Scacco matto, il Re è morto. Viva il Re!

Amicizia ed Incontri in Web Cam

Scacco matto, il Re è morto. Viva il Re!
Scacco matto, il Re è morto. Viva il Re!
Condividi l'Articolo
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us

Un emblematico scacco matto

L’immagine che segue è una delle tipiche miniature persiane e spagnole di un libro che è considerato il più importante e più antico, sul gioco degli Scacchi di tutto il Medioevo, conservato in Europa. Si tratta del <<Libro de los juegos; il famoso trattato del 1283 ordinato dal Re Alfonso X di Castiglia e dedicato a tre giochi, gli Scacchi, i dadi e i giochi da tavolo con 98 pagine illustrate con numerose miniature. È uno dei documenti più importanti per la comprensione dei giochi da tavolo 1 nel quale “troviamo il primo stadio documentato della trasmissione del gioco arabo ai paesi cristiani e insieme il germoglio dell’evoluzione verso il gioco moderno”2 3>>.

Fig. 1: Miniatura raffigurante un cristiano e un musulmano che giocano a scacchi in al-Andalus (Spagna islamica), dal libro dei giochi di Alfonso X di Castiglia, 1285. Il gioco degli scacchi ha origini indiane, ma è stato introdotto in Europa dagli Arabi. [Lebedel, p.109]
Fig. 1: Miniatura raffigurante un cristiano e un musulmano che giocano a scacchi in al-Andalus (Spagna islamica), dal libro dei giochi di Alfonso X di Castiglia, 1285. Il gioco degli scacchi ha origini indiane, ma è stato introdotto in Europa dagli Arabi. [Lebedel, p.109]
Vengo subito al punto per indirizzare l’attenzione sullo scenario dell’immagine di copertina della partita a scacchi in cui si fronteggiano un musulmano e un cristiano, e siamo in Andalusia di Spagna nel bel mezzo di un’epoca medievale, forse, non di poco precedente al 1283 quando fu stampato il Libro de los juegos suddetto.

Ci si rende conto che la partita si è conclusa con la vittoria del musulmano che ha dato scacco matto al suo antagonista. E si vede la scena del vincente che si mostra rammaricato e, da apparente buon avversario, invita l’altro a berci sopra indicando con la mano sinistra una bottiglia di vino (o qualche altra strana bevanda?) e un bicchiere. L’altro, per contro, gli chiede la rivincita mostrando con due dita la seconda partita richiesta.

Ma il maestro esorta il suo allievo a guardare bene e riflettere sui doppi sensi ben celati in immagini del genere, concepite a volte da iniziati per trasmettere misteri che non si possono rivelare apertamente.

Come suggerire anche: “Attento”! Per alludere alla scena dei due, in apparenza presi dal gioco per passatempo, ma chi ci dice che l’autore della miniatura ha cercato invece di rappresentare abilmente una invisibile trama per lasciare ai posteri un messaggio recondito – mettiamo – di alchimia? Nel medioevo, infatti, l’alchimia era praticata da molti filosofi, ma anche contrastata dalla Chiesa di Roma.
Infatti, come si capirà strada facendo, ben si tratta appunto di far vedere un invisibile mondo in prospettiva , perciò cominciamo ad aprire gli occhi, poiché nessuno lo ha fatto prima d’ora in merito a questa miniatura araba medievale, davvero singolare, ch’io sappia.

Fig. 2: Particolare emblematico delle due dita.
Fig. 2: Particolare emblematico delle due dita.

Come ho già detto, si nota il musulmano che invita l’altro a bere del vino e lo indica con la mano sinistra, ma notate la fig. 2, in che modo? Lo fa con due dita e non con una o con tutta la mano eventualmente. È un dettaglio non da poco che non si può trascurare, cosa che ci induce a riflettere e cominciare a intuire che l’intero scenario, rafforzato dal fatto che è incentrato su un uno “scacco matto”, come dire il “Re è morto”, vuole far capire forse che si tratta di ben altro scenario che quello consueto, di un giocare come passatempo. Ecco balenare nelle mente un secondo gioco in occulto allestimento cui alluderebbero i due, con le loro dita! E tutti quelli inclini alle arti occulte non possono che convenire su questo chiaro segno molto noto, perché è lo stesso della nota immagine del Baphomet, peraltro confermata dalle due dita del cristiano della miniatura in questione. L’immagine proposta del Baphomet è di Eliphas Levi.

diavolo scacco mattoNel 1861, incluse nel suo libro Dogma e rituale dell’alta Magia, questo disegno che diventerà poi la più famosa rappresentazione del Baphomet: un capro umanoide alato con un paio di seni e una torcia sulla testa tra le corna. In merito alle due parole scritte sulle braccia del disegno, ossia ‘solve’ sul braccio destro, e ‘coagula’ su quello sinistro. Assieme formano la frase ‘solve coagula’ o ‘solve et coagula’, il cui significato è ‘soluzione e coagulazione’ che è una filosofia basata su pratiche alchemiche medievali. Di qui la chiara relazione con le due dita del musulmano e del cristiano.

Per quanto riguarda il presunto vino della bottiglia indicata dalle due dita del musulmano, chi ci dice che invece riguardi le cosiddette “Acque Corrosive”4 il primo Solvente alchemico, un Solvente preparatorio che ammorbidisce le nostre pietrificazioni; ri-Solve però, le sole Influenze Minori. Per le Influenze Maggiori si dovrà attendere la scoperta dell’Alkaest.5

Ma non intendo anticipare altro di ciò che poi farò emergere per dare la risposta su quelle due sue dita, dai diversi significati che potrebbero esservi riposti.

