Nsa, hacker pubblicano codici top secret. Snowden: sono stati i russi

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L’attacco alla National Security Agency firmato dal gruppo ‘Shadow Brokers’. Messi all’asta i tool di spionaggio creati nel 2013. Secondo l’ex dipendente dell’agenzia dietro c’è la Russia.
La National Security Agency, la potente agenzia di spionaggio statunitense, è stata spiata. Qualcuno nel 2013 ha carpito la sua “cassetta degli attrezzi”, cioè i “software maligni” e gli altri strumenti usati per intrufolarsi nei sistemi informatici o per manipolarli. Poi il 13 agosto un assaggio del materiale è stato divulgato, il resto è stato offerto all’asta. Il riscatto? Un milione di bitcoin. Dietro tutto ciò, si nasconde forse una guerra fredda giocata con un deterrente moderno: la “bomba” cibernetica e diplomatica. Nel ruolo dei protagonisti, ancora russi e americani. Dopo che Clinton ha accusato Mosca per l’hackeraggio subìto dai democratici, la Russia avrebbe risposto con un monito: “Abbiamo il vostro tesoro”. Il valore non sta tanto negli attrezzi in sé, quanto nel poter riconoscere grazie ad essi le impronte di chi li ha usati, rintracciando così il passaggio delle spie anche quando intercettano i propri alleati, magari europei. Una imbarazzante bomba diplomatica.

Fantapolitica? No. A comporre il puzzle, via tweet, è qualcuno che conosce bene l’Nsa: l’ex dipendente dell’agenzia Edward Snowden, mister Datagate. Qualcuno (come l’esperto di cybersecurity Thomas Rid) insinua che lui possa fare da megafono ai russi. Altri (come Wikileaks poco tempo fa) lo accusano di agire per ingraziarsi la Clinton. Snowden non se ne cura e conclude i tweet con un ironico ”lots of love, Nsa”. Ma cosa c’è di autentico nella sua ipotesi? Di certo, il materiale. David Emm, l’esperto di cybersicurezza dell’autorevole Kaspersky Lab, non si espone su moventi e mandanti, ma sulla tecnica sì. E ci spiega: ”I tools sono stati divulgati dal gruppo Shadow Brokers, di cui non conosciamo l’identità. Ma possiamo dire con una certa sicurezza che il materiale diffuso è autentico”. Anzitutto, è compatibile con quanto aveva rivelato Snowden sull’Nsa. E poi, ”quei leak sembrano provenire dallo Equation Group”.

Il sofisticato e potente ”gruppo Equation” sarebbe l’Nsa o una sua emanazione: fu proprio il Kaspersky Lab, un anno fa, a ipotizzarlo. Ma allora non sarà pericoloso far circolare quei trucchi da spie? ”Solo a livello diplomatico”, rassicura il professor Giovanni Ziccardi, esperto di hacking e criminalità informatica. ”Si tratta di risorse molto complesse e chi ha subito l’hackeraggio è in grado di mettersi ai ripari. Non a caso l’asta di bitcoin non sta avendo successo”. Ma rimane il peso politico: stando a Snowden, più che un furto, è un avvertimento.

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