La seconda vita di Oetzi: giro del mondo in 3D per l’uomo dei ghiacci

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Stampato con le nuove tecnologie a tre dimensioni e ridipinto da un artista, la mummia del cacciatore ucciso cinquemila anni fa e ritrovato intatto nel ghiacciaio dei Similaun, sarà riprodotta fedelmente in tre copie: due destinate a laboratori di ricerca a New York, una in Nordamerica per un museo itinerante
L’uomo dei ghiacci si fa in tre. Oetzi, la mummia del cacciatore ucciso cinquemila anni fa e ritrovato intatto nel ghiacciaio dei Similaun, per fare il giro del mondo ha deciso di moltiplicarsi. No, niente clonazione, almeno per ora: la tecnologia lo ha riprodotto identico stampandolo in 3D.

Partendo dalle immagini della Tac effettuata sui resti del povero cacciatore, ammazzato da una freccia vagante mentre gironzolava con pelli e tracolla tra i ghiacci alpini, gli scienziati hanno utilizzato una stampante tridimensionale per realizzarne tre copie in resina, successivamente lavorate da un artista per restituirgli colore e dettagli sfuggiti alla stampante.

“Dettagli” si fa per dire: le mani, per esempio, non erano state rilevate allo scan e sono state ricostruite da Gary Staab, l’artista americano che ha lavorato mesi sui tre plastificati della mummia per ridipingerli a mano rendendoli perfettamente identici all’originale ospitato nel museo a Bolzano.
Le repliche saranno presto dall’altra parte dell’Oceano. Una farà la globetrotter per l’esposizione itinerante che partirà nel 2017 dal North Carolina Museum of Natural Science di Raleigh per fare il giro del Nord America; le altre due invece si accaseranno al Cold Spring Harbor DNA Learning Center di New York, dove finiranno tra le mani degli scienziati per fini di ricerca.

Dall’età del rame, Oetzi è riemerso nel 1991 finendo tra i piedi di un gruppo di scalatori alle prese con il ghiacciaio del Similaun-Oetztaler, a due passi contestatissimi dal confine tra Italia e Austria. Riapparve perfetto con l’ascia e lo zaino, con il suo Dna intatto e i 61 misteriosi tatuaggi realizzati con aghi proprio nei punti che avrebbe scelto un medico specializzato in agopuntura. Aveva 45 anni quando fu ucciso da una freccia che lo colpì alla spalla penetrando a fondo, in direzione del cuore. Di lui si sa (quasi) tutto: aveva occhi scuri, pesava cinquanta chili, era intollerante al lattosio e certamente non immaginava che cinquemila anni dopo lo avrebbero ricostruito stampandolo in 3D.

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