A questo punto, con questi interrogativi viene da pensare che si tratti di un modo per trasferire il piano dei ragionamenti, appena inoltrati, a quello di un processo alchemico – mettiamo –, e il colore degli scacchi possa alludere alla fase del completamento dell’Opera al Bianco, cioè l’Albedo, cui succede la fase dell’Opera al Giallo, cioè il Cinitras. Ma anche così è solo in apparenza, mentre il bianco e il nero degli scacchi, si possono riferire – mettiamo – al Solve et Coagula, peraltro confermato da un segno posto nella miniatura, i due elementi sul palo che regge la tenda. In più a rafforzare questa ipotesi, sotto i due suddetti elementi, il palo è diviso i 4 parti, come ad alludere alle 4 fasi dell’opera alchemica, il Nigredo, l’Albedo, il Cinitras e il Rubedo.

Ma tralasciamo il ragionamento di questo presumibile lato nascosto della miniatura “scacco matto”, per lasciare il campo alla decifrazione del soppalco scenico abilmente allestito da un presumibile iniziato alle arti alchemiche, come ci è sembrato in relazione a ciò che è stato appena detto. Tuttavia prima di far questo, si può dare spiegazione dello scopo di questo iniziato a produrre con cura la miniatura, cosa che lascia pensare ad un messaggio posto nella cosiddetta “bottiglia del naufrago” per un immaginario viaggio nel futuro…

E siamo all’oggi, appunto un certo futuro, e questa “bottiglia del naufrago” è capitata fra le mani di un insolito ricercatore di cose in me, come questa della miniatura, per ravvisarvi ciò che a tanti altri è sfuggita di notare.

Non sono un alchimista, se non un attento cultore in merito, ma anche cultore di molte altre cose, soprattutto molto incline alle scienze moderne. E non che sia un accademico, solo un sempliciotto al loro confronto, ma è quanto mi è bastato per far “l’amore” con la miniatura “scacco matto”, grazie alla mia particolare predilezione per il disegno. È in questo senso che riesco a notare le “differenze” e le “sincronie” fra l’altro. Insomma, come si suol dire “ho occhio”.

Ma come intendo affrontare l’arcano della rappresentazione scenica della miniatura “scacco matto”? Ricorrendo alla geometria intravisibile fra le trame dei segni della miniatura per poi ottenere figure da interpretare e progredire nella possibile spiegazione e intravederne il segreto arcano ivi riposto.

Il triangolo della tetraktys di Pitagora

Fig. 3: Miniatura “scacco al re”. Il triangolo equilatero.
Fig. 3: Miniatura “scacco al re”. Il triangolo equilatero.

È inevitabile, per chi è esercitato nella “lettura” di rappresentazioni come questa miniatura, porsi delle domande e subito pensare la risposta, cominciando dalle due lance al lato della tenda, tanto per dar seguito al due delle dita del mussulmano e del cristiano. Intanto si riscontra con una linea orizzontale che la sommità delle lance in D, è la stessa di quella della tenda all’incirca. Questo mi aiuta a intravedere il triangolo equilatero A, B, C, cosa che viene confermata dal cerchio con centro in O. Ma preventivamente, ho usato il compasso per disegnare questo triangolo, puntando la punta in C e tracciando un arco di raggio CA, partendo da A fino a intersecare in B la linea di base BC. Queste operazioni grafiche le ho fatte a parte su una copia della fig. 3 e così molte altre che mostrerò in seguito.
La prima cosa… meravigliosa, che premia il mio intuito e il conseguente mio procedere fiducioso, è intravedere la relazione del centro O con l’asse del cerchio che passa sui due pedoni della scacchiera, il bianco e il nero, che si fronteggiano. Di qui l’istantanea correlazione col fatto che entrambi non possono muoversi, tanto da legare questo significato alla fissità del centro O del cerchio.

E il passo è breve per farmi rendere conto di aver rappresentato, col triangolo equilatero, un famoso simbolo, caro ai pitagorici, la sacra «tetraktys», ossia il «numero triangolare», in base alla quale i numeri dall’uno al dieci determinavano una sequenza perfetta che consentivano all’uomo di «elevarsi verso Dio», verso la purificazione, secondo rituali liturgici pitagorici.

A conferma di questa concezione, il vertice del triangolo equilatero della fig. 3 della miniatura è in coincidenza della sommità della tenda su cui si nota una configurazione orlata in rosso con 5 cerchietti che corrispondono nella parte opposta per diventare 10. Ed ecco il numero che allude, di certo, alla “tetraktys” pitagorica.

Fig. 4: Il triangolo della tetraktis di Pitagora. Le 4 Opere alchemiche: Nigredo al centro; Albedo in alto; Citrinitas a destra; Rubedo a sinistra.
Fig. 4: Il triangolo della tetraktis di Pitagora. Le 4 Opere alchemiche: Nigredo al centro; Albedo in alto; Citrinitas a destra; Rubedo a sinistra.

Essa era così importante per pitagorici, da indurli a comporre addirittura una preghiera rivolta al sacro triangolo:

«Benedici noi, o numero divino, tu da cui derivano gli dei e gli uomini. O santa, santa Tetrade, tu che contiene la radice, la sorgente dell’eterno flusso della creazione. Il numero divino si inizia coll’unità pura e profonda, e raggiunge il quattro sacro; poi produce la matrice di tutto, quella che tutto comprende, che tutto collega; il primo nato, quello che giammai devia, che non affatica, il sacro dieci, che ha in sé la chiave di tutte le cose…».

Per contro le teorie di Pitagora, che si incentrano appunto sulla tetraktis, in seguito furono fortemente avversate dalla Chiesa che le riteneva eresie. Ma cosa era che non trovava l’accordo con il cristianesimo? Gli insegnamenti pitagorici portarono a riconsiderare il ruolo e la figura di personaggi malvisti nei testi sacri cattolici: Giuda e Caino. La teoria gnostica che vi derivò portò a considerare questi due personaggi quali artefici del volere divino. Loro tramite la condizione umana, schiava del corpo mortale, veniva liberata, consentendo all’anima di esistere svincolata dalla morte. Insomma nel caso di Giuda la realtà evangelica veniva ribaltata al punto da vederlo in perfetta armonia col piano salvifico del Cristo.

