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La criptovaluta minaccia la politica economica dell’Euro?

La criptovaluta minaccia la politica economica dell'Euro?
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Bitcoin, moneta virtuale fuori controllo. Sono soldi immateriali generati da potenti computer. Il loro valore è esploso: aumentato in 10 anni di oltre 70.000 volte. Stanno facendo tremare le banche mondiali, gli squali di Wall Street ci sono saltati sopra famelici e c’è chi dice che presto diventeranno più preziosi dell’oro. Sono i Bitcoin, la criptovaluta più ricercata e scambiata, che oggi vale circa 65 miliardi dollari.

Chi li abbia creati nel 2008 non si è mai saputo, uno o più hacker con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, le intelligence di mezzo mondo lo hanno cercato in lungo e in largo senza mai riuscire a cavare il ragno dal buco. La creatura, intanto, ha assunto vita propria, è cresciuta, e nessuno riesce più a controllarla. Tanto che le principali agenzie di servizi segreti del mondo – dall’Fbi americano al Mossad israeliano – sono convinti che parte del boom sia da attribuire all’utilizzo di questa moneta virtuali per il riciclaggio e l’acquisto di armi e droga, proprio in virtù della difficoltà di rintracciare le fonti delle transazioni. Fatto sta che in sette anni, tra il 2010 e il 2017, il valore del bitcoin è aumentato di oltre 70.000 volte, passando da 6 centesimi a oltre 4.100 dollari arrivando a capitalizzare 69 milioni di dollari. In soldoni, chi, durante la grande crisi, avesse deciso di investire cento dollari in bitcoin, oggi ne avrebbe in tasca oltre 7 milioni. Niente male.

Da qui ad assumere il rango di valuta, però, ce ne passa. Il bitcoin non è una moneta di corso legale, non ha una banca centrale o un’autorità di controllo. Viene, infatti, catalogata come commodity, una merce scambiata tra soggetti privati con il meccanismo del peer-to-peer.
La piena legittimazione come asset di riferimento, secondo Bank of America, si giocherà su tre fattori: sicurezza, liquidità e volatilità. L’opacità e la mancanza di controlli sono insieme forza e debolezza, basta guardare le pesanti oscillazioni di prezzo.

margini di crescita sono legati, innanzitutto, al fattore tecnologico: la disponibilità di software e hardware sempre più potenti sia per il ‘mining’, cioè l’attività di produzione basata su algoritmi, sia per il trading. Le piattaforme digitali di scambio devono, infatti, processare transazioni globali a crescita esponenziale e, proprio il sovraccarico, è stato all’origine degli ultimi due crolli di Borsa.La recente adozione di un software più potente ha in parte placato i timori del mercato. Ma c’è anche il tetto dei 21mila pezzi in circolazione oltre i quali non si può andare: ad ora, ce ne sono in circolazione circa 16,5 milioni.
C’è poi l’aspetto regolatorio: mentre in Giappone i bitcoin hanno conquistato il riconoscimento giuridico di valuta di scambio parallela allo yen, le grandi potenze economiche come Usa, Europa e Cina tentano di imporre restrizioni e controlli anche per arginare la fuga di capitali.

Quello del Dragone è, infatti, il primo mercato dei bitcoin con il 35% di tutti i traffici mondiali. E proprio i rumors di una nuova stretta cinese sugli exchange (le agenzie che offrono servizi di cambio dei bitcoin), dopo il bando del sistema di raccolta fondi, ha fatto tremare il mondo delle criptovalute facendo temere lo scoppio della bolla: i bitcoin, venerdì scorso, hanno perso il 10% ma poi hanno iniziato a risalire la china. Il russo Putin, invece, per contrastare il fenomeno, ha appoggiato apertamente la diffusione di Ethereum, la criptovaluta nata a Wall Street che, a differenza dei bitcoin, è tracciabile.

La guerra delle criptovalute è scoppiata: ce ne sono in circolazione circa 80 per un valore di 300-400 miliardi di dollari, ma bitcoin ed ethereum fanno da sole il grosso del mercato. Per dare l’idea di quanto questo mondo sia in movimento, basta pensare che da inizio anno le Ico (offerte iniziali di moneta), cioè le criptovalute nuove di zecca, hanno raccolto 1,6 miliardi di dollari.

Una nuova minaccia alla regina delle criptovalute potrebbe arrivare da un fratellino minore, bitcoin cash, versione ribelle lanciata da un gruppo di sviluppatori della valuta digitale il primo agosto scorso che, grazie a una maggiore dimensione dei blocchi, consente pagamenti più veloci. Dopo il boom iniziale però, i ‘secessionisti’ hanno ripiegato stracciati dal rally dei bitcoin che hanno sfondato la soglia dei 3mila dollari in un crescendo che ha frantumato anche il muro dei 4mila. E avanti ancora, fino a sfiorare, a inizio settembre, i 5mila dollari.
Una corsa che non pare destinata ad arrestarsi: secondo molti analisti il vero boom si vedrà nei prossimi tre anni. Altri temono che la grande speculazione del secolo, nata all’indomani del crollo di Lehman, finisca per mietere molte vittime.

Un’esplosione che ha fatto suonare campanelli d’allarme nelle banche centrali impegnate, negli anni delle crisi bancarie e dei debiti sovrani, a inondare di liquidità i mercati in nome della stabilità finanziaria.
Senza contare che anonimato e non tracciabilità hanno consentito a evasori e riciclatori di denaro di bypassare la rete di sicurezza dei governi. E così la Bce ha messo in campo una task force incaricata di tenere sotto il controllo il fenomeno nell’Eurozona mentre, nel nostro Paese, Consob e Bankitalia monitorano l’evoluzione del mercato.

Recentemente l’antitrust italiana ha multato per 2,6 milioni OneCoin, una delle società promotrici di bitcoin, per aver «falsamente prospettato ingenti guadagni» mentre il Wall Street Journal definisce il boom della criptovaluta la miccia di una nuova crisi finanziaria pronta ad esplodere. Ombre che per ora non offuscano l’astro dei bitcoin, la moneta del web esplosa in parallelo alla globalizzazione della finanza che aspira a compiere la rivoluzione suprema: diventare l’unica valuta a livello mondiale per il commercio elettronico.

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