L’esperimento di Filadelfia

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E’ piuttosto noto che la II Guerra Mondiale vide, soprattutto nelle sue fasi finali, un proliferare di esperimenti militari volti alla creazione di armi sempre più sofisticate e dall’impatto determinante sull’andamento del conflitto. Per menzionare quelle effettivamente realizzate, basterà citare i missili V1 e V2, ideati dai Tedeschi e che funestarono Londra nel 1944, e la bomba atomica, che gli Americani non esitarono ad impiegare sulle città di Hiroshima e Nagasaki allo scopo di costringere il Giappone ad una resa senza condizioni.

Gli scienziati delle diverse nazioni contendenti avrebbero condotto anche altri studi, che poi non furono portati a termine, o i cui risultati vennero tenuti nascosti per ragioni di varia opportunità. In quest’area nebulosa ed incerta si staglia la storia del cosiddetto “esperimento di Filadelfia”, i cui esiti drammatici e non propriamente positivi avrebbero indotto il governo statunitense ad abbandonare ogni progetto in tal senso.

Tale episodio, se reale, accadde il 28 ottobre1943, ma fu portato alla luce solo il 13 gennaio 1956, quando l’astronomo ed ufologo Morris K. Jessup ricevette una lettera da parte di un certo Carlos Miguel Allende che, dopo aver commentato alcuni brani del libro The case for the UFO’s, scritto l’anno precedente da Jessup, che ipotizzava che gli UFO si muovessero in virtù di forze elettromagnetiche, gli rivelò di esser stato testimone, al largo di Filadelfia, di un esperimento di teletrasporto del cacciatorpediniere Eldridge, basato sulla teoria del Campo Unificato di Albert Einstein; la nave in effetti sarebbe svanita nel nulla, per ricomparire qualche minuto dopo al largo di Norfolk. In questa lettera, ed in altre due inviate successivamente, Allende, che si firmava anche Carl M. Allen, riferì che tale esperimento, per quanto avesse avuto successo, aveva provocato danni tali ai membri dell’equipaggio che ogni altra sperimentazione in tal senso venne abbandonata. In particolare, tutti coloro che si trovavano all’interno del campo, che aveva una forma sferoidale dal raggio di circa 100 metri, erano diventati evanescenti, ma anche dopo il test molti di essi avevano subito conseguenze terrificanti: alcuni diventarono parzialmente o totalmente invisibili, altri si congelarono, ed in quest’ultimo caso era possibile riportarli ad uno stato normale se qualcun altro li toccava. Tuttavia, se una tale condizione persisteva per più di un giorno, la persona colpita impazziva irrimediabilmente.

Secondo Jessup, dopo la seconda lettera di Allende egli venne convocato a Washington, negli uffici dell’ONR (Office of Naval Research), una branca della marina statunitense responsabile della ricerca scientifica, dove gli fu mostrata una copia del suo libro con numerose annotazioni da parte di tre persone distinte: tale copia era stata a sua volta inviata all’ONR da ignoti. Jessup riconobbe in una delle tre scritture quella di Allende e lo riferì agli agenti della marina, che gli chiesero di fornire loro le lettere in suo possesso, cosa che fece pochi giorni dopo. I tre autori delle note sembravano essere tutti a conoscenza dell’esperimento di Filadelfia, e facevano riferimento a due razze aliene che sarebbero vissute nello spazio, gli L-M, pacifici, e gli S-M, più pericolosi.

Tuttavia, dopo che nell’ultima lettera Allende si era detto disponibile a sottoporsi ad ipnosi od al siero della verità per ricordare eventi o persone inerenti al test che poteva aver dimenticato, il che avrebbe richiesto molto tempo e molto denaro, e dopo che l’indirizzo in Pennsylvania da lui fornito si era rivelato corrispondere ad una fattoria disabitata (ma i vicini riferirono che in effetti sino a poco tempo prima vi aveva abitato un uomo di nome Carl o Carlos, in compagnia di una coppia di anziani), tutta la questione aveva perso importanza.

Il 20 aprile 1959 Morris K. Jessup fu trovato morto nella propria auto, il cui interno era collegato al tubo di scappamento. Si raggiunse la conclusione che lo studioso, in preda ad una forte crisi depressiva, si fosse suicidato, ma alcuni sostennero che fosse stato assassinato per metterlo a tacere, tanto più che quel giorno avrebbe dovuto incontrarsi con persone alle quali intendeva rivelare ulteriori prove e retroscena su tutta la faccenda.

Escludendo la testimonianza di Jessup, non sembrano esserci altre fonti a sostegno della veridicità dell’esperimento di Filadelfia. Solo nel 1990 un certo Alfred Bielek affermò nel corso di una conferenza di aver fatto parte dell’equipaggio della Eldridge e di essersi trovato a vivere per un certo periodo nel futuro (precisamente nel 2137 e nel 2749). In seguito lo scienziato John von Neumann (che aveva partecipato al progetto) lo avrebbe rimandato nel passato per tentare di spegnere le apparecchiature a bordo del cacciatorpediniere. Ma presto Bielek si rivelò un impostore.

Secondo i dati ufficiali, la Eldridge non avrebbe mai attraccato al porto di Filadelfia nel 1943, e la Andrew Furuseth, la nave su cui sarebbe stato presente Allende, nell’ottobre di quell’anno si sarebbe trovata addirittura nel Mediterraneo.

Tutta la storia in sé appare incredibile ed è facile giungere alla conclusione che si tratti di un’invenzione di Jessup, senza neanche tener conto delle parole di Bielek, che non hanno fatto altro che fornire ulteriori argomentazioni agli scettici. Tuttavia non sarebbe il caso di dare troppo peso neanche alla testimonianza fornita dai diari di bordo delle due navi coinvolte nella vicenda, poiché non sarebbe stato difficile per il governo falsificarli per insabbiare una vicenda piuttosto imbarazzante e lesiva del prestigio nazionale.

Come al solito, tra un tetragono scetticismo ed un’assoluta credulità, anche in questo caso sarebbe opportuno mantenere un’apertura mentale scevra da fideismi di opposto segno, nella speranza di poter alla fine ottenere delle prove inoppugnabili in grado di fornire un giudizio definitivo su tutta questa vicenda.

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Nato a Taranto il 30/10/1966, laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Lecce, membro dell’Associazione Culturale ACSI/Prometeo Video Lab, autore del saggio storico-biografico “Giovanni delli Ponti, un d’Artagnan tarantino”, edito nel 2012 da Scorpione Editrice. Appassionato di Criptozoologia, Archeologia e di tutto ciò che ha a che vedere con il mistero.

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