Le colonne del tempio

di Athos A. Altomonte: studioso di alchimia ed esoterismo, scomparso il 29 Ottobre 2007, è il fondatore del sito Esonet da cui ho tratto la parte iniziale di questo articolo
“Camminare tra il bianco e il nero” è un antico precetto.
Ma qual è il suo pratico significato?

<<Le geometrie del Tempio massonico rappresentano il pianeta ed i suoi orizzonti: largo-lungo, alto e basso. Dal suo centro invisibile dipartono le 4 direzioni del mondo. Quel punto ideale ed invisibile “noto solo ai Figli della vedova” è l’epicentro metafisico del mondo. Un termine simbolico che sta ad indicare la fisicità dell’iniziato in spirito nato dalla Mater Materia. Da questo epicentro ideale parte l’orizzonte fisico del mondo, che da Est va ad Ovest e da Nord raggiunge il Sud del pianeta. Ed anche l’orizzonte verticale, la linea ideale che “lega cielo e terra”, dallo Zenit congiungendosi al Nadir.
Ai lati della Porta del Tempio massonico sono visibili due Colonne. Quella di destra, contrassegnata dalla lettera J, rappresenta l’aspetto solare-mascolino del pianeta, mentre, quella di sinistra, contrassegnata dalla lettera B, ne rappresenta l’aspetto lunare-femminino. Tra le due Colonne, scorre una terza Colonna, invisibile, priva d’aspetto fisico perché spirituale.

Miniatura “scacco al re”. Il tempio massonico e le colonne Boaz e Jochin
Miniatura “scacco al re”. Il tempio massonico e le colonne Boaz e Jochin

Le Colonne scorrono sul Pavimento del quadrilungo, che rappresenta il piano della ragione concreta, il cui tracciato, rappresenta il cammino iniziatico del Libero muratore .

Le Colonne scorrono sul Pavimento del quadrilungo, che rappresenta il piano della ragione concreta, il cui tracciato, rappresenta il cammino iniziatico del Libero muratore .

Boaz, è la Colonna degli Apprendisti che iniziano a conoscere i propri strumenti mentali.

Joachin, è la Colonna dei Compagni che sviluppando l’uso degli strumenti, apprendono ad elevare le proprie attitudini.>>6
Un passaggio: Il simbolo dei due pilastri, da tempo immemorabile, custodisce il passaggio verso luoghi santi e regni misteriosi. Esse segnano il passaggio verso l’ignoto e l’ultraterreno. Nell’antica Grecia, venivano chiamate Colonne d’Ercole, i promontori che fiancheggiano l’ingresso dello Stretto di Gibilterra. Il pilastro a nord è la Rocca di Gibilterra nel territorio dell’Andalusia dove è stata disegnata la miniatura “scacco matto”… una significativa coincidenza junghiana.

Lo gnomone

È stato detto nel capitolo precedente: «Le geometrie del Tempio massonico rappresentano il pianeta ed i suoi orizzonti: largo-lungo, alto e basso.». Ed ecco svelato il mistero fondamentale racchiuso nella miniatura “scacco matto”, la rappresentazione simbolica, del raggio del nostro pianeta terra attraverso uno gnomone. Ed è sempre il fatidico 2 delle dita del cristiano e del musulmano, cui si sono aggiunte ora le colonne Boaz e Joachin del tempio massonico, che ora fanno parlare i due elementi posti sul palo in prossimità dell’apertura della tenda che ho segnato con D. É qui la sommità dello gnomone e la fig. 5 ci dà tutti i dettagli in merito, e un po’ per volta saranno spiegati. Per ora posso spiegare com’è che io sia stato portato a dar sostegno all’ipotesi dello gnomone, oltre all’imbeccata esoterica del tempio massonico.

Fig. 6: Miniatura”scacco matto”
Fig. 6: Miniatura”scacco matto”

È questa profezia del veggente francese del 1500, Michel Nostradamus, la quartina III-91 ad avermela fatto intuire:

«L’albero che stava per lungo tempo morto secco
In una notte verrà rinverdire
Crono re malato, principe in piedi eretto (il Raggio Dorato)
Timore di nemici, farà volo bonificare.»7

Ci si sta occupando della rigenerazione alchemica del pianeta terra e allora la questione si lega al suo “Re”, “Crono re malato”, che deve poter “rinverdire”, come dice Nostradamus. E già il raggio verde degli Equinozi della fig. 6, rivela questa rinascita, in seguito si capirà tutto l’arcano.
A questo punto si potrebbe iniziare a descrivere ogni cosa sulla fig. 6 ma il lettore ha bisogno di essere edotto sullo gnomone, cioè a cosa serve e come si fa a disegnarlo.

L’Analemma di Vitruvio

L’obelisco è lo gnomone che determina le ombre indicate dall’inclinazione dei raggi del sole.
L’obelisco è lo gnomone che determina le ombre indicate dall’inclinazione dei raggi del sole.

Diciamo subito in parole semplici che lo gnomone rientra nella scienza cosiddetta gnomonica e che si occupa del comportamento dell’ombra dei raggi del sole nell’arco del giorno. Nel passato erano diffuse, nelle diverse località della terra, le note meridiane che tramite l’ombra solare di uno stilo, posto su una parete o anche su un piedistallo munito di piccolo piano, indicava l’ora del giorno in un punto ben preciso di una particolare curva.

In pratica mostro un esempio senza ricorrere ai concetti geometrici per ricavare le suddette meridiane, ma solo come si comporta la luce solare, in Piazza S. Pietro a Roma: un caso molto semplice da capire. Al centro di questa Piazza è posto un obelisco e per terra sono posti dei dischi marmorei che rappresentano i segni dello zodiaco. A mezzodì di ogni giorno il sole entra in un segno zodiacale e l’ombra prodotta dall’obelisco, che rappresenta lo gnomone in studio, termina in un determinato disco zodiacale ed è il segno che vi corrisponde a segnalarlo, come si vede nella fig. 7.

