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La ciclicità storica delle rivolte popolari americane

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Il matematico che aveva previsto le rivolte americane. Otto anni fa lo studioso Peter Turchin aveva calcolato il rischio di tensioni sociali, che si ripresenterebbe ogni 50 anni. E così è stato, complice la pandemia, la polizia violenta e le politiche di Trump. E’ la cliodinamica, la modellizzazione matematica delle dinamiche storiche. Fallace, secondo alcuni esperti. “Troppe variabili per aspettarsi dei cicli regolari di eventi”.

Quando si dice ”azzeccare una previsione”. Otto anni fa, in tempi non sospetti, il matematico, biologo evoluzionista ed ecologo statunitense Peter Turchin, della University of Connecticut, ebbe ad affermare che gli Stati Uniti, nel 2020, avrebbero attraversato un periodo di rivolte e turbamenti particolarmente violenti. Ed effettivamente così è stato, in virtù di una concomitanza di eventi particolarmente infelici, tra cui spiccano naturalmente la pandemia di Covid-19, gli atti violenti della polizia e le politiche di Donald Trump. Potenza delle coincidenze? Nient’altro che fortuna? Può darsi. Per togliersi il dubbio, comunque, potrebbe valer la pena dare un’occhiata più approfondita al lavoro di Turchin, se non altro per capire cosa lo portò a formulare previsioni tanto nefaste quanto precise.

Stati Uniti, Portland ridà vigore all'onda di proteste. Rivolta a Seattle: 45 arresti, 21 agenti feritiLe affermazioni di Turchin sono contenute in un articolo pubblicato il 9 luglio 2012 sul Journal of Peace Research, intitolato “Dinamiche dell’instabilità politica negli Stati Uniti tra il 1780 e il 2010”. Nel lavoro, lo scienziato descrisse e analizzò 1590 eventi di violenza sociopolitica – rivolte, linciaggi e atti di terrorismo – avvenuti durante gli ultimi due secoli: tra i più rimarchevoli, per esempio, troviamo la guerra civile del 1870, le tensioni razziali e i sentimenti anticomunisti degli anni Venti, la guerra del Vietnam e i movimenti per i diritti civili degli anni Settanta. Concentriamoci sulle date: Turchin notò che gli eventi più violenti e significativi tendono a ripetersi più o meno ogni cinquant’anni.

Da qui a formulare la previsione per il 2020 (mezzo secolo dopo le vicende del Vietnam e le conseguenti rivolte, per l’appunto) il passo è stato breve: “Estendendo in avanti la sequenza del 1870, del 1920 e del 1970”, si legge nell’articolo, “si deduce che il prossimo picco di instabilità negli Stati Uniti si registrerà intorno al 2020. Si tratta di una semplice proiezione, non di una previsione scientifica (che richiederebbe la comprensione dei singoli meccanismi alla base degli scoppi degli episodi di violenza politica): l’analisi delle cause strutturali delle onde di instabilità va oltre lo scopo di questo lavoro”.

Turchin, insomma, non si è espresso sul perché delle violenze; si è limitato a registrare che eventi di questo tipo sembrano accadere con regolarità nella storia. C’è di più: “Il mio modello”, prosegue, “suggerisce che il prossimo picco di violenze sarà peggiore di quello del 1970, dal momento che le variabili demografiche come stipendi medi, standard di vita e differenze tra le classi sociali sono molto peggiori di allora”.

Dopo Floyd, ucciso un altro afroamericano. La polizia infiamma la rivolta UsaIl lavoro di Turchin fa parte di un campo di studio detto “cliodinamica”, ovvero (la definizione è sempre sua), “l’area di ricerca multidisciplinare incentrata sulla modellizzazione matematica delle dinamiche storiche”. Una descrizione che ricorda molto, tra l’altro, la celebre “psicostoria” del ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, con la quale era possibile, tramite metodi probabilistici e statistici, prevedere l’evoluzione futura di una determinata società.

La cliodinamica, comunque, è tutt’altro che accettata unanimemente dalla comunità scientifica: all’epoca della pubblicazione del lavoro di Turchin, per esempio, Massimo Pigliucci, filosofo della scienza al Cuny-Lehman College, spiegò che “i fattori in gioco sono così tanti e così variabili che ci sono poche ragioni per aspettarsi dei cicli regolari di eventi, o una teoria unificata per spiegarli”. Turchin sembra però essere convinto del contrario, anzi rincara la dose: oltre al ciclo di mezzo secolo, è convinto di averne identificato anche un altro, della durata di 2-300 anni, che può aumentare o sopprimere le ondate di violenza del ciclo di durata più breve a seconda della sovrapposizione temporale tra i due. “Il ciclo più lungo”, spiega Turchin, “è quello che al momento comprendiamo meglio, e che sembra essere una caratteristica universale di tutte le società complesse: dall’Impero Romano alla Francia medievale, passando per l’antica Cina, tutte le società sembrano oscillare tra periodi di pace e di guerra della durata di circa 100-150 anni”. In ogni caso, il prossimo appuntamento è per il 2070.

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