Congelati 29 milioni di euro alle casse Ior del Vaticano

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Vaticano, conti Ior nel mirino a Malta: l’affare del palazzo di Budapest. I conti correnti dello Ior in Europa sono sotto attacco: un giudice maltese su richiesta del fondo di investimento Futura ha emesso un provvedimento di sequestro fino a 29,5 milioni di euro ai danni della banca del Vaticano. Lo si apprende da ambienti legali. È il più recente passaggio di una complicata guerra giudiziaria che va avanti da tempo, legata anch’essa — come la storia del palazzo di Sloane Avenue a Londra della Segreteria di Stato — a un investimento immobiliare: l’acquisto dell’ex sede della Borsa a Budapest.

«Non sappiamo ancora nulla ma non siamo né sorpresi né preoccupati del provvedimento», dichiara al Corriere della Sera un’autorevole fonte dello Ior, secondo la quale si tratta di una nuova «sterile mossa del fondo per tranquillizzare i suoi investitori. Non abbiamo alcun problema di liquidità ed è assurdo pretendere di congelare beni di una banca, che è solvibile per definizione; siamo stati noi a portarli in tribunale per ottenere ragione di un inganno, e loro sono i convenuti». È la prima volta che lo Ior rompe il silenzio. Malta è il terreno dello scontro perché qui ha sede il fondo in cui lo Ior investì nel 2012, sotto la guida degli ex vertici Paolo Cipriani e Massimo Tulli e con Benedetto XVI al soglio pontificio.

Il palazzo in Ungheria

L’oggetto dell’investimento è in Ungheria: un grande palazzo della capitale, di fronte alla Banca centrale e all’ambasciata Usa. Era stata la nuova direzione dello Ior, affidata dal novembre 2015 a Gian Franco Mammì, a citare nel 2017 Futura Funds Sicav plc e il gestore lussemburghese Optimum Asset Management con i suoi vertici Alberto Matta e Girolamo Stabile. Ormai lo Ior è l’ente finanziario vaticano più controllato. Tra l’altro è l’unico vigilato dall’Asif, l’autorità antiriciclaggio guidata dall’ex Bankitalia Carmelo Barbagallo.

Applica le leggi e la compliance richieste dagli accordi internazionali su trasparenza e controlli. E per le pendenze del passato ha scelto la strada diretta del ricorso ai tribunali, sulla linea indicata da Papa Francesco, al quale ogni anno l’istituto gira i suoi utili (38 milioni nel 2019). In questo senso il 21 gennaio ci sarà la prima sentenza in Vaticano per reati finanziari contro gli ex vertici Ior Angelo Caloia e Gabriele Liuzzo, accusati di peculato e riciclaggio nella vendita degli immobili della banca. Sono stati chiesti 8 anni e la confisca di 32 milioni. Nel caso dell’investimento a Budapest, la partita è ancora aperta.

Lo Ior e il potere di veto

Il sequestro dei conti (Eapo-European Account Preservation Order) ottenuto da Futura mira a congelare le disponibilità liquide dello Ior presso una dozzina di banche in Europa fra Italia, Francia e Germania. Un simile provvedimento era già stato ottenuto sul territorio maltese, dove però lo Ior non ha conti. A sua volta, nel novembre 2019, lo Ior aveva ottenuto un provvedimento molto stringente dal giudice Robert Mangion, entrato anche nel merito: il fondo non può vendere il palazzo — quindi non può rimborsare gli investitori tra cui il fondo pensione Eppi (periti industriali) — senza l’ok della banca vaticana.Ma da dove nasce la contesa?

Crediti e azioni

Nel 2012 il gestore Futura-Optimum decide di comprare il palazzo rilevando crediti deteriorati (npl) da convertire nel 90% della società che possiede l’immobile. Costo: 32 milioni. Lo Ior si impegna fino a 42 milioni e ne versa 17 in un apposito fondo chiamato Kappa. A un certo punto però lo Ior scopre un passaggio tenuto coperto: a vendere al fondo Kappa era stata una società sconosciuta, la lussemburghese Cougar Real Estate (controllata da tre holding a Panama, Dubai e Delaware), che solo nove giorni prima aveva comprato da Enasarco gli npl per 20,4 milioni, convertendoli in azioni che ha venduto a Kappa per 32 milioni, guadagnando quasi 12 milioni.

I sospetti

Lo Ior sospetta un inganno e chiede indietro 17 milioni più i danni. Il fondo maltese replica che è tutto regolare, che la banca del Vaticano non voleva assumersi il rischio di comprare npl ma voleva investire in una società risanata e che piuttosto la causa nascerebbe da questioni interne allo Ior, ovvero per attaccare la vecchia gestione. Ma dallo Ior ribadiscono i sospetti sui guadagni di Cougar: «Un servizio simile lo offre qualsiasi banca a pochi euro, non a 12 milioni per alcuni giorni di lavoro».

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