Gli stati di emergenza spirituale – impazzire… per bene!

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Stanislav GrofLa consapevolezza della nostra natura cosmica, genera una rivoluzione interiore apparentemente disordinata, che ci proietta verso un equilibrio superiore, generando un’espansione verso la realizzazione spirituale.

Negli anni ’70, sull’onda beat e dei primi focolai New Age, uno psichiatra rivoluzionario di nome Stanislav Grof, diede vita ad un progetto che categorizzava diversi aspetti della patologia psichica, inserendo una nuova fascia di accoglienza per coloro che stavano impazzendo… diciamo così, “per bene”.

Santi, sciamani e medium… tutti “fuori di testa”

Oggi, sono pochissimi i ricercatori che ancora osservano le direttive base, su quelli che Grof definì “stati di emergenza spirituale”. Verrebbe da domandarsi come mai, proprio in questo periodo così altamente contaminato da un punto di vista psicologico, non vengano più identificati i casi di emergenza spirituale, con la stessa intensità con cui avveniva negli anni ’70 in America, dove esistevano anche strutture specializzate di accoglienza per questi casi.

Perché chi rientra in certe patologie psichiatriche, viene principalmente curato secondo una formula standard che segue le norme di omologazione globale? E’ necessario comprendere che dietro un disturbo di natura psicologica, non sempre possiamo sentenziare, appropriandoci di una diagnosi accademica: qualche volta, infatti, quelle che vengono comunemente e superficialmente definite patologie, possono rivelare invece forme di richiamo spirituale e cosmico.

La mia personale esperienza mi ha confermato che nel seguire il proprio intuito ci si trova letteralmente… tra le braccia del cosmo. Per poterlo fare, si attraversano fasi discordanti delicatissime, fino a raggiungere una sorta di stazionarietà o “maturità spirituale”, grazie alla quale si è ormai pronti ad affrontare la cosiddetta “notte oscura dell’anima”.

Prigionieri di comportamenti standardizzati

Da queste prime osservazioni si deduce che un individuo colpito da stati non ordinari di coscienza o alterazioni improvvise della personalità, che abbia come sottofondo la presenza e il richiamo verso una cosmogenesi, non dovrebbe essere incluso all’interno di una categoria standard, ma accolto e seguito con la consapevolezza che forse ci sia una tendenza ad “impazzire per bene”.
Secondo Stanislav Grof, quelle che definiamo patologie mentali non sono altro che il risultato di un disordine o meglio di un attrito tra la realtà interiore percepita e quella che invece preme dall’esterno, conosciuta con il nome di illusione. Tale attrito consuma lentamente le capacità di ascolto sottile, fino ad inglobare le persone definitivamente all’interno di un sistema che esige alcune formule comportamentali standard.

Una di queste segue un certo tipo di omologazione e si regola per mezzo della coscienza ordinaria, la quale si muove attraverso un equilibrio tra dare e ricevere. Al di fuori di questi parametri, il sistema matrice semplicemente ci esclude, il più delle volte bollandoci come pazzi, usciti dalla tangente, dalle linee guida, dalle normali formule di omologazione. Seguendo quindi una logica, se pur semplicistica, i pazzi sono coloro che parlano un linguaggio incomprensibile.

Molti esempi, nella storia, confermano questo processo di naturale deviazione dalle linee di appartenenza standard, verso un’individuazione dei propri talenti, della vera identità nascosta. Mi piace ricordare le stravaganze pittoresche di William Blake, dove racconta l’estrema passione per le rose del suo giardino che amava curare con meticolosa attenzione, completamente nudo.

