Ognuno ricerca il suo Dio in cui credere

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La misteriosa storia della ricerca di Dio. Gli uomini hanno sempre cercato Dio, e lo hanno immaginato e adorato in modi sempre diversi nel tempo. Eccoli.

La ricostruzione del modo in cui gli uomini hanno immaginato Dio nel corso del tempo può riservare molte sorprese. Perché le divinità sono apparse agli uomini in un’infinita varietà di forme. E perfino il nostro Dio, quello di ebrei, cristiani e musulmani, sembra avere avuto, in tempi remoti, insospettabili identità.

Signore degli animali. La prima rappresentazione di una divinità con forma umana, ma con corna di cervo e pelle di lupo, è stata trovata nella Grotta dei Tre Fratelli (Francia) e risale a 25 mila anni fa. Era uno sciamano (una sorta di primitivo sacerdote in contatto con gli spiriti) divinizzato. Nella preistoria gli sciamani ritraevano infatti a loro volta, nel profondo delle grotte, gli esseri che vedevano nel mondo degli spiriti, quando entravano in trance. Erano divinità zoomorfe, cioè con forme animali, considerate i Signori delle specie cacciate (Signore dei mammut, del cavallo selvatico, del bue selvatico e così via, come quelli raffigurati nella grotte di Lascaux).

Una pittura di Lascaux (Francia), un santuario preistorico di 20 mila anni fa: vi sono ritratte divinità a forma di uro e cavallo selvatico. Shutterstock
Una pittura di Lascaux (Francia), un santuario preistorico di 20 mila anni fa: vi sono ritratte divinità a forma di uro e cavallo selvatico. Shutterstock

La divinità assunse poi, nel Paleolitico e con l’avvento dell’agricoltura, sembianze femminili. Le statuette sacre di Veneri con il ventre, i seni e le natiche evidenziati raffiguravano una Dea Madre, protettrice della fertilità. Infine, con le invasioni dei bellicosi popoli Kurgan a cavallo, provenienti dalle pianure del Volga, e la diffusione in Europa della guerra, emersero divinità maschili. Erano dèi degli eserciti, le “bandiere” dei diversi popoli. Se un popolo vinceva su un altro voleva dire che il suo dio era superiore.

Il Dio della Bibbia. Con Yahweh, il dio ebraico della Bibbia, le cose andarono però in modo diverso: seppure perdente, con il suo popolo in esilio, fu considerato il creatore, l’unico vero Dio, di tutti, non più solo un protettore del suo popolo. E questa nuova immagine di Dio si diffuse grazie al formidabile strumento teologico-divulgativo della Bibbia. Ma ci volle tempo, e oggi si sa che fu un percorso tortuoso.

Analizzando le Sacre Scritture con il metodo storico critico, gli studiosi hanno scoperto che il monoteismo si affermò in un modo un po’ diverso da come comunemente si crede. Per quanto gli Ebrei ne siano ritenuti i pionieri, infatti, oggi si ipotizza che la sua vera origine sia nella divinità egizia Aton, il disco solare (chiamato anche Amen, stesso termine con cui si concludono ancora oggi le preghiere cristiane).

Quando in Egitto fu restaurato il politeismo, i fedeli di Aton, esuli dal Paese, avrebbero esportato il monoteismo. Già il fondatore della psicanalisi, Sigmund Freud, aveva ipotizzato che Mosè fosse in realtà uno di loro. Ma il passaggio al monoteismo non fu diretto: uno dei nomi biblici di Dio, Elohim, è un nome plurale: il plurale di Eloah. Nella Genesi (1, 26) egli dice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine». La spiegazione consueta è che si trattasse di una forma di plurale maiestatis, per esaltare la figura di Dio.

Non avrai altri dèi… Ma oggi è stata avanzata l’ipotesi che sia in realtà una traccia linguistica di una precedente fase politeistica della religione ebraica, influenzata dai culti della terra di Canaan, diretti al dio El. Inoltre, Eloah si legge “Alah”, suono con cui i musulmani indicano Dio. E non è la sola contiguità: va ricordato che, secondo le Scritture, Abramo, il profeta del patto con Dio, è il capostipite delle tre grandi religioni monoteiste, attraverso i figli Isacco (linea ebraico-cristiana) e Ismaele (linea arabo-musulmana).

È probabile, quindi, che gli Ebrei abbiano avuto una forma di monolatria (una fase cioè in cui fu venerato un dio preminente ammettendo che ve ne fossero altri accanto a lui) e ancora prima di politeismo. Se non fosse così, perché nei Dieci comandamenti si dovrebbe affermare “non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20, 3)? E perché gli israeliti al passaggio del Mar Rosso avrebbero dovuto cantare “chi mai è come te tra gli dèi, o Signore” (Es 15, 11)?

La moglie di Dio. La divinità della città di Ugarit, El (l’Elohim di cui parla la Bibbia), aveva come moglie Asherah, e anche figli. Di qui potrebbe derivare l’espressione biblica “figli di Dio”. Nei rotoli del Mar Morto, collezione di testi sacri che vanno dal I al III sec. d. C., si legge una versione più antica del Deuteronomio (Dt) biblico rispetto a quella dei testi canonici. È scritto che ogni membro della famiglia divina riceve da El una nazione e Israele è la parte che spetta a Yahweh (Dt 32, 8-9). I figli di Dio sono chiamati a prostrarsi di fronte al Signore nel Salmo 29.

