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London Stock Exchange blocca la fusione con Deutsche Boerse e non lascia l’Italia

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L’operazione da quasi 30 miliardi si arena di fronte alle richieste dell’Antitrust europeo: il gruppo della Borsa di Londra (che controlla Piazza Affari) non vuole cedere la piattaforma italiana sulla quale si scambiano all’ingrosso i titoli di Stato. Rischia fortemente di saltare la fusione tra la Borsa di Londra (che controlla anche Piazza Affari) e quella di Francoforte. “Colpa” di Mts, la società italiana che si occupa degli scambi di titoli di Stato, che il gruppo London Stock Exchange non vuole cedere come invece richiede la Commissione europea. Per Lse sarebbe un sacrificio “sproporzionato” rispetto alla necessità di superare i problemi di concorrenza che deriverebbero dall’unione dei due colossi dei mercati finanziari, in una fusione che attende ormai da un anno e vale quasi 30 miliardi.
In una nota diffusa domenica sera, a poche ore dalla chiusura della finestra temporale data da Bruxelles per sistemare i problemi di Antitrust, il gruppo Lse ha spiegato le sue ragioni. Alla fine del settembre scorso, la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, aveva aperto una indagine approfondita sulla proposta di fusione tra London Stock Exchange e Deutsche Boerse. Queste ultime pensavano che sarebbe stato sufficiente l’impegno a cedere ai rivali di Euronext la parte francese dell’attività della clearing house Lch, proprio per limitare i dubbi dell’Antitrust europea. Ma evidentemente non è stato sufficiente.
“Inaspettatamente”, dice Lse nella nota di domenica sera, il 16 febbraio la Commissione ha espresso nuovi dubbi sul fatto che la cessione di Lch fosse sufficiente a snellire l’attività, in relazione al business dell’altra controllata italiana Mts (della quale possiede il 60%, con un consorzio di banche ad avere la minoranza). Quest’ultima è una delle principali piattaforme in cui gli operatori specializzati si scambiano all’ingrosso (valore minimo 2,5 milioni) i titoli di Stato. Sui suoi circuiti passano ogni giorno oltre 100 miliardi di titoli, incluso il mercato repo che è importante per la liquidità delle banche.
I dubbi dell’Antitrust europeo si concentrano sul fatto che – mantenendo il controllo di Mts – la nuova realtà Lse-Deutsche Boerse sia comunque in grado di orientare l’attività di clearing al suo interno, nonostante la cessione di Lch. Di fatto, è il ragionamento, restando in controllo di Mts le sarebbe rimasta in mano la regia di una fetta importante degli scambi del reddito fisso.
Ma Lse solleva due ordini di problemi: in primo luogo non sarebbe riuscita a organizzare la vendita di Mts in tempo utile (oggi a mezzogiorno). Soprattutto, però, il gruppo dice di non volersi privare della controllata italiana giudicando “sproporzionata” la proposta Ue. La valutazione di Lse è anche di opportunità politica. Su Mts girano i titoli di Stato italiani, e non solo, tanto che l’infrastruttura tecnologica e finanziaria è considerata di importanza sistemica. In sostanza, per non rompere i rapporti con le Autorità italiane (che avrebbero dovuto esprimere un proprio assenso al cambio di proprietà in Mts) preferisce rinunciare alla cessione. Pur rimandendo convinta dell’opportunità di unire le forze con il gruppo tedesco, Lse a questo punto crede che l’Ue non potrà dare il via libera all’operazione.
Sullo sfondo dell’operazione si muovono anche le ambizioni di Milano come cittadella finanziaria in grado di raccogliere parte dell’attività che Londra dovrà verosimilmente cedere con Brexit. A sostenere la centralità di Piazza Affari è da tempo il comitato Select Milano presieduto dall’avvocato Bepi Pezzulli, che sottolinea come già nel “2007, quando il Lse acquisì Borsa Italiana, l’asset strategico non era la Borsa di Milano – visto che tutto il listino capitalizza 380 miliardi, quanto la sola Exxon – bensì Mts, Cassa di compensazione e garanzia e Monte Titoli: questo perché il mercato dei titoli di Stato e il clearing hanno la funzione di gestire il rischio sistemico e sviluppare il mercato bancario. Queste attività hanno la stessa valenza strategica di settori quali Difesa ed Energia. I tentativi di fusione tra Borse si infrangono sempre sulle infrastrutture di mercato, cioé il mercato dei derivati Overt the counter (Otc, il mercato non regolamentato) e il relativo clearing”. Pezzulli sottolinea che “essendo l’infrastruttura di mercato italiana nelle mani del Lse, esiste un incentivo a trasferire il mercato dell’euro clearing a Milano, che è complementare con essa e può fornirgli una piattaforma nell’Eurozona per risolvere il tema Brexit. La direzione giusta è dunque: Londra mercato globale, Milano regionale”.

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