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Hiv, dietrofront sul paziente zero: “Il virus negli States già dagli anni 70”

Hiv, dietrofront sul paziente zero: "Il virus negli States già dagli anni 70"
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Uno studio su Nature riscrive la storia dell’Aids in Occidente. E cancella definitivamente il ruolo dello steward dell’Air Canada: non fu lui a diffondere per primo l’epidemia negli Usa.

Morì’ nel marzo del 1984 e suo malgrado entrò nella storia dell’epidemia che a quei tempi spaventava il mondo e ancora oggi tiene in allarme molti sistemi sanitari. Gaetan Dugas, steward dell’Air Canada, è stato a lungo considerato il “paziente zero” dell’Hiv negli Stati Uniti. La sua storia, raccontata anche nel libro-inchiesta di Randy Shilts del 1987, “And the band played on: politics, people and the Aids epidemic”, è quella di un gay molto attivo sessualmente che avrebbe avuto centinaia di partner. Sarebbe stato lui il primo ad ammalarsi, nel 1981, e il suo lavoro, che lo portava in giro per il mondo e per gli Usa, avrebbe contribuito a diffondere il contagio in aree distanti tra loro.

Venne fatta anche una ricerca sui primi infettati negli Usa e si notò che tra coloro che si erano ammalati nel 1983 alcune decine avevano avuto rapporti con lui o con una persona che a sua volta li aveva avuti. Questa storia era già stata messa in dubbio in passato da altre ricerche, soprattutto perché si tendeva a retrodatare l’arrivo dell’epidemia, ed ora viene definitivamente spazzata via da un nuovo studio, pubblicato da Nature e coordinato da Michael Worebey, dell’Università di Tucson in Arizona.

Dopo oltre 30 anni, grazie a una tecnica di analisi genetica si chiarisce che non c’è stato un paziente zero. E tra l’altro si spiega che il mito di quel primo malato, che ha resistito molto a lungo, potrebbe essere nato da un errore di trascrizione. Dugas, infatti, a suo tempo venne inquadrato dai medici come “Patient o”, nel senso che arrivava da fuori (“outside”) della California. La o successivamente sarebbe diventata uno zero, alimentando il fraintendimento.

La ricerca pubblicata da Nature, basata sull’analisi di circa 2.000 campioni vecchi di decenni, fa risalire l’ingresso dell’Hiv negli Usa all’inizio degli anni Settanta. La malattia avrebbe fatto un “salto” dai Caraibi a New York, che sarebbe stata lo snodo cruciale delle prime diversificazioni statunitensi del virus, che da lì si sarebbe diffuso nel Nord America. Ricostruire la storia dell’epidemia non è solo un esercizio descrittivo ma serve anche a sviluppare strategie per combattere l’Hiv basandosi proprio sull’analisi del modo in cui si diffonde nella popolazione. In più la tecnica messa a punto da Worebey e i suoi colleghi può essere utile per lo studio di altri virus, come Zika, ma anche della patogenesi dei tumori. Grazie al sistema di analisi messo a punto, si è riusciti ad esaminare anche campioni genetici del virus deteriorati. In quel modo sono riusciti a dimostrare che il virus aveva subito mutazioni già negli anni Settata. Era stato colpito da uno di quei ceppi già circolanti anche Gaetan Dugas, che quindi non può più essere considerato il “paziente zero”.

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