Inoltre, sono tanti i passi biblici nei quali Dio è collocato, pur in una posizione di preminenza, all’interno di un pantheon di altri dèi. Per esempio “ti loderò davanti agli dèi” (Salmo 138, 1); “il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi” (2 Cr 2, 4); “Dio è il Dio degli dèi” (Dt 10, 17); “Parla il Signore, Dio degli dèi” (Salmo 50, 1). Se i figli di El finirono per assumere un significato diverso, sorte peggiore ebbe Asherah, meglio nota come Astarte. Il suo culto venne estirpato, come si può leggere in Dt 12, 3: “demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele (…) e cancellerete i loro nomi da quei luoghi”. La memoria di Asherah è stata però recuperata con la scoperta archeologica di lastre di pietra con inciso: “a Yahweh ed alla sua compagna Asherah”.

Antichissima “trinità”. Anche il culto di Aton deve avere in ogni caso coinvolto Israele: oggi gli studiosi pensano che Aton sia diventato “Adonai”, altro termine con cui è indicato Dio nella Bibbia. Una ricostruzione critica ipotizza che re Saul, impegnato militarmente con i Filistei, valutasse che il messaggio di pace di questo Dio egiziano non fosse funzionale a una politica di conquista, per la quale era meglio un Dio nazionale “degli eserciti”.

A tal fine, sostenne il culto locale di Yahweh, senza però opporsi al culto preesistente, in modo da evitare divisioni. Nel Dio di Israele si fusero dunque due sensibilità religiose: quella di Aton/Adonai e quella di Yahweh. La molteplicità di nomi con i quali nella Bibbia si indica Dio (Elohim, Adonai, Yahweh) indicherebbe insomma divinità distinte, che si fusero in un lento processo.

Uomo o donna? A spingere dalla monolatria al monoteismo furono, secondo gli studiosi, il progetto di re Giosia di unificare Israele in una potenza regionale (poi liquidato dagli Egizi) e l’esilio babilonese. Gli Ebrei, senza più un re e una nazione, trovarono nella religione un nuovo senso di appartenenza. Il loro Dio era più grande degli dèi degli occupanti, che erano solo idoli. Nella narrazione della creazione, scritta durante l’esilio, Dio crea la Luna, il Sole e le stelle, che rappresentavano divinità babilonesi. Un modo per dire che le divinità di quelli discendevano dall’unico vero Dio, quello ebraico, che avrebbe saputo, al momento giusto, liberare il suo popolo da Babilonia.

Una situazione simile, cioè la variazione del carattere della divinità, si produsse molti secoli dopo anche con il Dio fattosi uomo del cristianesimo. Durante le persecuzioni romane, Cristo da divinità pacifica diviene il divino giustiziere nell’Apocalisse di Giovanni, che sarebbe tornato sulla terra per trionfare. Per i cristiani gnostici dei primi secoli, invece, l’estrema emanazione di Dio era la Sophia, con una natura femminile, generatrice del mondo materiale nonché sposa di Gesù Cristo.

Il faraone Akhenaton (a sinistra) con la moglie Nefertiti e i figli al cospetto di Aton, il disco solare al centro del primo probabile culto monoteista. © Wikipedia
Il faraone Akhenaton (a sinistra) con la moglie Nefertiti e i figli al cospetto di Aton, il disco solare al centro del primo probabile culto monoteista. © Wikipedia

Dopo la conversione di Costantino, Dio si manifestò in genere attraverso Gesù, apparve più altruista e interessato alla conversione di tutti i popoli. Ma le caratteristiche del Padre e del Figlio cambieranno ancora all’epoca delle grandi eresie. Per gli ariani del IV sec. d. C. Cristo aveva natura solo umana. Mentre nel XII secolo i Catari, diffusi anche in Veneto e Lombardia, ritenevano che il mondo materiale fosse il risultato dell’azione di un Principio malvagio e che fosse quello buono, più distante, il vero Dio.

La religione islamica: Allah. Con la Riforma protestante, Dio divenne l’unico artefice della salvezza dei singoli uomini, che non hanno modo di conseguirla con le proprie opere. Mentre con la versione calvinista della Riforma, Dio fu anche un modello virtuoso per il lavoro: il successo professionale era infatti considerato un indizio di predestinazione alla salvezza. Ma è con Allah che al Dio delle religioni monoteiste viene attribuita la massima influenza.

Nella religione islamica, infatti, Allah è ragione diretta di qualunque cosa, anche delle azioni umane. Una concezione così forte della divinità fu favorita, per gli storici, dalla necessità di unificare le tribù arabe sotto la bandiera di un unico Dio. Nell’Islam, di conseguenza, è sempre stata difficile la separazione fra potere dello Stato e potere religioso, perché il primo si è sempre formato attorno a un progetto religioso con forti valenze sociali.

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