Si avvicina sempre di più la fine del Mondo

Amicizia ed Incontri in Web Cam

Si avvicina sempre di più la fine del Mondo
Si avvicina sempre di più la fine del Mondo
Condividi l'Articolo
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
INSTAGRAM

Doomsday Clock: cento secondi alla fine del mondo. Le lancette del Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse che simboleggia la gravità delle minacce globali, non sono mai state così vicine alla mezzanotte. Annunciando il nuovo orario, gli esperti del “Bulletin of the Atomic Scientists” sottolineano i rischi dei mancati accordi sulla non proliferazione nucleare e sulla mitigazione del cambiamento climatico, senza dimenticare i cyberattacchi che condizionano opinioni e scelte dei cittadini.

Le lancette del Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse scelto dal “Bulletin of the Atomic Scientists” per simboleggiare la gravità delle minacce globali che potrebbero portare l’umanità verso catastrofi non più riparabili, non è mai stato così vicino alla mezzanotte: l’annuncio di oggi è che ormai ci separano solo 100 secondi.

Emissioni di una centrale elettrica a carbone (© iStock/Drbouz)
Emissioni di una centrale elettrica a carbone (© iStock/Drbouz)

Le attenzioni del comitato di sicurezza del “Bulletin” e del comitato consultivo, che comprende 13 premi Nobel, si concentrano da alcuni decenni su ordigni nucleari e cambiamento climatico, due minacce globali pressanti. Ma invece di prendere provvedimenti adeguati, l’umanità sembra andare nella direzione opposta: nelle sedi internazionali, gli Stati sembrano sempre più incapaci di trovare un accordo. E l’opinione pubblica ha sempre più difficoltà a fare pressione sui temi importanti, complici anche le campagne di disinformazione che trovano terreno fertile su Internet e in particolare sui social media, e che arrivano a condizionare le elezioni politiche.

“Condividiamo una preoccupazione comune per il fallimento del sistema multilaterale di affrontare le minacce alla nostra stessa esistenza”, ha spiegato nella conferenza stampa di oggi Ban Ki-moon, ex segretario generale delle Nazioni Unite e vicepresidente del comitato degli anziani del “Bulletin”. “Dal ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima per arrivare all’accordo nucleare con l’Iran, dallo stallo delle trattative sul disarmo nucleare alle divisioni tra i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i nostri meccanismi di collaborazione vengono indeboliti quando ne abbiamo maggiormente bisogno”.

A mettere di più i brividi è forse l’idea che la situazione di minaccia globale sia peggiore oggi di quanto non fosse all’epoca della guerra fredda.

Una drammatica immagine del test termonucelare Operation Ivy condotto nel 1952 nell'atollo di Enewetak (© Science Photo Library/AGF) 
Una drammatica immagine del test termonucelare Operation Ivy condotto nel 1952 nell’atollo di Enewetak (© Science Photo Library/AGF)

A iniziare la pubblicazione del “Bulletin of the Atomic Scientists”, nel 1945, furono i fisici del progetto Manhattan, da cui uscirono gli ordigni nucleari sganciati sul Giappone. L’obiettivo era usare questa rivista non specialistica per sollecitare la discussione pubblica sui pericoli che avrebbe corso di lì a poco il pianeta con l’escalation nucleare. E come indicatore di quanto fosse vicina l’umanità alla propria estinzione fu scelto il Doomsday Clock. Ogni anno, il “Bulletin” avrebbe pubblicato un resoconto del grado di minaccia planetaria, simbolizzato dall’avvicinamento – o dall’allontamento – della lancetta dei minuti alla mezzanotte.

Nel 1947, alla sua prima edizione, l’Orologio segnava sette minuti alla mezzanotte. Nel 1953, i minuti mancanti erano già ridotti a due, per effetto dei continui test nucleari dell’Unione Sovietica. Con la distensione tra est e ovest, la minaccia nucleare è via via diminuita nel corso dei decenni, ma negli ultimi anni le preoccupazioni sono riprese. Nel 2007, l’orologio segnava cinque minuti a mezzanotte, non solo per le migliaia di testate atomiche ancora pronte al lancio, ma anche per una nuova minaccia globale: il cambiamento climatico.

Gli effetti della desertificazione prodotta dal riscaldamento globale (© AGF)
Gli effetti della desertificazione prodotta dal riscaldamento globale (© AGF)

Nel 2018 i minuti mancanti alla mezzanotte erano due e mezzo, e sono scesi a due nel 2019. E sono bastati 12 mesi per aumentare ancora le preoccupazioni del comitato. Il perché è presto detto: i problemi riguardanti i programmi nucleari di Corea del Nord e Iran rimangono irrisolti, mentre la collaborazione tra Stati Uniti e Russia sul controllo della proliferazione nucleare è quasi inesistente. Per quanto riguarda il clima, è aumentata la consapevolezza del pubblico, ma i progetti concreti sono al palo. La libera informazione, infine, è minacciata dalle campagne digitali di fake news e da altri metodi di condizionamento di massa.

“Mancano 100 secondi a mezzanotte. Ora stiamo esprimendo la vicinanza del mondo alla catastrofe in pochi secondi, non ore o minuti”, ha sottolineato Rachel Bronson, presidente del “Bulletin”. “Siamo vicini alla mezzanotte come non mai: ora affrontiamo una vera emergenza, una situazione assolutamente inaccettabile delle questioni mondiali che ha eliminato qualsiasi margine di errore o ulteriore ritardo”. (red)

Condividi l'Articolo
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
INSTAGRAM

Ricerca in Scienza @ Magia

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Inviami gli Articoli in Email:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.