Ricercati i due hacker che rubavano informazioni sul vaccino

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Usa, caccia ai due hacker cinesi «che volevano rubare gli studi sul vaccino». Li Xiaoyu e Dong Jiazhi dalla loro casa si infiltrano nei server di aziende straniere per azioni di cyber spionaggio. Ma Pechino smentisce: «Tutte assurdità».

Sono onnipresenti negli Stati Uniti le spie cinesi, accusa l’Fbi. «Apriamo un fascicolo investigativo sulla Cina ogni 10 ore», ha detto Christopher Wray, direttore del Federal Bureau of Investigation. Ed ecco il nuovo dossier sullo spionaggio mandarino, passato alla stampa con il relativo volantino segnaletico «Wanted». I ricercati non sono nel territorio americano, ma seduti ai loro computer, forse nella provincia del Guangdong. Dalla postazione video Li Xiaoyu e Dong Jiazhi si infiltrano nei server di aziende straniere per azioni di cyber spionaggio. Sarebbero attivi dal 2009, avrebbero già rubato segreti commerciali e proprietà intellettuale «per centinaia di milioni di dollari» e secondo l’atto di incriminazione negli ultimi mesi si sono dedicati alle ricerche sul vaccino contro il Covid-19.Usa, caccia ai due hacker cinesi: «Miravano al vaccino anti-Covid»

I compagni Li e Dong, identificati come ingegneri elettronici, 34 anni, coppia inseparabile fin dal college frequentato a Chengdu, avrebbero preso di mira una società biotech del Massachusetts il 27 gennaio, una della California che studiava cure contro il coronavirus il primo febbraio e poi avrebbero lasciato le loro impronte virtuali nei file di un’azienda del Maryland, proprio una settimana dopo che quei ricercatori americani avevano annunciato di essersi messi al lavoro sul vaccino.

L’Fbi pedina sul web i due cinesi da una decina di anni, ha ricostruito un profilo avventuroso: Li e Dong sarebbero sotto contratto per il Ministero della sicurezza statale di Pechino (l’intelligence) e anche per la sua branca provinciale del Guangdong. Ma tra un’impresa patriottica (per loro) e l’altra, si dedicherebbero nel tempo libero anche ad iniziative private, per coltivare il conto in banca personale con furti e ricatti. Nel corso degli anni avrebbero rubato segreti industriali in Australia, Belgio, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Spagna e Svezia. Tra le vittime più importanti degli hacker cinesi una società di intelligenza artificiale inglese, un contractor della difesa spagnola, un’azienda dell’energia solare svedese. E ora, naturalmente, i laboratori del vaccino che tutti vorrebbero.

Risposta della portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino: «Tutte assurdità, il governo della Repubblica popolare è contrario a ogni forma di cyber attacco». Washington sottolinea che sguinzagliando i suoi hacker, Pechino tradisce il patto di non aggressione cybernetica siglato nel 2015 tra i presidenti Obama e Xi. «Invece hanno solo rallentato per non più di 18 mesi lo spionaggio industriale condotto dal loro esercito, mentre già nel 2016 andavano avanti a pieno ritmo con quello orchestrato dai servizi segreti», ha detto una fonte al New York Times. La settimana scorsa Usa, Canada e Gran Bretagna avevano accusato le cyber spie russe di aver cercato di mettere le mani sui progressi dei laboratori impegnati nella ricerca sul Covid-19.

Ma nonostante accuse e sospetti, l’amministrazione Trump sarebbe disposta a collaborare con la Cina se i loro ricercatori sviluppassero un vaccino? Donald Trump a questa domanda ha risposto che «siamo pronti a lavorare con chiunque ci porti un buon risultato». Ieri la società cinese CanSino e l’unità di ricerca dell’Esercito popolare di liberazione hanno annunciato che il loro vaccino «candidato» ha indotto una risposta immunitaria nella maggior parte dei soggetti ai quali è stato somministrato.

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