il collasso Crooks decide di mettersi in viaggio: cerca forse una ragione, un significato, mentre intanto le sue certezze sono andate in frantumi. E allora si aggrappa proprio alle “regole della start up”. Steve Jobs non è mai citato esplicitamente nel volume, ma il pensiero va a lui almeno un paio di volte. Il fondatore di Apple sosteneva infatti di aver trovato ispirazione nell’arte della calligrafia: gliela aveva insegnata il monaco Robert Palladino. Crooks prende i tweet di imprenditori e guru della Silicon Valley, e poi li ricopia a mano, come se il gesto potesse disvelare significati trascendentali. I tweet diventano “il verbo”, l’indizio per trovare il nirvana. Ed è questo il secondo riferimento – ironico – a Jobs e ai personaggi chiave del boom tecnologico, pronti a dirci che bisogna rimanere “affamati e folli”, così generosi nell’elargirci lezioni di vita mordi e fuggi.

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Una critica “leggera”. Ma cosa succede a prenderle – e a prenderli – sul serio? Dietro l’ironia dei tweet, la storia di Crooks è anche un monito. Seguendo la filosofia di vita della Cisco Bay, il protagonista finisce su un vulcano, isolato, steso a terra e poi calpestato dai lama, preda degli eventi insomma. Quando ormai il suo corpo si sta decomponendo e sta diventando concime, lui porta ancora indosso un sorriso beato e un biglietto: “The sharing economy!”, la economia della… condivisione. Nulla a che vedere, certo, con le analisi di un Evgeny Morozov, che alla sharing economy – e non solo – dedica dure critiche e approfonditi saggi; l’ultimo, Silicon Valley: I signori del silicio, ragiona a fondo sulle ipocrisie e le contraddizioni dei colossi tech. Niente a che vedere neppure con le distopie à la Eggers, che nel Cerchio preannuncia una società-panopticon, o con l’ultimo Franzen. Iterating Grace si avvicina semmai al filone letterario degli “insider pentiti” della Valle del Silicio.

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Il filone dei “pentiti” della Valley. Perché ormai è un vero e proprio filone: c’è ad esempio Filip Syta, ex Google e autore di The Snow, che descrive le perversioni – sesso, droga – di una azienda tecnologica “fittizia”. E c’è Ellen Ullman, programmatrice e romanziera, che narra un mondo geek “non per donne”. L’autore/l’autrice di Iterating Grace ha lo stesso sguardo da “insider”, la stessa capacità di leggere “da dentro” i vizi e le deviazioni del mondo tech – anche se lui/lei è certamente più conciso, più sagace, più sottile. La sua non è una critica radicale, ma una critica leggera e non per questo meno interessante. “La maturità di una persona non si misura dall’età ma dal modo in cui reagisce svegliandosi in pieno centro in mutande”, diceva il regista newyorchese. Iterating Grace è un bel test di maturità: mette a nudo le perversioni di una Silicon Valley che un po’ matura e che certamente invecchia. La sua età non la si calcola dagli anni o dal numero di prodotti innovativi. La si misura piuttosto dalle bolle speculative, dalle certezze friabili, dai mantra suicidi e dalle regole di vita che a volte diventano “mortali”.

 

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