Orfeo e Pitagora due filosofi maghi greci

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Si ritiene in genere che i maghi più famosi vissuti a cavallo tra l’età omerica e l’ellenismo siano stati Pitagora ed Empedocle a questi si dovrà aggiungere Orfeo sebbene quest’ultimo sia essenzialmente un personaggio mitologico.

Ora dire questo significa affermare che i primi filosofi furono non solo grandi pensatori ma veri maghi o sciamani.

Lo sciamano è una persona che appare dotato di poteri particolari come attestano i racconti di popoli molto lontani dal punto di vista geografico e culturale.

Se noi ripercorressimo a ritroso il cammino della società giungeremmo al punto in cui non sapremmo di giungere la speculazione filosofica dai rituali magici dal mito e dalla religione.

In verità religione mito magia si trovano riuniti negli Inni Orfici nati probabilmente in Asia minore testimonianza di una tradizione risalente al mitico Orfeo fondata sul culto del canto e dei suoi poteri pacificatori.

Infatti col suo canto Orfeo metteva pace tre gli esseri umani edificava città insegnava cerimonie iniziatiche che promettevano all’iniziato una esistenza oltre la morte un rapporto diretto con le divinità.

Quello dell’orfismo era uno sciamanesimo della parola.

A tale riguardo Erik Dodds il primo a studiare la presenza dello sciamanesimo nella cultura greca ha definito Orfeo un vero e proprio sciamano.

Oltre a ciò Dodds ha definito Orfeo:” magus, guida religiosa fonte di oracoli e profeta”.

Orfeo è senza dubbio una figura molto affascinante e interessante del mondo dell’antica Grecia.

Per quanto riguarda Pitagora dobbiamo dire che non tutti gli storici accettano di considerarlo alla stregua di un vero e proprio mago.

Tuttavia Burger e altri hanno sostenuto che il grande filosofo matematico aveva il dono della profezia e la capacità di trovarsi in luoghi diversi in uno stesso momento.

Secondo tali autori Pitagora era un efficacissimo sciamano in grado di guarire e guarirsi.

Di lui la tradizione racconta che avesse origine divina istruito sin da piccolo nelle cose sacre dettava stupefatta ammirazione in tutti quelli che lo osservavano.

Studiò con Anassimandro e Talete e quest’ultimo colpito dalla straordinaria personalità di Pitagora lo mandò in Egitto a incontrarsi coi sacerdoti di Menfi e di Ospoli.

A Sidone venne iniziato ai misteri praticati in molte parti della Siria cosicché venne a conoscenza di quanto custodite nei riti arcani degli dei o nelle cerimonie misteriche era degno di essere appreso.

Ma fu soprattutto in Egitto dove rimase 22 anni facendosi sempre più esperto di tutti i misteri divini che ebbe modo di approfondire la conoscenza delle pratiche magiche e sapienziali.

Preso prigioniero e portato a Babilonia incontrò i Magi perfezionando così ulteriormente la propria istruzione.

Tornato a Samo a 52 anni venne ricoperto di ogni onore ma troppo richiesto da tutti preferì andarsene in terra straniera allo scopo di ritrovare la pace necessaria alla meditazione e una pratica di vita consona al suo spirito.

Giunse così a Crotone dove conquistò l’ammirazione di una moltitudine di persone disposte a seguirlo.

A Crotone Pitagora fondò una vera e propria comunità sapienziale modellata sulle sue dottrine magico esoteriche e filosofiche.

Gli adepti di tale gruppo magico esoterico filosofico dovevano conservare gelosamente i segreti dottrinali più importanti.

Dobbiamo mettere in evidenza che per i suoi viaggi le sue molteplici conoscenze nonché la varietà della sua istruzione Pitagora costituiva una sorta di “summa “priva di limiti geografici o culturali della sapienza magico-religiosa sapienziale del suo tempo.

Tuttavia un sapiente, un mago, uno sciamano come lui fu il primo a definirsi filosofo. La tradizione narra che Pitagora era un filosofo nonché la sua parola influiva anche sugli animali.

Per fare un esempio si narra che Pitagora seppe ammansire un’ orsa la cui presenza aveva gettato scompiglio nella popolazione.

Spesso poi Pitagora parlava ai discepoli degli auspici tratti dagli uccelli nonché dei presagi e dei segni che venivano dal cielo sostenendo che gli dei inviavano agli uomini che sono loro veramente cari dei messaggi e delle voci profetiche.

Dotato di eccezionali organi sensoriali affermava di udire la musica delle sfere celesti e la utilizzava come elemento principe di un’autentica educazione dello spirito.