Non ho ancora parlato dell’analemma, il titolo di questo capito, ma si capisce che riguarda la geometria delle ombre solari nel corso dell’anno.

Fig. 8: L’analemma di Vitruvio sovrapposto alla sezione di Castel del Monte.
Fig. 8: L’analemma di Vitruvio sovrapposto alla sezione di Castel del Monte.

La prima soluzione di questa geometria la si deve a Marco Vitruvio Pollione, architetto romano dell’epoca di Cesare e di Augusto (I sec. A. C.). Egli, nel suo famoso trattato “De Architectura“ riporta nel I libro, il metodo d’orientamento con lo gnomone, metodo che veniva usato per tracciare la meridiana, l’equinoziale e la rosa dei venti. Poi nel IX libro, oltre ad una serie di interessanti nozioni di astronomia, Vitruvio espone anche il metodo dell’analemma. Si tratta di un sistema che veniva utilizzato per disegnare sulla meridiana i punti sui quali passa l’ombra dello gnomone in particolari giorni dell’anno: solstizi, equinozi, e nei giorni in cui il Sole entrava nei vari segni zodiacali.

Per avere un’idea del sistema che i costruttori medioevali di chiese o di manieri utilizzavano per determinare certi orientamenti, nonché le dimensioni di quelle costruzioni che venivano progettate in modo da essere poste in relazione con l’altezza del Sole nelle date più significative dell’anno. Un esempio è visto nel caso di Castel del Monte, un maniero sul quale l’analemma deve aver giocato un ruolo fondamentale (fig. 8), ed è questo un secondo esempio che ora propongo di seguire per poi applicarne la procedura alla miniatura “scacco matto”, mostrata con la fig. 6.

Il grafico della fig. 8 già fa capire com’è che si producono le ombre sul cortile di Castel del Monte in relazione ai segni dello zodiaco. Tutto ha principio col disegnare la linea dell’Equatore celeste che corrisponde alla linea degli equinozi. Per far questo occorre conoscere la latitudine del luogo in trattazione, che nel caso di Castel del Monte è 41° 5’. Lo gnomone, che è la parete interna del cortile di Castel del Monte, determina alle date d’ingresso del Sole nei segni dello Zodiaco, l’ombra sul cortile che ho colorato in modi diversi per distinguerli fra loro.

Sul cerchio del meridiano di raggio pari allo gnomone, i raggi solari dei solstizi d’inverno e d’estate, rintracciano due punti che faranno da estremi di un cerchio. Sarà poi questo cerchio a rintracciare i 12 punti zodiacali tramite i quali passano i raggi solari relativi ai vari segni, a cominciare dall’Ariete, poi del Toro e via dicendo.

L’analemma nella miniatura “scacco matto” e il numero 17 dello gnomone

Fig. 9: Miniatura”scacco matto”. Simulazione di uno spaccato edile, simile al caso del Castel Monte.
Fig. 9: Miniatura”scacco matto”. Simulazione di uno spaccato edile, simile al caso del Castel Monte.

Come si vede nella fig. 9, non è cambiato come grafico rispetto a quello mostrato con la fig. 6, ma ho solo disposto le cose per trasformare il tutto come se fosse una costruzione edile somigliante a quella di Castel del Monte in sezione. Nella fig. 9 la parte annerita è come se fosse appunto uno spaccato edile e la parte chiara un certo cortile simile a quello di Castel del Monte della fig.8. E così è facile tradurre gli stessi concetti spiegati per Castel del Monte nella miniatura “scacco matto”, e capire subito ogni cosa del mio disegno, che resta comunque ostruso per l’accavallarsi di altri segni che non sembrano riguardarvi. Di queste cose se ne parlerà poi, intanto mi preme spiegare come ho fatto per decidere che latitudine locale occorre allestire per allestire la direzione dell’equatore celeste che è la stessa degli equinozi.

Si tratta, come già è stato spiegato per Castel del Monte, di conoscere una latitudine che però per la miniatura “scacco matto” non si sa. Tuttavia abbiamo un indizio importante che ce la suggerisce, il fatto che la miniatura in questione fa parte della raccolta di altre contenute del Libro de los juegos, il famoso trattato del 1283 ordinato dal Re Alfonso X di Castiglia e realizzato a Siviglia e conservato nella Cappella Reale di Granada. Da qui, per volere di Filippo II, fu traslato alla Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial presso Madrid. Dunque la latitudine da considerare per la miniatura in esame è quella relativa a Siviglia, che è 37,13…° (espresso solo in gradi e relativi decimali).
Di conseguenza le linee dei solstizi d’inverno e d’estate dipendono dai relativi angoli limiti dell’ecclittica planetaria che, nel caso nostro è + o ‒ 23,09…° rispetto alla linea degli equinozi. Sul grafico della fig. 9 sono espressi gli angoli:

FDG = 14,04…° ed
FDL = 60,22…°

che si ottengono per differenza di + o ‒ 23,09…° dall’angolo 37,13…°, quello della latitudine di Siviglia.
Fin qui tutto sembra tutto lineare, ma viene la parte interessante, cosa che ci permette di progredire sul conto della misura dello gnomone, e l’autore della miniatura in studio è stato abile nel servirsi della scacchiera in tanti modi, uno dei quali è averla correlata al piano del tempio massonico che è rappresentato appunto a scacchi. Lo gnomone sarà espresso da un numero intero e non decimale per riferirlo ad un numero di certe caselle della scacchiera. Dal grafico che ho fatto, si capisce com’è stato architettato il calcolo della misura in numero intero dello gnomone, dirigendo l’attenzione sul triangolo isoscele EDM, la cui base è di 4 caselle. Ora, ricorrendo alla trigonometria si calcola il cateto ED, ossia la parte dello gnomone che va sommato al numero 1, la casella rimanente della scacchiera. Il calcolo è il seguente:

ED = EM cotan 14,04…° = 4 x 4 =16
e la misura dello Gnomone:
DF = 16 + 1 = 17

Capito ora perché l’angolo EDM è quello giusto? Perché il calcolo suddetto col ricorso alla trigonometria lo conferma, per dire che la latitudine di Siviglia è indovinata. Ora lo scopo finale è far scattare i chiavistelli della famosa porta alchemica di cui è il “Guardiano della Soglia” ad aprirla a lavori ultimati delle 4 Opere Alchemiche segnate sul palo della tenda.

