Il pensiero magico di Giamblico

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In questo articolo prenderemo in considerazione il pensiero magico di Giamblico uno dei più importanti filosofi neo platonici dell’antica Grecia.

Giamblico siriano studiò sotto Porfirio.

Egli è considerato uno dei più importanti filosofi della tarda antichità noto soprattutto per la sua opera intitolata “Sui misteri degli egizi”.

In tale opera egli cercò di unire teologia filosofia e pratica religiosa sostenendo che ogni essere ha un aspetto divino che può essere raggiunto attraverso l’uso della magia e della preghiera.

Per Giamblico la magia non è solo un’arte ma una scienza che può essere utilizzata per raggiungere la conoscenza divina.

Egli sosteneva che gli dei avessero donato all’umanità l’arte magica come strumento per raggiungere una conoscenza del mondo spirituale.

Di conseguenza la magia non è una forza oscura o demoniaca ma un dono che richiedeva conoscenza e virtù anche se la magia poteva essere utilizzata per il bene o per il male.
Giamblico distingueva tre tipi di magia.

In primo luogo esisteva la Teurgia che era la forma più elevata di magia.

La Teurgia si concentrava sulla comunione con gli dei e la contemplazione delle realtà spirituali.

In secondo luogo esisteva la Goetia che si basava sulla manipolazione degli spiriti inferiori e poteva essere utilizzata per fini egoistici o malvagi.

In terzo luogo esisteva la Farmacia che utilizzava erbe e sostanze naturali per scopi curativi o spirituali.

Le pratiche magiche sono possibili grazie alla presenza di un intermediario tra gli uomini e gli dei chiamato daimon.

Il daimon era una sorta di angelo custode che aiutava il mago nel suo esercizio e lo proteggeva dagli spiriti inferiori.

Il “Sui misteri degli egizi” è basato sulla dottrina della simpatia cosmica rappresenta un vero e proprio manuale di iniziazione misterica che mirava a ricondurre l’anima incarnata alla propria origine divina.

Il libro utilizza termini concetti e simboli soprattutto dell’antica religione egiziana e offre numerosi spunti di riflessione dal momento che è intriso di spirito sincretistico aperto alle influenze più varie e diverse.

Tale opera di Giamblico è divisa in tre parti.

Nella prima parte Giamblico discute la natura della magia e della divinità sottolineando l’importanza dell’esperienza mistica per la pratica magica veramente efficace.

Nella seconda parte di tale opera si discute della magia in sé descrivendo il ruolo dei rituali delle preghiere delle invocazioni e dei talismani.

Infine nella terza parte di tale opera il filosofo offre una guida pratica alla divinazione.

Egli si concentra in modo particolare sulla lettura dei sogni una pratica divinatoria di particolare importanza nel mondo antico.

Secondo Giamblico la divinazione non consiste in una invocazione in grado di costringere gli dei a compiere determinate azioni.

Infatti la divinazione è un invito affinché la divinità decida di intervenire ed accogliere la richiesta in modo totalmente libero e mai forzatamente indotto.

L’intervento sovrannaturale non avviene secondo l’ordine del tempo ma trascende le categorie sia di quest’ultimo che dello spazio.

Nel pensiero magico di Giamblico è presente un’importante distinzione tra magia religiosa, iniziatica, filosofica e magia spicciola di infimo livello.

Tutti coloro che praticano la magia spicciola fabbricando immagini o feticci non sono nella verità soprattutto se credono di potersi paragonare ai veri teurgi.

Chi crede nella potenza di tali idoli se non dimostra di essere consapevole dei limiti delle proprie azioni cadrà in pesanti illusioni.

Giamblico è fermamente convinto che nessuna scienza priva di una connessione con la vera trascendenza possa raggiungere qualcosa di più delle semplici affermazioni e ipotesi probabilistiche.

Dobbiamo dire che il filosofo greco tende a ridimensionare al massimo l’importanza degli uomini nella magia e nella divinazione.

Al contrario Giamblico esalta il ruolo e l’importanza della divinità nei riti magici e nelle pratiche divinatorie.

Giamblico assume tale atteggiamento dal momento che a suo dire esiste uno scarto abissale che separa la dimensione divina da quella umana.

Nonostante la sua importanza il “Sui misteri degli egizi “è un testo molto complesso e difficilmente accessibile per i lettori moderni.

Infatti il linguaggio è spesso astruso e i concetti sono difficili da comprendere senza una conoscenza approfondita della filosofia neo platonica.

Tuttavia per quelli che cercano di approfondire la filosofia magica occidentale rimane un testo fondamentale e di grande valore.

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che la teologia di Giamblico ha avuto un forte impatto sulla filosofia medievale e rinascimentale.

Inoltre si deve dire che molte delle sue idee sono state inserite nella magia cerimoniale e nell’occultismo moderno.

Si deve dire che la sua teoria della magia come scienza divina ha influenzato molti pensatori successivi come ad esempio Marsilio Ficino e Cornelio Agrippa.

In definitiva la teoria della magia di Giamblico rappresenta ancora oggi un’importante punto di riferimento per chi si interessa alla magia come mezzo per conoscere i mondi invisibili.

Prof. Giovanni Pellegrino

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