Egli nello scrivere e nel parlare utilizzava un linguaggio simbolico che ai non adepti poteva sembrare inconsistente ma che se interpretato correttamente oltrepassando il velo costituito dal simbolo appariva analogo a quello di certe profezie e di certi responsi degli oracoli.

La tradizione attribuisce a Pitagora la capacità di compiere cose straordinarie.

Per fare un esempio si narra che egli fu nello stesso giorno a Metaponto e a Tauromenio parlando con diversi allievi ed ebbe la capacità di prevedere terremoti placare tempeste di vento e grandinate e placare acque marine.

Ma al là di queste tradizioni bisogna mettere in evidenza che Pitagora si fece promotore di precetti che miravano all’accordo con la dimensione divina.

Giambico afferma che il principio ordinatore dell’intero modo di vita dei pitagorici era quello di porsi al seguito della divinità.

Secondo Giambico la caratteristica fondamentale del pensiero dell’agire di Pitagora era accordare le proprie pratiche sempre necessariamente “finite” a quella dimensione divina che solo poteva rendere tali pratiche sensate.

Secondo Giambico Pitagora sapeva bene che nessuna azione poteva rivelarsi davvero efficace se non sapeva iscriversi in quell’ordine cosmico il cui principio la cui ragion d’essere non può che essere e non può che dirsi di natura divina.

Inoltre Pitagora invitava tra i mali più pericolosi che esistano nelle abitazioni e nelle città la superbia la tracotanza la volontà di superare il limite.

Per dirla in altro modo il mago filosofo greco condannava senza mezzi termini la “hybris “umana.

Tra l’altro Pitagora sapeva molto bene che era molto difficile capire cosa era gradito agli dei.

Per tale ragione diventava ai suoi occhi necessario ascoltare chi era in grado di percepire la voce divina ovvero chi avesse ottenuto di conoscere la volontà degli dei per volontà divina.

Solo per mezzo dell’ispirazione divina che permetteva ad alcuni uomini di essere profeti degli dei era possibile per gli esseri umani interpretare e conoscere il pensiero degli dei.

Ai suoi seguaci Pitagora imponeva determinati divieti comportamentali, ma tali divieti derivavano dal fatto che il filosofo greco era a conoscenza dei misteri divini. Seguace dell’orfismo profondo conoscitore dei misteri eleusini ma anche della sapienza dei Caldei e dei Magi Pitagora istituì per i suoi seguaci una serie di atti rituali che dovevano accompagnare gran parte delle loro azioni quotidiane.

Inoltre il filosofo greco attribuì molta importanza alla musica nei vari settori della vita quotidiana servendosi della musica anche per curare alcune malattie.

Tuttavia dobbiamo dire che non esiste solamente il Pitagora sapiente e mago ma esiste il Pitagora filosofo che in ogni caso occupa un posto molto importante nella storia del pensiero filosofico occidentale.

Non dobbiamo tra l’altro dimenticare che egli si considerava il primo filosofo della storia e che pertanto costituisce un perfetto esempio dell’esistenza del binomio filosofie e magia.

Nella persona di Pitagora magia e filosofia erano due aspetti di una stessa ansia di conoscenza e volontà di ricerca.

Pertanto accanto alla sapienza magica pitagorica esiste una filosofia pitagorica.

Il punto cardine di tale filosofia era costituito da una originalissima cosmologia che sarebbe forse più appropriato definire “numerologia”.

Infatti per Pitagora tutto derivava dai numeri o per meglio dire dal quell’Uno.

In sintesi per il filosofo greco dall’Uno derivavano i numeri e di conseguenza i punti, le linee e le figure.

Da queste ultime derivavano le figure solide e quindi i corpi sensibili.

Per dirla in maniera estremamente sintetica dall’immateriale derivava il materiale.

Secondo il filosofo greco da un tale cuore matematico derivava la stessa “anima mundi” e dunque la vita di tutto ciò che esiste nell’universo e la sua sostanziale eternità.

Infatti per Pitagora la vita non può morire ma può morire solamente quello che nella vita si manifesta.

Per Pitagora l’anima infatti è immortale e può reincarnarsi in corpi sempre diversi.

Per Pitagora tutto vive per l’azione di opposti che si mescolano secondo proporzioni dettate dalle leggi sacre del numero.

Questi in maniera sintetica sono i capisaldi del pensiero filosofico di Pitagora.

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che l’influsso di Pitagora e del pitagorismo è stato notevolissimo nel mondo antico ed inoltre ha conservato al lungo una notevole influenza sul pensiero filosofico di tutti i tempi.

Prof. Giovanni Pellegrino

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