Il rapporto Coal 2017 dell’International energy agency conferma la riduzione globale della domanda di carbone per produrre energia

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Buone notizie: diminuisce l’uso del carbone. I prezzi bassi di altre fonti di energia, gli sviluppi delle rinnovabili e una maggiore sensibilità ai problemi ambientali favoriscono la diminuzione dell’uso del carbone (persino negli Usa), con poche eccezioni.

A dispetto delle agevolazioni e degli incentivi concessi dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’industria mineraria del carbone, negli Usa la richiesta di questa fonte di energia è in forte calo. È senza dubbio una buona notizia per l’ambiente e la salute di tutti, sempre che la tendenza sia confermata negli anni a venire.

Il rapporto Coal 2017 della International energy agency (IEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia), oltre a sottolineare la decennale “stagnazione” del mercato del carbone, riporta che negli ultimi due anni la domanda di carbone a livello globale è scesa del 4,2 per cento. È la più significativa riduzione in percentuale degli ultimi 40 anni, ossia da quando IEA pubblica i suoi annuali report statistici. Se la tendenza sarà confermata nei prossimi anni, è possibile che entro il 2022 l’uso del carbone per produrre energia scenderà al di sotto del 36%, e sarà la quota più bassa da quando l’Agenzia fotografa il mercato dell’energia.

Strade deserte e luce irreale: cartoline da Nuova Delhi. | ADNAN ABIDI/REUTERS
Strade deserte e luce irreale: cartoline da Nuova Delhi. | ADNAN ABIDI/REUTERS

Secondo gli analisti, la flessione è da imputare a una contingenza di fattori: i bassi prezzi del gas, l’impennata delle installazioni per energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e, non ultimo, la presa di coscienza del fattore inquinante – che nel 2016 portò a un calo dell’uso del carbone del 2% su scala globale, equivalente a 5.357 milioni di tonnellate di carbone in meno sul mercato dell’energia. Fattore, quest’ultimo, che nel 2016 ha dato una bella spinta alle rinnovabili, soprattutto in Europa: addirittura l’86% dei nuovi impianti energetici installati, secondo un rapporto della European Environment Agency (EEA), mentre a livello globale hanno rappresentato “solo” il 62 per cento (sempre dei nuovi impianti, naturalmente).

Tra le grandi economie, l'India è in controtendenza: continua ad aumentare l'uso di carbone.
Tra le grandi economie, l’India è in controtendenza: continua ad aumentare l’uso di carbone.
Per l'Italia, il ministro Calenda auspica la fine del carbone entro il 2025, ma sembra un obiettivo poco realistico.
Per l’Italia, il ministro Calenda auspica la fine del carbone entro il 2025, ma sembra un obiettivo poco realistico.

L’OTTIMISMO È IL SALE DELLA VITA… «I rapporti dell’IEA e della EEA sottolineano con chiarezza un cambiamento fondamentale nel settore energetico globale», affermano gli esperti del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment (Londra). «Il carbone diventa sempre meno attraente per la produzione di elettricità, perché alimenta il riscaldamento globale e per l’inquinamento a livello locale che produce. Questi risultati però ancora non bastano: bisogna accelerare in questa direzione, se vogliamo realizzare gli obiettivi della COP21 e contenere l’aumento della temperatura media globale sotto i 2 °C. Per intanto, è molto incoraggiante la posizione della Cina, dove la domanda di carbone è scesa per il terzo anno consecutivo e con il premier cinese che si è impegnato a riportare i “cieli al loro colore azzurro”.» Tutto ciò non deve indurre a pensare che i problemi siano risolti: il carbone resta la principale fonte di energia a livello globale, ma la strada è quella giusta.

TENDENZE. Nel nostro Paese il carbone mantiene un ruolo importante, anche in prospettiva: secondo alcune stime, nel 2022 continuerà a soddisfare almeno il 55% della domanda di energia. Detto ciò prendiamo atto delle dichiarazioni del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, a margine della presentazione del rapporto GreenItaly 2017, che ritiene che il nostro Paese dovrebbe abbandonare il carbone entro il 2025: un obiettivo forse poco realistico.

Negli Usa, lo abbiamo detto, la richiesta è in calo – così come nel Regno Unito, dove in un anno la domanda è scesa del 50%, portando le emissioni britanniche di anidride carbonica al livello più basso per l’intero XIX secolo.

Per contro, tra i Paesi in via di sviluppo e quelli di nuova industrializzazione spiccano per esempio l’India, con un incremento della domanda di carbone del 4% l’anno (secondo le stime, la tendenza è confermata almeno fino al 2022) e il Pakistan, che, favorito dalle abbondanti riserve di lignite, mostra di voler quadruplicare l’uso del carbone nel periodo 2016-2022. Infine, restiamo in attesa delle nuove economie che, sostenute dagli investimenti dei Paesi industrializzati, sono in espansione in Africa.

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