Ma chi è il “Guardiano della Soglia”, poiché non se ne ancora parlato in particolare? Si potrebbe dire che sia una figura, comune a diverse tradizioni esoteriche, che lo descrivono come un essere alquanto minaccioso, custode della porta di accesso ai mondi sovrasensibili. Questo guardiano appare al discepolo per spaventarlo e respingerlo indietro nel suo percorso di iniziazione verso l’autorealizzazione come uomo cosmico.

Intanto già possiamo interpretare il valore esoterico riposto nel numero 17 che rappresenta lo Gnomone.

Il Diciassette è considerato il numero del Tempio e dei Cavalieri Templari assumendo così un forte significato sia iniziatico che esoterico.

numero 17Scindendo il numero 17 in 1 e 7 (17=1+7) avremo per il numero 1 il significato di Essere Unico o Cosa Unica che viene posta in relazione con la Potenza Suprema, il Polo Radiante e il Centro mistico.
Il 7 invece, è il numero della Conoscenza e della Sapienza: simboleggia quindi la profonda saggezza e la ricerca della verità ma anche introspezione e meditazione.

Secondo la Kabbalah ebraica il 17 ottobre dell’anno 3761 a.C. avvenne la creazione dell’Universo e la somma dei numeri che compongono l’anno (3+7+6+1) da il numero 17.

Altre corrispondenze per il numero 17 le possiamo trovare nel Vangelo di Giovanni nei versi che citano la pesca miracolosa: “Ascendit Simon Petrus et traxit rete in terram plenum magnis piscibus, centum quinquaginta trium”, “Simon Pietro, sali sulla barca e porta a terra la rete piena di 153 grossi pesci”. Il numero 153 è dato dalla somma di tutti i numeri interi da 1 a 17.

Secondo un’antica credenza popolare il 17 simboleggia anche l’arrivo di eventi funesti. Ma com’è nata questa superstizione che ha portato questo numero a essere considerato portatore di sfortuna? L’ipotesi forse più rispondente alla realtà si può far risalire al tempo dell’antica Roma. Se, infatti, consideriamo il diciassette scritto in numero romano VXII, anagrammandolo abbiamo questo risultato: VIXI. E questo, in latino, significa “vissi” quindi “sono morto”.>>8

Dunque ha ben ragione di essere il numero 17 per rappresentare lo gnomone che equivale al raggio terrestre per il potere che vi è riposto in base ai concetti espressi nel capitolo 2, Le colonne del Tempio. Questo raggio può ben rappresentare la definizione del Re che, dal momento che “è morto”, ricorrendo alla tematica della partita a scacchi della miniatura in esame, poi rinasce e la veggenza di Nostradamus la descrive con la quartina III-91, che riporto di seguito per la seconda volta, ma è necessario:

«L’albero che stava per lungo tempo morto secco
In una notte verrà rinverdire
Crono re malato, principe in piedi eretto (il Raggio Dorato)
Timore di nemici, farà volo bonificare.»9

Come si vede la definizione «principe in piedi eretto» è estremamente aderente al simbolo dello gnomone, dorato per l’appunto.

Si capisce a questo punto una intima relazione con la pubblicazione di un mio studio 10 sulla circonferenza della terra, in base alla misura fatta dal Al-Biruni, matematico, filosofo, scienziato e storico persiano, con il valore relativo al raggio corrispondente di 6 339 600 metri. E per una curiosa coincidenza (junghiana?) Al-Biruni risulta contemporaneo al tempo in cui presumibilmente fu eseguita la miniatura “scacco matto”. Questo per immaginare un invisibile fil rouge che mi riguarda e che ha avuto inizio dal suddetto studio sulla circonferenza della terra, ed ora col raggio terrestre con la miniatura “scacco matto”.

«A noi si mostrerà all’anno diciassette»

L’interpretazione dello Gnomone basata sul numero 17 potrebbe anche non risultare convincente per legare la relazione con «Crono re malato, principe in piedi eretto» della quartina nostradamica III-91 suddetta, se non fosse per quest’altra profezia nostradamica, la XI-19, che spiazza qualsiasi incredulo:

«Sei, cento e cinque, sei cento e sei e sei cento e sette
A noi si mostrerà all’anno diciassette
Dal buttafuoco, l’ira, l’odio e invidia,
Sotto l’Ulvio seduto lungo tempo nascosto.
Il Cocodrillo sopra la terra l’ha nascosto
Quello che stava morto, sarà per allora in Vita.»11

E poi per dar peso alla mia concezione di Raggio dorato allo Gnomone in questione e ai fatti cruenti ad esso correlati, che sono molto chiari nella sestina nostradamica appena detta, si aggiunge quest’altra profezia, sempre di Nostradamus, la IX-44:

«Migrate, migrate dal conflitto gente di Giosuè,
Saturno si cambierà d’oro in ferro,
Il contrario di RAYPOZ sterminerà tutti,
Prima dell’accaduto il cielo farà segni.»12

E leggendola si ha il secondo riscontro alla mia interpretazione sulla correlazione Gnomone con Raggio della Terra, che Nostradamus definisce RAYPOZ. Apriti cielo a questo punto perché intorno a questa profezia si è formata una calca di studiosi che hanno intravisto in questo raggio un avvenimento catastrofico della nostra Terra, la fine.

