Quindi l’Australia? Mail di un Alieno di Proxima Centauri

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Australia ancora
Un incendio a Lake Tabourie, nel Nuovo Galles del Sud, il 4 gennaio 2020 (Brett Hemmings/Getty Images)
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“Voglio andare in Australia e ottenere il visto lavorocome cameriere. Poi finito di servire il pranzo, insieme ai clienti andare a mangiare avocado in mezzo al mare, seduto su una tavola da surf, o su una di quelle piccole barche legnose che usano per la pesca i vecchi del posto.
Basta. Non ne posso più di tornare a casa in autobus, tutto sudato. Voglio raggiungere Fabio.”

Questo dice la mail di Daviel Nort, un alieno di Proxima Centauri b, che sulla Terra si chiama Davide e vive a Castelfranco Emilia.

Foto di: https://www.realestate.com.au/sold/property-residential+land-vic-mallacoota-201322926

Questo L’allegato:

C’è un posto dove voglio andare: Mallacoota, in Australia.
Ma l’Australia. L’Australia..
Non voglio fare giri di parole: l’Australia è sempre costata troppo.
Almeno per me cameriere (l’ultimo di questo ristorante italiano), l’Australia è sempre stata come l’isola che non c’è; e lo è tutt’ora, il sacro tempio tribale dove anche i portapiatti ricevono tante mance da fare stipendio.
Mio fratello maggiore Fabio, in Australia dal ‘97, è anche lui cameriere.
Fabio vive a Mallacoota, in un caldo appartamento vista Pacifico.
Il locale a veranda dove lavora si chiama “Fish&Surf” e si affaccia sulla spiaggia che unisce il Wallagaruth River e il Mar di Tasman.
Una delle prime cartoline che Fabio ha spedito arrivato là, mostra Mallacoota come un sorriso sdentato, fatto di poche case bianche e accentuato nel ghigno da una curva di spiaggia, che spunta tra baffi verdi di eucalipto e labbra blu oceano.

“Mallacoota non è una Los Angeles australiana piena di turisti; Mallacoota è mura bianche, legno azzurro, a volte del grigio. Un villaggio che dista miglia dal secco deserto della Tasmania e dal concetto di grande città di Sydney”, scrive su internet uno alieno della gallassia di Toi-270b.
“Mallacoota è una bianca cittadina pacifica, piccola, onesta, in legno, fatta di staccionate azzurre e gente ridente; Mallacoota, è un anestetica e piacevole paresi di sabbia, che immersa nel verde si affaccia sul mare”, scrive Fabio. Noi siamo di Proxima Centauri b.

Tra le vecchie foto di Fabio che ho rivangato sui social, ne ho salvata una in bermuda, scattata in mezzo a un viale di sabbia, e alle spalle di mio a fratello, un uomo che griglia in strada per una fila di tavole da surf appoggiate al muretto che aspettano. Dietro ancora, come sopra la paletta dell’uomo alla griglia, i cartelli storti dalle palme e il mare in sfondo. A Mallacoota è tutto lì, per questo la adoro, è una cittadina balneare di altri tempi. Molto pacata. Forse a tratti noiosa, ma di quella noia rilassante che dice Fabio.

Mallacoota non è cambiata molto con il passare anni, dice mio fratello. Diamo solo una verniciata bianca all’anno. Ci scherza. Poi quasi si mette a piangere se non ricorda dove Mallacoota è immersa, il nome del parco naturale. Era pieno di parchi dai nomi diversi quell’area, povero lui. Poco importa ormai.
Da quando l’Australia è andata a fuoco, Fabio non è più lo stesso. Ai parchi serviranno altri nomi. Altri nomi per gli eucalipto, e i koala e non so cos’altro c’era (ma c’era), e di cui oggi non rimane che nero e bruciato.
Serve un’altro nome per il ristorante vista mare.
Dall’ultima foto che ho ricevuto, del ristorante sono rimaste solo palafitte nere, e dritte, tristi. Anche i soggetti delle altre foto meno recenti, quelle sparse nella chat, dagli hamburger di canguro a tre strati, ai teli da mare stellati e le camicie hawaiane stese sui terrazzi bianchi, dagli hotel e ai bar bianchi e blu, a quelle grandi case bianche e azzurre, un po’ ostelli, un po’ case, con la vernice bianca mangiata dal sale, i giardini disordinati e le piscine vuote dai mesi senza turisti, ora, di tutto ciò, permane solo cenere.
Dalle foto sui giornali, Mallacoota è solo alberi stilizzati male. Solo nero e capelli ispidi dalle doppie punte geometriche e nere che escono dal suolo, bruciato. Di carne di koala e di canguro senza pane sparsa per le spiagge.

Il mio sogno era quello di diventare uno di quei ragazzi abbronzati del posto, e vivere il resto della vita in bermuda. Di dare i nomi ai koala, ai gabbiani, al vento. Di studiare l’alba da una riva, e il tramonto dall’altra come un vero australiano.
Come mio fratello, ormai tornato sul nostro pianeta.
Tu, invece, Mallacoota? Mallacoota.
Con quale nome ti chiamerai adesso?

In Australia…

Il resto dell’articolo è censurato per i maggiorenni Alieni. Continua a leggere qui.

Lascia la mancia su Tepee.

Leggi nel video “Viaggio sulla Terra” (only for Alien), e sostienici.

Video dalla Blitz TV: L’Australia??

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About Joe P. Szylak 7 Articles
Salve. Sono Joe P. Szyslak e sono un immigrato rat-alieno. Sono anche uno scrittore e reporter e questo è il mio blog barra quaderno d'appunti che apro su obbligo dello psicologo e dell'editore. Arrivo da uno spazio poco conosciuto che tradotto in lingua umana diventa "Altro Universo n 3". Questo è il mio secondo viaggio sulla Terra (nel 2017 il primo, in Brasile), sono arrivato il 3 ottobre 2019 tramite un agenzia di viaggi specializzata. Sono qui per scrivere l'ultimo capitolo di "Anche gli Dei in Galera", il libro inchiesta sui creatori dei vari universi ed edito da Cani Sciolti Edizioni, con cui lavoro anche al progetto radio Pole Radio Pub. Da quando sono sulla Terra ho anche ripreso a pubblicare per la rivista telematica "Scienza e Magia" per cui avevo già tradotto e pubblicato articoli in passato durante il mio primo viaggio su questo azzurro pianeta. Se ti piace il lavoro, lascia la mancia su: https://it.tipeee.com/joe-szyslak-toy-book

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