Passwords di accounts email all’asta sul dark web

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All’asta sul Dark Web 21 milioni di credenziali di aziende. Username e password fanno riferimento a società comprese nel Fortune 500. Coinvolti istituti di credito, aziende Tech e del settore sanitario.

Sono sparse su vari siti e forum nel Dark Web e tutte insieme raggiungono l’impressionante numero di 21.040.296 credenziali (username e password) disponibili per qualsiasi cyber-criminale che sia disposto a spendere qualche dollaro.

Come si legge nel report pubblicato da ImmuniWeb, la statistica è stata stilata considerando solo (sigh!) le aziende comprese nella lista Fortune 500, che raccoglie le maggiori società statunitensi per fatturato.

Si tratta di informazioni raccolte in vari breach e attacchi informatici, alcune direttamente in chiaro, altre già cracckate. E non si tratta di dati “vecchi”: il report specifica infatti che più di 16 milioni di credenziali sui 21 milioni complessivi sono state sottratte negli ultimi 12 mesi.

L’analisi dei settori interessati evidenzia come quelli più colpiti siano il settore tecnologico, quello finanziario, energetico, industriale e sanitario.
L’analisi dei settori interessati evidenzia come quelli più colpiti siano il settore tecnologico, quello finanziario, energetico, industriale e sanitario.

Le note dolenti, oltre che dall’ovvia considerazione che tutte le credenziali in questione erano evidentemente protette in maniera inadeguata, arrivano dall’analisi delle password utilizzate.

Dopo anni in cui tutti gli esperti di sicurezza hanno predicato per diffondere quel minimo di consapevolezza che dovrebbe portare all’uso di password “robuste”, ci troviamo ancora ad avere a che fare con password ridicolmente facili da violare.

L’analisi dei settori interessati evidenzia come quelli più colpiti siano il settore tecnologico, quello finanziario, energetico, industriale e sanitario.

Le più utilizzate sono la classica “password” (con astute varianti come “passw0rd”) accompagnata da “123456”; “000000”; “opensesame” (“apriti sesamo” – ndr) e altre schifezze del genere. Sotto il profilo statistico, i ricercatori sottolineano come il database complessivo contenga solo 4,9 milioni di password uniche.

Non solo: il 42% delle password hanno un qualche collegamento con il nome dell’azienda, rendendo così gli attacchi di brute forcing estremamente semplici.

La principale fonte di approvvigionamento dei pirati informatici sembra essere il phishing. Secondo quanto viene riportato nello studio, infatti, il numero di credenziali sottratte è direttamente proporzionale al numero di pagine di phishing individuate sul Web.

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