Riporto la versione di uno dei tanti, presi a interpretare questo terribile RAYPOZ:

<<La Germania fu sconfitta ponendo fine alla seconda guerra mondiale. Una nuova arma era stata inventata anche dagli americani. Nostradamus scrisse di questa nuova arma, la bomba atomica. Egli definisce quella terribile invenzione come “l’opposto del raggio poz”. In inglese traduce l’opposto del raggio positivo. In altre parole, un’arma che emette radiazioni negative molto pericolose.
Nostradamus potrebbe averci avvertito che una guerra nucleare totale avrebbe distrutto la terra e inquinato la sua atmosfera, avrebbe anche distrutto lo strato di ozono sopra di essa. Se mai dovesse accadere che ciò accada, saremo sicuramente in grado di vedere segni di distruzione su questo pianeta. Soprattutto nei nostri cieli che spesso chiamiamo il cielo sopra…>>13.

Dal canto mio, pur non escludendo effetti, come sono stati appena descritti, ritengo, come già detto, che Nostradamus si riferisce a fatti di natura astrale, poiché è qui che si gioca la partita fra il Male e il Bene, come del resto è già accaduto, non si sa quando, secondo la versione dell’Apocalisse di Giovanni 12,7:

«Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago: il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu posto per essi in cielo.».

Piuttosto intravedendo appunto il seguito di questa battaglia si delineano i segni vaticinati da Giovanni evangelista nella sua Apocalisse con l’avverarsi del primo dei «tre Guai» (Ap. 9,11):

«Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà.
Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore.
Il primo «guai» è passato. Rimangono ancora due «guai» dopo queste cose.»

È comprensibile che il raggio in questione possa individuarsi nel vaticinato astro caduto sulla Terra e il pozzo dell’Abisso una voragine causata dalla caduta di una sorta di enorme meteorite astrale, e da qui la definizione RAYPOZ. Di conseguenza non è escluso che la cosa possa accadere anche sul piano formale, con un meteorite o una catastrofica esplosione nucleare.

In quanto a «Migrée, migrés des Genesue trestous,», in cui Genesue è stata interpretata come Ginevra per via del CERN che ha fatto pensare al laboratorio degli esperimenti sui raggi di protoni di Ginevra, in chiave esoterica può essere interpretato come Giosuè una personalità biblica, la cui storia è narrata nella Bibbia, dal libro omonimo e dal Libro dell’Esodo. È venerato come santo dalla Chiesa Ortodossa, e quale patriarca dalla Chiesa cattolica. Giosuè, figlio di Nun della tribù di Efraim, succedette a Mosè come capo degli Israeliti. Guidò le dodici tribù ebraiche nelle prime conquiste in terra di Israele, dopo l’esodo dall’Egitto.

Ora resta da interpretare la funzione della spada del musulmano, visto una serie di linee in merito che ho posto sulla miniatura in osservazione.

La prima spiegazione, che mi è venuta di dare è di intravedere, nel musulmano che la possiede, il lato temibile del “Re” “morto” che deve rinascere così com’è descritto dalla nella quartina III-91. Infatti nell’ultimo verso è detto «Timore dei nemici farà volo bonificare», ma è un fatto che avverrà quando sarà il giusto momento, cioè nel futuro. Ecco che nasce l’idea che la sua rinascita comporta uno stato di un nuovo EONE, poiché si tratta di un nuovo millennio. Ecco che in questa luce la presenza della spada del musulmano è più che giustificata perché Spada ed EONE sono un binomio significativo.

L’Eone

L’eone (dal greco aion; in latino tardo aeone, “età”, “periodo”) appare come un uomo dalla testa leonina (il principio solare ed estivo legato all’elemento fuoco) ed il corpo avvolto da un serpente (l’aspetto sotterraneo, invernale ed umido corrispondente alla terra), con lo scettro, la chiave ed il fulmine tra le mani.

<<Personifica la linfa vitale ed il fluido che continua ad esistere dopo la morte del corpo. Venerato come “Anima del mondo”, “Signore della luce” ed emanazione dell’Essere divino, simboleggia il tempo eterno che governa la sfera delle stelle fisse. Contiene dentro di sé tutte le opposizioni cosmiche. Un eone, o “Grande secolo”, è composto da mille anni terrestri. Il passaggio da un eone all’altro coincide con la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo ordine spirituale. Nelle religioni astrolatriche di origine caldaica, fu identificato con il Caelus aeternus, e divenne così una divinità sia spaziale sia temporale. Tale divinità acquistò poi un carattere personale. Il dio persiano Aion era, come dio originario, una personificazione del tempo della Terra e significava sia età dell’uomo che eternità. In Euripide, Eone è figlio di Crono; in alcuni culti più tardi, probabilmente orfici, è presente la sua personificazione: in una festa che si teneva ad Alessandria nel santuario di Core, il 6 gennaio, il simulacro della dea veniva esposto, e si annunciava che la dea aveva partorito Eone, il dio dell’eternità (si riteneva che questa personificazione rappresentasse l’anno). Eraclito dice: “Lui è un bambino che gioca come un bambino e sposta le figure sul tavoliere. Il regno è di un bambino”. Eone figura come personaggio di rilievo nelle Dionisiache di Nonno di Panopoli, dov’è in connessione con divinità alate dalla testa di leone. In Platone (Timeo) l’aion è una struttura atemporale in cui hanno luogo tutti gli eventi ed i processi temporali, e che assume perciò nei confronti del tempo una priorità ontologica (concezione assunta, attraverso il neoplatonismo, dalla teologia e dalla metafisica cristiane). Da neoplatonici e gnostici il termine fu usato per indicare esseri derivati dalla divinità per emanazione, con funzione di intermediari fra la divinità stessa ed il mondo sensibile; mentre nella gnosi giudaica erano considerati eoni la luce e le tenebre (come dualismo irriducibile del bene e del male), le varie correnti gnostiche distinsero numerosi eoni, destinati a rifondersi nel pleroma, il principio supremo.>>14

