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Pressioni su Mario Draghi per Mercati UE incerti, riflettori su BCE

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Dal governatore non ci si attendono modifiche al Qe. Ma la crescita dei prezzi ha fatto montare le spinte tedesche a una normalizzazione della politica monetaria. Parmalat protagonista a Piazza Affari. Il petrolio si stabilizza dopo il peggior crollo dell’ultimo anno: l’aumento delle scorte Usa offusca il taglio Opec.

I riflettori tornano a posarsi sull’Eurotower, da dove Mario Draghi spiegherà quanto i governatori centrali europei si sono detti durante l’attesa riunione odierna della Bce. Gli osservatori si aspettano che il presidente italiano usi la sua nota retorica per tranquillizzare i mercati, ma senza dar seguito a grandi novità: prosecuzione degli acquisti di bond fino alla fine del 2017 (con un rallentamento dello shopping da 80 a 60 miliardi da aprile) e tassi bassi a lungo, sebbene l’inflazione europea abbia per la prima volta dopo quattro anni rimesso la testa in area +2%. Ma Draghi ha già più volte ammonito che si tratta di fiammate legate alle componenti volatili, mentre di concreto in questo rialzo dei prezzi c’è poco (e le bizze del petrolio di queste ore gli danno ragione). Anna Stupnytska, economista di Fidelity International, dice che “Draghi subisce pressioni da parte di alcuni Stati membri dell’Eurozona per ridimensionare le misure straordinarie, ma” considerando la sostanziale stagnazione dell’area “la prospettiva più probabile è che non ci siano novità”. Alcune indicazioni potrebbero comunque giungere dalle proiezioni degli economisti di Francoforte su crescita e inflazione (quest’ultima vista in netto rialzo dall’1,3 all’1,7% quest’anno, per poi stabilizzarsi): “Dati ottimistici lascerebbero presagire una riduzione del Qe più incisiva o addirittura la chiusura del programma, tuttavia è improbabile che il tema venga discusso prima del secondo semestre dell’anno”, conclude l’economista.

In attesa di ascoltare le parole del governatore, i mercati europei aprono la giornata deboli: Piazza Affari perde lo 0,5% mentre Parmalat balza per allinearsi al nuovo prezzo di 3 euro offerto in Opa da Lactalis. In ordine sparso le banche, mentre soffre il comparto legato al petrolio. Parigi lima lo 0,3%, Francoforte lo 0,25%.
Lo spread Btp-Bund è invariato a quota 187 punti base, in virtù di un rendimento dei decennali tedeschi sul mercato secondario allo 0,37%, mentre gli omologhi nostrani viaggiano al 2,24%. L’euro è stabile sul dollaro, lo yen arretra e la sterlina resta sotto pressione, per i timori sulla Brexit. I mercati valutari guardano anche ai dati sul’ocupazione Usa, nettamente positivi, che rafforzano il biglietto verde. La moneta europea passa di mano a 1,0537 dollari e 120,60 yen. Dollaro(yen a 114,46 e sterlina ai nuovi minimi da genaio a 1,2152.

Mercati Ue incerti, riflettori sulla Bce: Draghi sotto pressione per l'inflazione
La crescita delle scorte Usa di petrolio (barre) e il calo del greggio Wti (linea)

Come accennato, il prezzo del petrolio è stato osservato speciale in questi giorni: oggi il greggio è in recupero dopo il crollo della vigilia in seguito ai dati sulle scorte Usa in netto aumento. I contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile passano di mano a 50,71 dollari al barile contro la quotazione di 50,29 di ieri sera a giornata. Il Brent recupera 54 centesimi a 53,65 dollari al barile. Ieri le quotazioni avevano subito il calo più consistente in più di un anno. Continua la discesa del prezzo dell’oro sui mercati asiatici dove si rafforza la convinzione tra gli investitori per un possibile rialzo dei tassi negli Stati Uniti a marzo. Il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.204 dollari l’oncia.
Le Borse cinesi hanno ceduto terreno: l’indice Composite di Shanghai -0,74%, a 3.216,74 punti, quello di Shenzhen -0,73%, a quota 2.009,55. I prezzi al consumo di febbraio, intanto, hanno avuto una inattesa frenata: +0,8% annuo, contro il +2,5% di gennaio e il +1,7% atteso dagli analisti. E’ il livello basso da gennaio 2015 e sconta il calo dei costi di trasporti e comunicazioni, mentre quelli degli alimentari hanno registrato una brusca correzione al ribasso. Il governo ha appena confermato il target 2017 a +3%. Lo yuan, infine, si è indebolito di 93 punti base contro il dollaro dopo che la Banca centrale cinese ha fissato la parità a quota 6,9125.
Negli Usa si aspettano i dati sui prezzi all’importazione e le richieste iniziali di sussidi per la disoccupazione.

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