Dai meteoriti un nuovo materiale più duro dei diamanti

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Scoperti in un meteorite diamanti extraterrestri super-duri. Potrebbero derivare da una collisione di 4,5 miliardi di anni fa. In un meteorite sono stati scoperti diamanti super-duri di origine extraterrestre, confermando l’esistenza in natura di questo raro tipo di minerali chiamati anche ‘diamanti esagonali’, proprio per la particolare disposizione degli atomi di carbonio che li renderebbe ancora più duri di quelli a cui siamo abituati sulla Terra.

La composizione dei minerali nel campione del meteorite esaminato: la lonsdaleite in giallo, diamanti tradizionali in rosa, ferro in rosso, silicio in verde e magnesio in blu (Fonte: Nick Wilson)
La composizione dei minerali nel campione del meteorite esaminato: la lonsdaleite in giallo, diamanti tradizionali in rosa, ferro in rosso, silicio in verde e magnesio in blu (Fonte: Nick Wilson)

Questi minerali potrebbero essersi formati in seguito alla collisione, avvenuta 4,5 miliardi di anni fa, tra un asteroide e un antico pianeta nano del nostro Sistema Solare: è quanto afferma uno studio guidato dall’australiana Monash University e pubblicato sulla rivista dell’accademia americana delle scienze (Pnas), il quale sostiene anche che la scoperta potrebbe aiutare a sviluppare nuove tecniche di produzione per materiali ultra-duri.

I ricercatori, guidati da Andrew Tomkins, hanno contribuito a far luce su un mistero di vecchia data che riguarda la formazione di una particolare tipologia di meteoriti, chiamati ureiliti: si tratta di un meteorite roccioso che presenta un’insolitamente alta percentuale di carbonio sotto forma di grafite o nanodiamanti. Gli autori dello studio hanno utilizzato tecniche avanzate di microscopia elettronica per ottenere immagini di sezioni del meteorite, confermando in questo modo la presenza dei ‘diamanti esagonali’, la cosiddetta lonsdaleite.

Secondo i ricercatori, questo particolare minerale presente nel meteorite potrebbe essersi formato a partire da un fluido ad alta temperatura e pressione moderata, condizioni che consentirebbero di preservare quasi perfettamente la forma e la struttura esagonale della grafite preesistente. “La natura ci ha quindi fornito un processo che possiamo provare a replicare in campo industriale”, dice Tomkins. “Pensiamo che la lonsdaleite potrebbe essere utilizzata per realizzare componenti minuscole ed ultra-dure – aggiunge il ricercatore – che potrebbero sostituire quelle realizzate in grafite”.

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