Sono concezioni che derivano dalla dottrina di Aleister Crowley, il noto occultista inglese, il quale legava i fatti occulti suddetti, alla guerra del 1939-45 che però non scoppiò entro i nove mesi dalla sua pubblicazione del libro in cui se parlava. Tuttavia ebbero luogo alcuni incidenti politici che Crowley interpretò come una prova dell’intrinseco potere di AL15di far sentire se stesso. L’inizio vero e proprio delle ostilità, che ebbe luogo pochi mesi dopo, era da lui considerato come quel “battesimo di sangue” tradizionalmente associato alla nascita di un nuovo eone:

<<Vi è un’Operazione Magica della massima importanza: l’Inizio di un Nuovo Eone. Quando diviene necessario proferire una Parola, l’intero Pianeta deve essere bagnato di sangue. Prima che l’uomo sia pronto ad accettare la legge di THELEMA, deve essere combatutta la Grande Guerra. Questo Sacrificio cruento è il punto critico della Cerimonia Mondiale della Proclamazione di Horus, il Figlio Incoronato e Vincitore, a Signore dell’Eone.>>

Il viaggio dal passato al presente. Il grande eone millesimo e la spada del Tao armigero

Con la quartina X-74, Michel Nostradamus predice l’evento del “viaggio dal passato al presente con l’Eone Millesimo:

«Al Compimento del grande numero Settimo
Apparirà al Tempo giochi d’Ecatombe
Non allontanato dal grande eone millesimo
Che gli entrati usciranno dalla loro tomba.»16

Se così vanno viste le cose legate a questa profezia, viene da rabbrividire riflettendo sulle concezioni suddette di Aleister Crowley, a meno che egli si sia sbagliato con i tempi che ha visto in concomitanza alla sua vita, mentre il grande eone millesimo di Nostradamus si sarebbe presentato in pompa magna a tragedia avvenuta, salvo avvisaglie guerresche da sedare, cioè di questi tempi a venire.

Tant’è che «Che gli entrati [che] usciranno dalla loro tomba» non possono meritarsi di ridestarsi nel bel mezzo di una disastrosa guerra fratricida! A meno che si tratta di un mondo diverso da quello della vita terrena, mettiamo il mondo astrale noto agli occultisti… Forse è così.

Fig. 10: La spada del TAO armifero.
Fig. 10: La spada del TAO armifero.

Fin qui ci siamo ma mancano spiegazioni sul conto della spada del musulmano che è servita a far emergere la questione dell’EONE e del numero 1000 che servirà al viaggio al presente del «Grande eone millesimo», riprendendo il termine della citata quartina X-74, di cui al capitolo 9.

Il grafico a riguardo della fig. 10 è piuttosto complesso e occorre che sia spiegato per i risvolti che vi derivano.

Osserviamo che la spada è rivolta verso il piano delle tenebre e questo ci illumina sull’incertezza di un ragionamento fatto in precedenza, sulla profetica guerra fratricida a causa della rinascita del “Re” «Crono malato» nostradamico. Trattandosi del piano delle tenebre allora si tratta veramente del mondo astrale. E la miniatura “scacco matto” lo fa capire molto bene poiché vi sono i piedi del cristiano e del musulmano, come a significare che si tratta del loro corpi dopo la morte, una sorta di impronte-ricordi che non si possono cancellare, e che sono nell’archivio del mondo astrale.

Giuliano Kremmerz, un noto studioso dell’ermetismo, è categorico su questa memoria quando parla del Tempo:

«Il Tempo è una divinità saturniana; vi si agita dentro lo stesso Saturno. A mezzanotte, la falce dell’inesorabile e famelico Dio si solleva e cade sulle cose compiute che non hanno più ritorno: L’onnipotenza di qualunque Nume non può distruggere né cancellare le cose che sono passate realmente nella vita. L’uomo può dimenticarle, ma nessun Dio distruttore può fare che non siano state. Saturno solo può troncarle, falciarle, farle spegnere, ma non può decretare che non siano esistite. È lui stesso che vi si oppone…»17

Il lettore preparato alle cose esoteriche lo capisce perché la spada del musulmano è inclinata e con la sua direzione nei due sensi fornisce chiare indicazioni. Verso il piano delle tenebre si trova in un punto coincidente al cerchio del triangolo equilatero, la tetraktys pitagorica, che interseca la linea del piano delle tenebre; dunque questo suppone un momento propizio per certi possibili eventi escatologici, e la citata profezia di Nostradamus li annuncia in modo chiaro.

L’asse della spada verso l’alto si trova in un punto di confluenza dei seguenti punti nodali significativi:

  1. Il centro O del cerchio-triangolo equilatero;
  2. il centro T che con la linea orizzontale intercetta il punto L del segno del solstizio invernale;
  3. l’asse del pedone bianco che unito a quello nero costituiscono il segno di fissità proprio del centro del cerchio.

Non faccio commenti ma faccio parlare invece una voce autorevole, ancora M. Nostradamus che profetizza un evento che allude a questa momento cruciale del mondo astrale. Si tratta della quartina VIII-61, la seguente:

«Giammai per lo scoprimento del giorno
Né perverrà al segno scettifero
Che tutti i troni non siano in questo giorno,
Portante al gallo dono del Tao armifero.»18

Per capire cosa sia il TAO riporto le seguenti note:
La scuola del TAO è il Taoismo la cui idea fondamentale consiste nell’identificazione con la Natura e con la sua Via.
Secondo i taoisti ciò che deriva dall’uomo è l’origine della sofferenza, ciò che proviene dalla Natura è invece fonte di felicità. Al tempo del Taoismo, in Cina era diffusa anche la filosofia del Confucianesimo che era praticata entro i limiti della società. Il Taoismo invece, almeno nella sua forma originale, è una filosofia mistica. Entrambe le filosofie potevano completarsi a vicenda per contribuire a conferire al popolo cinese un giusto equilibrio fra misticismo e realtà pratica.
Lao Tzu è un personaggio in gran parte leggendario, vissuto più o meno nell’epoca di Confucio il quale così lo descrisse ai suoi discepoli:

“Io capisco come volano gli uccelli,
come nuotano i pesci
e come corrono gli animali….
ma non ho ancora compreso
come fa il drago a salire alto nel cielo
cavalcando il vento attraverso le nuvole.
Oggi ho visto Lao Tzu.
Egli è simile al drago.”

