Lo scopritore della cannabis non è un hippie

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Il padre degli studi sulla marijuana è Raphael Mechoulam ha 86 anni, non è mai stato un hippie e non ha mai fumato uno spinello. Ma è il chimico che, negli anni ’60, ha dato il via allo studio della cannabis e dei suoi componenti. L’approccio scientifico allo studio della cannabis e delle sue proprietà è una conquista relativamente recente. Il volto del pioniere degli studi sulla marijuana non ha niente che ricordi un hippie in pensione: è invece quello di un chimico israeliano di 86 anni, professore della Hebrew University di Gerusalemme e consulente del governo israeliano per il programma sull’uso medicinale della cannabis.

Raphael Mechoulam ha svelato la chimica della marijuana. | WIKIMEDIA COMMONS
Raphael Mechoulam ha svelato la chimica della marijuana. | WIKIMEDIA COMMONS
Raphael Mechoulam, che in un’intervista al magazine Culture, ripresa dal sito di Quartz, ha detto di non aver mai fumato erba, fu il primo ad avvicinarsi alla cannabis con un approccio scientifico. Negli anni ’60 realizzò che la morfina era stata isolata dall’oppio 150 anni prima, così come la cocaina dalle foglie di coca. Ma che sulla chimica della cannabis si sapeva ancora pochissimo.

LE SCOPERTE. Il suo primo campione – di hashish, un estratto della cannabis – arrivò per vie illegali da un armadietto delle prove della polizia israeliana. Ma da lì in avanti le sue ricerche proseguirono in via “ufficiale” con il benestare del Ministero della Salute. Con un successo dietro l’altro: dapprima Mechoulam isolò il tetraidrocannabinolo (THC) il principio psicoattivo della cannabis; poi il cannabidiolo (CBD), principale responsabile delle sue proprietà mediche, con effetti antipsicotici, antiossidanti, analgesici, antinfiammatori, antinausea e anticonvulsioni.

GIÀ DENTRO DI NOI. Lo scienziato si è anche più volte concentrato sui recettori della cannabis nel corpo umano, «che non esistono per via della pianta, ma perché produciamo composti che si legano a questi recettori, attivandoli».

Questo l’ha portato a studiare i cannabinoidi endogeni o endocannabinoidi, sostanze che produciamo naturalmente e che agiscono su cervello e sistema nervoso, modulando dolore, appetito, memoria, dipendenza, motivazione e altre funzioni biologiche e cognitive. Proprio questo settore rappresenta il futuro delle ricerche sulla cannabis, almeno secondo il suo primo studioso.

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