Google resta nel mirino dell’Ue: in arrivo una nuova procedura d’infrazione

Google resta nel mirino dell'Ue: in arrivo una nuova procedura d'infrazione
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Il Wsj anticipa l’apertura di un nuovo dossier su pubblicità e shopping online. La commissaria Vestager starebbe ultimando la sua istrutturia aprendo un nuovo capitolo nella partita tra Bruxelles e Mountain View dopo l’accusa di abuso di posizione dominante con il sistema operativo android.

La Commissione Ue è pronta ad aprire entro fine mese un nuovo caso contro Google, per favorire nei risultati delle sue ricerche sullo shopping online il suo servizio Alphabet. Lo sostiene il Wall Street Journal citando fonti vicine al dossier, mentre sia l’esecutivo Ue che il gigante di Mountain View hanno rifiutato di commentare l’informazione. Poche settimane fa anche il Financial Times anticipava una calda estate per il colosso americano. La commissaria Ue, Margrethe Vestager starebbe infatti ultimando la sua istrutturia. E l’invio di uno “statement of objections” supplementare da parte di Bruxelles, non farebbe altro che aggravare le precedenti accuse di abuso di posizione dominante negli altri servizi legati alle ricerche online per cui sono già stati aperti i casi nel 2015, in quanto obbligherà Google a approfondire le risposte precedentemente date all’Antitrust Ue. In particolare, le nuove accuse riguarderanno anche i servizi di pubblicità di Google, aumentando la pressione sulla società tech dopo quelle già mosse per Android, su cui dovrà rispondere già nei prossimi mesi.

Si tratterebbe, quindi, di un passaggio ulteriore rispetto alle accuse di sfruttare illecitamente la sua posizione domininante con il sistema operativo Android, che ha portato all’apertura di una indagine nell’aprile del 2015 che si è conclusa un anno dopo con la formalizzazione delle accuse che riguardano “le restrizioni imposte” ai produttori di smartphone e tablet Android e agli operatori di telefonia mobile, a cui il gigante di Mountain View impone di pre-installare sue app “come per esempio Google search”.

Chiamando in causa anche i servizi forniti ad esempio attraverso AdWords, ci sarebbe un salto di qualità anche perché Bruxelles andrebbe a toccare direttamente uno dei tasti che hanno permesso ad Alphabet (il nome della holding formale di Google) di espandere i ricavi fino ai 74,5 miliardi di dollari del 2015. E, come noto, nel caso dovesser alla fine di tutto l’iter prevalere le accuse sulla difesa, la multa potrebbe arrivare al 10% del fatturato totale dell’azienda che si è comportata in maniera contraria alla concorrenza. In particolare, preoccupano le restrizioni imposte ai clienti e che impedirebbero loro di passare facilmente ad altre offerte.

Bloomberg ricordava che le indagini sono partite oltre cinque anni fa e hanno riguardato in particolare i contratti sottoscritti con i siti che mettono fuori servizio le pubblicità diverse da quelle di Mountain View. Si potrebbe trattare anche di una strategia complessiva per puntellare la posizione europea nell’ambito delle complesse relazioni tra l’Antitrust di Bruxelles e Google stessa, in vista di un accordo che Vestager spera di raggiungere in tempi brevi.

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