“Il Libro della Via e della Virtù” di Lao Tzu raccoglie le sue idee e fu redatto molto tempo dopo la sua morte, forse terzo secolo a.C..

Confucio ci descrive l’esatta definizione della forza del TAO che Nostradamus riprende nella citata quartina, vedendola come «TAO armifero» che ben si lega a “Egli è simile ad un drago”. Per questa ragione ho segnato la spada con la definizione “TAO armifero”, riferendomi alla profezia di N. Non occorre aggiungere altro per capire quale sia la forza del risvegliato Re cui allude la miniatura “scacco matto”, che è invincibile. A parte il fatto saliente che non è stato detto apertamente, cioè relativamente al punto di confluenza segnato con un pallino verde e la lettera I. Si nota sulla fig. 10 la linea orizzontale passante per I di color viola, e questa va a intersecare l’orlo della tenda in U seguito da un punto interrogativo.

Mi è sorto nella mente che l’autore della miniatura abbia voluto riferirla all’apertura della tenda, simbolicamente rimasta chiusa fino ad oggi, finché io sono stato indotto ad “APRIRLA”. Come anche a rimarcare il fatto saliente posto in luce da M. Nostradamus con la menzionata quartina VIII-61, e particolarmente col verso:

«Giammai per lo scoprimento del giorno»

Autore: Gaetano Barbella

Bibliografia:

  1. Anche chiamato Libro del axedrez, dados e tablas, è il più ampio e autorevole trattato sui giochi da tavolo scritto in una lingua europea che si conserva in Europa: l’unico originale conosciuto si trova nella biblioteca del Monastero di El Escorial a Madrid, una copia del 1334 nella biblioteca della Real Academia de la Historia. E’ formato da 98 pagine illustrate con numerose miniature che documentano in quell’epoca lo stato e le regole del gioco degli scacchi medievali nei regni cristiani dall’islam.
  2. Félix M. Pareja Casañas, Op. cit. p. 425.
  3. Fonte: http://www.cci-italia.it/me/cassano.htm
  4. Le Acque Corrosive, erano per l’Alchimista tutte le Arti : Scienza, Pittura, Scultura, Poesia, Letteratura, Musica, Medicina, Botanica; anche, tutto ciò che avvicinava al sensibile come la Meditazione, la Contemplazione, il Digiuno, l’esercizio di Volontà, ma soprattutto la ricerca e lo sviluppo di quello che veniva chiamato “Stato di MAG”! https://anima.tv/patruno/2008/10-le-acque-corrosive/
  5. L’alkaest è uno dei tanti nomi della materia grezza, simboleggiata dalla Vergine mercuriale. Da essa dovrà essere estratta la parte ‘bianca e lucente’: “La Terra è nera e dentro di sè, nelle sue viscere, ha luce”. “L’oggetto vile e disprezzato dagli ignoranti, è il primitivo soggetto dei saggi, l’unico dispensatore dell’acqua celeste, nostro primo mercurio e grande Alkaest, il ‘dissolvente universale’ (Fulcanelli). http://www.duepassinelmistero.com/Il%20linguaggio%20dell’Alchimia.htm
  6. Fonte: http://www.esonet.it/News-file-article-sid-746.html
  7. Traduzione in francese originale: «L’arbre qu’estoit par log temps mort seché,/ Dans une nuit viendra à reverdir:/ Cron Roy malade, Prince pied estaché,/ Criant d’ennemis fera voile bondir»
  8. Fonte: https://www.mitiemisteri.it/significato-dei-numeri-simbologia-del-numero/diciassette-17
  9. Ibid § 7.
  10. UN PARADIGMA ALCHEMICO EPOCALE
    Rivelazioni crittografiche di un codice numerico della circonferenza della terra http://www.ritosimbolico.it/rsi/2019/10/un-paradigma-alchemico-epocale/
  11. Traduzione in francese originale: «Six cens et cinq, six cens et six et sept,/ Nous monstrera iusquesl’an dixsept,/ Du boutefeul’ire hayne et envieSoubs l’livier laisez long temps caché, le Crocodril sur la terre acaché,/ Ce qui estoit mort, sera pour lors en vie.»
  12. Traduzione in francese originale: «Migrée, migrés des Genesue trestous,/ Saturne d’or e fer se changera,/ le contre RAYPOZ, extreminera tous/ Avant l’advent le ciel signes fera.»
  13. http://propheticals.angelfire.com/nostra14.htm
  14. Fonte: https://www.inventati.org/amprodias/horus.htm
  15. AL si riferisce a Aiwass, un’entità preterumana, un’Intelligenza incorporea extraterrestre (che negli anni a venire identificò col suo “Santo Angelo Guardiano”) che gli dettò il succo del libro che costituisce il più importante documento magico del Nuovo Eone: il Liber AL vel Legis, tecnicamente considerato l’ultimo grande tantra, annunciando l’inizio di una nuova epoca: l’epoca di Horo che avrebbe sostituito quella del dio morente. (Nel 1909 Crowley ritrova il manoscritto del Liber Legis, che nel frattempo era andato perduto).
  16. Traduzione in francese originale: «Au revolu du grand nombre septiesme/ Apparoistraau temps ieux d’hecatombe/ Non estoigné di grand aage milliesme/ Que les entrez sprtiront de leur tombe.»
  17. Fonte: La scienza dei Magi di Giuliano Kremmerz, pag. 56, vol. III. Ediz. Mediterranee)
  18. Traduzione nel francese originale:«Iamais par de couvrementdu jour/ Ne parviendra au signe sceptrifere/ Que tous ses sieges ne soient es seiour/ oirtant au Coq don du TAO armifere.»
Condividi l'Articolo
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us

Ricerca in Scienza @ Magia

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Inviami gli Articoli in Email:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.