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Gli Usa vogliono un hacker arrestato a Praga per aver violato i server di Linkedin, Dropbox e Formspring

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Nikulin, 29 anni, è ricercato dagli americani per aver violato i server di Linkedin, Dropbox e Formspring. Ma è sospettato di avere informazioni sugli hacking al partito democratico Usa. Mosca risponde con una contro-richiesta di estradizione per un furto da poche centinaia di euro. E la Cechia ora deve decidere.

Un giovane hacker russo in prigione a Praga è al centro di un braccio di ferro internazionale tra Stati Uniti e Russia: sul suo capo pendono due richieste di estradizioni parallele e contrastanti, sullo sfondo delle accuse di Washington sugli hackeraggi russi che avrebbero influenzato le elezioni americane.
La storia è degna d’un libro di John Le Carré o di Tom Clancy. Il giovane hacker ha appena 29 anni, si chiama Evgenij Nikulin ed è indirettamente sospettato secondo i media locali e internazionali di avere a che fare con le operazioni di cyberwar attribuite alla Russia. Entrambe le superpotenze, sia Washington sia Mosca, ne hanno chiesto l’estradizione, con accuse diverse. Ora tocca alle autorità ceche il compito imbarazzante di decidere: consegnarlo agli americani oppure ai russi. O invece processarlo a casa loro, o trovare ancora un’altra soluzione se possibile.
Il caso si staglia come un possibile ostacolo sulla strada del disgelo russo-americano promesso da Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti. Proprio a pochi giorni dal viaggio a Budapest con cui, al vertice col popolare premier magiaro Viktor Orbàn, il presidente russo Vladimir Putin sembra voler intensificare la sua offensiva diplomatica nell’Unione europea e prepararsi a lanciare segnali all’America e all’Europa con a fianco il leader nazional conservatore ungherese.
Nikulin era a Praga con la fidanzata (la splendida capitale cèca è meta prediletta di viaggio romantico o di riposo per moltissimi russi, oggi ancor più che ai tempi dell’Urss). Lui e lei sedevano tranquilli a godersi la cena in un bel ristorante nel centro della città d’oro, quando improvvisamente agenti in borghese dell’intelligence ceca scesi dalle loro Skoda Superb nere blindate si sono presentati a loro, qualificandosi col tesserino: ‘Signor Nikulin, voglia seguirci per favore’.
Da allora, Evgenij è detenuto a Praga. In base a un mandato d’arresto internazionale emesso dall’Interpol su richiesta delle autorità americane. Lo ha accusato una corte federale di Oakland, California, indagando sulle sue presunte attività di hacking di reti di computer appartenenti a LinkedIn, Dropbox e Formspring, e quel tribunale usa ha chiesto formalmente alla Cechia l’estradizione del giovane russo.
Se Praga accoglierà la richiesta e lo consegnerà agli americani, Evgenij rischia un massimo di 30 anni di prigione e multe fino a un milione di dollari. Non c’è un collegamento diretto tra la richiesta d’estradizione di Nikulin e le accuse mosse alla Russia di aver sabotato con gli hacker la campagna elettorale di Hillary Clinton, ma il suo arresto è avvenuto appena tre giorni dopo che l’allora presidente usa Barack Obama aveva formalmente accusato in pubblico la Russia di furto di email del Dnc (Democratic National committee, l’organizzazione elettorale del partito democratico) e di averle rese pubbliche attraverso WikiLeaks.
Osservatori citati dal Guardian notano che Formspring, quindi uno dei siti che Nikulin avrebbe violato, era la piattaforma usata da Anthony Weiner, ex candidato a sindaco di New York e marito di Huma Abedin, la più stretta e importante consigliera e collaboratrice della candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton sconfitta da Trump alle elezioni. La scoperta di e-mail legate al lavoro di Hillary sul computer portatile di Weiner hanno causato danni alla campagna elettorale dei democratici.
Ma appunto, è un intrigo internazionale, un triangolo del confronto planetario tra i grandi, quello che vede nel mirino Nikulin in persona e la Repubblica ceca come Stato. I russi hanno subito risposto alla richiesta d’estradizione americana consegnando a loro volta a Praga una simile richiesta. Accusano il giovane hacker di aver rubato (nel 2009) l’equivalente di poco meno di 1500 euro da conti privati.
Accusa ben meno grave, ma forse chiedendo la sua consegna i russi vogliono salvarlo dalle mani della giustizia americana. Proprio mentre Trump cerca il disgelo con Putin. “Forse il giovane hacker è stato reclutato dai russi quando i loro servizi hanno pensato che fosse in difficoltà, e spesso l’intelligence di Mosca offre immunità in cambio di collaborazione”, afferma a Praga Ondrej Kundra, alto dirigente dell’influente rivista ceca Respekt. Aggiunge: “È in corso un’attività di lobbying ad alto livello sul caso, americani e russi sono in contatto con le autorità ceche, entrambi vogliono la consegna di Nikulin”.
Altra teoria che arricchisce la trama del giallo: forse Evgenij non è personalmente coinvolto nel presunto hacking russo ai danni del Partito democratico usa, ma conosce i nomi delle figure-chiave del caso. I media cechi notano in proposito che alcuni dossier della Corte americana che ha chiesto l’estradizione sono stati posti sotto segreto.
Agenti FBI americani sarebbero pronti a recarsi a Praga per interrogare Nikulin alla presenza di rappresentanti delle autorità del paese, dice la tv ceca. I portavoce del Federal Bureau of Investigation non confermano ma dicono “siamo da tempo consci della situazione”. Le fonti ufficiali russe non commentano, ma i portavoce dell’ambasciata della Federazione russa a Praga affermano che il caso “come altri incidenti già avvenuti, è un’ulteriore prova che la giustizia americana dà la caccia a cittadini russi in tutto il mondo”.
La giustizia ceca dovrebbe prendere una decisione entro fine mese o all’inizio di febbraio. Chi vincerà? E chi ha ragione? La suspence c’è tutta. A Praga Adam Kopecky, il difensore di Nikulin, parla di “caso politico”, e sottolinea: “È strano che una superpotenza accusi un cittadino dell’altra superpotenza di hacking, e poi l’altra superpotenza lo accusi di un altro crimine”. E il legale del giovane hacker aggiunge: “Il mio cliente è triste e depresso per la lunga detenzione, da ottobre, e per le accuse mosse contro di lui. Vuole tornare in Russia, ma da uomo libero”.

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