La nave dell’orrore

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Sono molte le leggende che si raccontano su navi fantasma, o dotate di una propria particolare volontà, o infestate da qualche malefica entità, ma nessuna vicenda può vincere in orrore quella che vide protagonista il mercantile russo Ivan Vassili, all’inizio del XX secolo.

Questo piroscafo, varato nel 1897, per i suoi primi cinque anni di vita non diede problemi particolari, svolgendo una normale attività commerciale, poi, nel 1903, iniziò un vero e proprio viaggio nell’incubo. In quella data partì dal mar Baltico per trasportare rifornimenti alle truppe di stanza a Vladivostok, porto sull’Oceano Pacifico, e fino a che non ebbe doppiato Capo di Buona Speranza non si manifestarono fenomeni particolari, ma una volta che fu giunto nelle acque dell’Oceano Indiano iniziarono a palesarsi segni di inquietudine tra l’equipaggio. Molti marinai all’improvviso avvertivano una presenza accanto a loro e subito dopo provavano un invincibile senso di terrore, che bloccava ogni reazione, mentre la loro energia era come risucchiata da qualcuno, o qualcosa; in alcuni casi fu scorta una figura evanescente, dalla luminosità opaca, dai contorni vagamente umani. Poco prima dell’arrivo a Port Arthur ci fu un attacco di panico generale, che non cessò finché un membro dell’equipaggio, Alec Govinski, non si suicidò, gettandosi in mare. Quell’atto sembrò avere l’’effetto di placare la misteriosa entità, poiché tutti gli altri marinai ripresero immediatamente il controllo di sé, ma si trattò di una tregua momentanea, poiché tre giorni dopo a bordo della nave si scatenò una nuova ondata di terrore irrazionale. Quando, il giorno seguente, l’Ivan Vassili raggiunse finalmente Vladivostok, diversi uomini tentarono di abbandonare il piroscafo, ma vennero costretti a risalirvi.

Ebbe inizio il viaggio di ritorno, che si rivelò ancor più agghiacciante di quello dell’andata. Prima di arrivare ad Hong Kong, le crisi di panico generale si ripeterono periodicamente: due marinai si suicidarono, un terzo morì letteralmente di paura ed anche il capitano, lo svedese Sven Andrist, non resse più alla tensione e si suicidò gettandosi in mare. Invariabilmente, ogni morte sembrava placare la terrificante creatura, ma solo per breve tempo, e la situazione divenne assolutamente insostenibile. Una volta ad Hong Kong, tutti i membri superstiti dell’equipaggio abbandonarono di corsa la nave, con l’eccezione del secondo ufficiale, un altro svedese di nome Christ Hanson, e di altri cinque marinai. Hanson si autonominò capitano e provvide a reclutare un’altra ciurma, composta da cinesi ed altri orientali, quindi fece vela per Sydney. Inesorabilmente, l’entità rifece la sua comparsa mortifera e, prima di giungere a destinazione, anche il nuovo comandante si suicidò, sparandosi. A Sydney, ovviamente, tutti i marinai si affrettarono a fuggire, tranne un certo Harry Nelson, il cui coraggio rasentava l’incoscienza. Per quattro mesi l’Ivan Vassili restò all’ancora in Australia, poi Nelson riuscì a reclutare un capitano che non credeva nel sovrannaturale ed alcuni marinai, appena sufficienti a governare il piroscafo, che infine prese il largo, diretto a San Francisco. Purtroppo il diabolico ed inafferrabile visitatore rifece la sua comparsa, e, per quanto Nelson si sforzasse di trovare una spiegazione razionale al fenomeno, non riuscì a risolvere quell’enigma. Per altre tre volte un panico irrefrenabile si diffuse tra l’equipaggio, e per altre tre volte uno dei marinai placò la sete di sangue dell’entità con la sua morte; infine anche lo scettico comandante, impazzito per il terrore, si sparò. L’Ivan Vassili rientrò al porto di Vladivostok, e stavolta non ci fu nessuno che ebbe l’ardire di salirvi di nuovo a bordo; dopo esser rimasto per tre anni all’ancora, il piroscafo maledetto fu dato alle fiamme.

C’è una spiegazione razionale a questa vicenda da incubo? Nel 2003 l’Accademia delle Scienze di Mosca, analizzando la ruota di comando del timone, l’unico pezzo rimasto della nave maledetta, ha riscontrato nel legno di tek da cui essa, e gran parte dell’intero natante, era costituita tracce di alcaloidi, in particolare iosciamina e scopolamina, dotati di forti proprietà allucinogene. Finchè l’Ivan Vassili aveva navigato sulle fredde acque del Baltico, la verniciatura avrebbe isolato queste sostanze, impedendo loro di provocare effetti letali, ma, una volta che il piroscafo fu giunto in mari ben più caldi, esse si sarebbero propagate con effetti terrificanti.

Tuttavia questa spiegazione non chiarisce perché, dopo ogni suicidio, la calma tornasse momentaneamente a bordo, così come per quale motivo Harry Nelson non risentisse di nessun effetto di tali allucinogeni.

In definitiva, ad onta delle nostre certezze scientiste, dovremmo avere l’umiltà di ammettere che esistono al mondo fenomeni che non siamo in grado di spiegare razionalmente, e che per questo hanno la facoltà di affascinarci e di terrorizzarci al tempo stesso.

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About Roberto Conte 17 Articles
Nato a Taranto il 30/10/1966, laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Lecce, membro dell'Associazione Culturale ACSI/Prometeo Video Lab, autore del saggio storico-biografico "Giovanni delli Ponti, un d'Artagnan tarantino", edito nel 2012 da Scorpione Editrice. Appassionato di Criptozoologia, Archeologia e di tutto ciò che ha a che vedere con il mistero.

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