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Gli Stati Uniti contro gli hacker russi dell’attacco a Yahoo

Gli Stati Uniti contro gli hacker russi dell'attacco a Yahoo
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L’azione del Dipartimento di Giustizia sembra confermare i sospetti. Le accuse vanno dalla pirateria informatica alla frode, dal furto di segreti commerciali allo spionaggio economico. Quello che si poteva dire finora a mezzavoce viene adesso sancito da un’azione giudiziaria. L’attacco a Yahoo del 2014 sarebbe stato organizzato dai russi. È ufficiale da parte del Dipartimento di giustizia americano l’incriminazione di due spie di Mosca, Dmitry Dokuchaev, 33 anni, e Igor Sushchin, di 43, e due hacker, Alexsey Belan e Karim Baratov, in relazione alla violazione di 500 milioni di account di utenti del motore di ricerca di Sunnyvale. Le accuse vanno dalla pirateria informatica alla frode, dal furto di segreti commerciali allo spionaggio economico. Nello specifico gli hackeraggi ai danni di Yahoo hanno riguardato materiale legato alla sicurezza e a personale diplomatico e militare, ha fatto sapere la vice ministra della Giustizia Usa Mary McCord. Nel mirino – ha aggiunto – “funzionari del governo americano e russo incluso il personale militare, diplomatico e dedicato alla cyber-sicurezza. E hanno preso di mira anche giornalisti e dirigenti governativi russi, nonchè dipendenti di una importante azienda russa di cybersecurity e di una banca d’investimenti russa. Tra gli obiettivi pure aziende di altri Paesi: un’azienda di trasporti francese e una società svizzera che usa la moneta virtuale Bitcoin”.

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Anche se gli Usa non hanno un trattato di estradizione con la Russia, sperano che Mosca cooperi nel consegnare alla giustizia gli hacker, ha detto McCord, ricordando  che Belan è l’hacker criminale “most wanted” dall’Fbi dal novembre 2013; era già stato accusato due volte dagli Usa di essersi intrufolato in aziende di ecommerce a danno di milioni di consumatori: nel giugno 2013 fu arrestato su richiesta di Washington in un paese europeo ma fu poi capace di fuggire in Russia prima della sua estradizione. Siccome tra gli Usa e la russia non c’è un trattato per l’estradizione, le autorità statunintensi sarebbero capaci di catturare i tre accusati ancora liberi solo se viaggiano in un paese che è poi disposto a consegnarli agli Usa. Dei due hacker arruolati dai russi, uno è stato arrestato ieri in Canada si tratta di Baratov, nato in Kazakhstan ma con cittadinanza canadese.

Quanto a Dmitry Dokuchaev e Igor Sushchin, entrambi lavoravano fino a dicembre alla divisione del Centro per la sicurezza delle informazioni dell’Fsb. Dokuchaev, ex hacker professionista con il soprannome di “Forb”, era stato arrestato lo scorso dicembre a Mosca per tradimento per aver passato informazioni alla Cia, così avevano riportato le agenzie russe, insieme al vicedirettore della divisione, Sergei Mikhailov e al dirigente della società per la sicurezza informatica Kaspersky Lab ed ex funzionario del ministero degli Interni Ruslan Stoyanov. Gli arresti in Russia, mai confermati dalle autorità, sarebbero stati legati a informazioni passate agli americani, tassello decisivo per la conclusione dell’intelligence sul ruolo di Mosca nei cyber attacchi durante il periodo delle elezioni (così aveva scritto Novaya Gazeta citando fonti non identificate: Mikhailov avrebbe fornito agli americani informazioni al servizio di host Kings Server usato dagli hacker che hanno colpito i server dei sistemi elettorali della Arizona e dell’Illinois).

L’Fsb – l’agenzia di intelligence succeduta al Kgb di sovietica memoria – è quella sanzionata, tra le altre, dall’amministrazione Obama alla fine dello scorso dicembre per l’interferenza nelle elezioni presidenziali americane. Come ricorda il Washington Post, i fatti risalgono a tre anni fa, ma sono stati resi noti dalla società solo lo scorso 22 settembre. A dicembre il gruppo aveva anche fatto sapere di avere subito nel 2013 un altro attacco, ancora più grave. Si tratta delle prime accuse penali negli Stati Uniti a carico di persone legate al governo di Mosca. In ogni caso non collegate ai cyberattacchi a danno della Democratic National Committe né alle indagini dell’Fbi su possibili interferenze russe nell’ultima campagna elettorale per la Casa Bianca.

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