L’evoluzione dei computer nel tempo

L'evoluzione dei computer nel tempo
Cambiamenti nei computer, che con il passare del tempo e con la scoperta di nuove tecnologie, i computer si sono sempre evoluti, dando all'utente prestazioni sempre più elevate.
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Il campo dell’elettronica è in continua crescita, nello studio e produzioni di nuove tecnologie; da pensare che le “valvole”, nell’epoca passata, erano usate nella maggior parte dei prodotti tecnologici; oggi li hanno sostituiti i chip e schede elettroniche.


La potenza di calcolo degli attuali computer, è molto superiore a quelle delle work-station di una volta, a quella dei minielaboratori, dei grandi elaboratori, e quindi tutti computer di “vecchia epoca” che, ormai sono computer di epoca passata. Ciò nonostante, per lo meno, attualmente è il prezzo che può dare in chiaro riferimento su quale computer scegliere, perché proprio il prezzo ci fa capire che tipi di componenti monta un computer, la quantità di memoria di dischi fissi, ram, scheda video ecc. quindi è anche basato sul tipo di utente che deve scegliere il computer, ed il suo utilizzo che né fa.

EVOLUZIONE DEI COMPUTER NEL TEMPO

I veri è più diretti precursori del tempo, dei computer, si trovavano proprio negli anni Trenta e Quaranta, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Konrad Zuse , per esempio, sviluppò in Germania le sue serie di elaboratori V e Z, utilizzati per risolvere i problemi numerici, mentre in Inghilterra il matematico Alan Turing collaborò alle famiglie di costruttori di elaboratori Robinson e Colossus, che venivano utilizzate principalmente per la decifrazione dei codici segreti dai tedeschi, nella Seconda Guerra Mondiale. Fu però negli Stati Uniti che vi furono i maggiori progressi; già nella fine degli anni Trenta, John Vincent Atanasoff costruì la macchina ABC, definita come la prima assimilabile come concetto di un computer; dopo cinque anni di lavoro, Howard Aiken concluse nel 1944, presso l’Università di Harvard e grazie al supporto della IBM, la costruzione dell’elaboratore Mark I, un prodotto elettromeccanico in grado di sommare due numeri di 23 cifre, in 3 decimi di secondo, e di moltiplicarli in tre decimi. Nel 1946 John Mauchly creò il primo elaboratore elettronico, in cui le VALVOLE A VUOTO, sostituirono i Relè, consentendo che i calcoli fossero 1000 volte più veloci rispetto al precedente Mark I. per quanto riguarda le dimensioni di questi computer, erano dei veri e proprio mostri: il Mark I misurava quasi 20 metri di larghezza e tre di altezza, mentre ENIAC pesava circa 30 tonnellate; insomma ci volevano delle vere e proprio stanze, solo per loro, e per il loro utilizzo. Dopo il successo dell’ENIAC, Mauchly e Eckert costruirono due altre macchine importanti nella storia: l’EDVAC, e il BINAC, che comportarono una fondamentale novità: il fatto che l’elaboratore non memorizzasse soltanto i dati con cui lavorava, ma anche il programma che li manipolava, vale a dire che fosse una macchina di programma residente. Fino a quel momento, infatti, cambiare programma nell’elaboratore era un’operazione complicata, in cui vari operatori ricomponevano diversi collegamenti; al contrario invece, di un elaboratore dal programma residente, il programma viene caricato insieme ai dati in memoria, e ciò facilita il cambio dei programmi e migliora dunque la versatilità dell’elaboratore stesso. Nel 1951 Neumann inventò il primo elaboratore costruito per essere commercializzato, l’UNIVAC I ( a quell’epoca praticamente tutti i nomi degli elaboratori terminavano in AC); l’UNIVAC era fabbricato dalla società Remington Rand, fusasi più tardi con la Sperry Corp, e che dopo essersi associata a un’altra società produttrice, la Honeywell ha dato luogo all’attuale Unisys. Cosiì l’Univac segnò l’inizio dell’installazione dell’uso massiccio dei computer.

La IBM presentò così, nella prima metà degli anni Cinquanta gli elaboratori della serie 700, che ebbero grande successo commerciale, e che costituirono la base del successo e inserimento della società nel mercato dei grandi computer. IBM si rese importante negli anni Sessanta, con la famiglia System/360, i primi elaboratori completamente assimilabili al concetto moderno di mainframe o grandi elaboratori. Probabilmente i primi computer definibili come minielaboratori sono stati quelli della famiglia PDP della Digital Equipment Corporation, apparsi nella prima metà degli anni Settanta. Il termine “mini” non deve essere inteso come molto piccolo; i primi minielaboratori avevano

dimensioni notevoli se paragonate ai modelli attuali; si trattava di semplici elaboratori un po’ piu piccoli rispetto ai mainframe, in quegli anni i dimensioni ancora mastodontiche. Gli anni Ottanta hanno rappresentato una vera rivoluzione in campo informatico. Il primo elemento di tale rivoluzione è stato proprio il PC, e la work-station; inizialmente queste macchine all’inizio, furono applicate solo nel campo scientifico ed ingegneristico, che richiedevano una grande potenza di calcolo, sia per la risoluzione di complicati problemi numerici, che per la visualizzazione ed elaborazione di complessi grafici. Successivamente ci fù l’entrata dei superelaboratori, quali l’ENAC, molto inferiore degli attuali PC, ma al suo tempo era un “superelaboratore”. Ciò malgrado gli elaboratori che a partire dagli anni Ottanta vengono designati con questo nome sono computer specializzati nella risoluzione di problemi scientifici, la cui architettura, tecnologia e progettazione li rende in grado di avere una velocità di calcolo numerico superiore dei mainframe di uso generale.

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