Consapevolezza della nostra natura cosmica

La consapevolezza della nostra natura cosmica genera una rivoluzione, apparentemente disordinata, che ci proietta verso un equilibrio superiore, sradicando l’attrito della malattia, generando un’espansione verso la realizzazione. Come può il sistema escludere uomini e donne consapevoli? In realtà, essi fanno ciò che non è concesso, lo fanno artisticamente, in modo tale da renderlo concepibile attraverso il consenso. Diventano delle guide e inaugurano forme di pensiero in linea con una cosmologia. Rappresentano quella coscienza cristica che inevitabilmente nasce dal seme della follia e germoglia attraverso lo Spirito. (Alda-Merini)

Impazzire per bene” significa quindi seguire un andamento innaturale per il sistema che ci governa e contemporaneamente armonizzarsi attraverso un percorso intuitivo che dovrebbe essere guidato dalla psicologia, in quanto in essa troviamo un forte legame, anche se trasversale, con il cosmo, dovuto ad una concomitanza tra fattori opposti: la perdita del cosmo e la nascita della nevrosi. Questo è ciò che intuì Grof negli anni ’70, e lo fece attraverso il legame con la tradizione, prima di tutto quella sciamanica.

Siamo tutti programmati? Come uscire dalla norma

Esistono infinite deviazioni dallo stato composto di quella natura artificiale che il sistema ha definito normalità. In verità, questa non rappresenta affatto un equilibrio, bensì uno sbilanciamento di fattori, dovuto a dipendenze, attaccamenti, desideri compulsivi, e a tutte le forme di identificazione con il corpo.

Non appena cominciamo a prendere le distanze da quella che il mondo definisce normalità, la mente si ribella: questo è il primo sintomo che conferma l’esistenza di un programma mentale predefinito, strutturato in modo tale da farci vedere la realtà, in linea di massima, similmente a come la vedono gli altri.

Siamo collegati ad un sistema formativo comune? E’ possibile attuare comportamenti fuori della norma? Paradossalmente i casi di emergenza spirituale di cui parla Grof, sono riconducibili ad alcuni atteggiamenti innaturali di elevazione spirituale; caratteristiche comportamentali di connessione cosmica (‘peack experiences’, come le definì Maslow), movimenti e comportamenti rocamboleschi, solitamente attribuibili ad un’età infantile.

“Impazzire per bene”, significa attuare strategie di rottura, de-programmazione, frantumazione delle personalità stereotipate che ci fanno sentire in un’illusione fatta di sicurezze. Il discorso della de-programmazione è prettamente legato al grado di evoluzione dell’individuo; in termini buddhisti potremmo pensare ad una preparazione durata moltissime reincarnazioni.

Nel momento in cui l’anima è pronta, si innestano spontaneamente comportamenti di rottura, in un primo momento inconsapevoli che, non sempre riescono a emergere verso la consapevolezza di un percorso di destrutturazione della personalità fittizia. Ciò comporta un delicatissimo periodo iniziale dove, se non riconosciuti, questi soggetti vengono etichettati ed in seguito emarginati. Sono quelli che, l’evoluzionismo pedagogico ha definito “bambini indaco”.

Conquistare la sensibilità necessaria

Stanislav Grof elaborò un prontuario di emergenza, da distribuire ai familiari di questi soggetti, afflitti da profonde crisi della personalità. I familiari potevano affrontare la transizione dei propri figli in modo cosciente, riconoscendo una linea guida elaborata proprio per ammortizzare e agevolare il processo di trasformazione psicofisica, verso un’unione cosmica completa.

Al contrario di tutto ciò, il metodo tradizionale di cura, spesso non ha occhi per vedere ed è completamente sprovvisto della sensibilità necessaria per comprendere questi soggetti e la loro connessione ai flussi vibrazionali cosmici. La conseguenza di tale incomprensione è la castrazione degli organi sensibili attraverso la farmacologia, con conseguente anestesia dell’anima.

Come analizza Grof, nei casi di emergenza spirituale esistono molte sfumature che possono richiamare l’attenzione verso una diversa formula interpretativa; ci sono personalità che non superano il confine oltre il quale si manifesta una differente forma di apertura verso una cosmogenesi. Queste personalità rimangono nel ristretto territorio della patologia, perché non avvertono quel particolare richiamo che permette appunto di distinguere un’emergenza spirituale da un qualsiasi caso di psicosi. Esistono quindi soggetti che vivono una condizione per così dire inferiore, da un punto di vista percettivo, restano limitati nel recinto delle apparenze e non riescono a sviluppare gli organi spirituali adatti ad una trasformazione verso qualcosa di più grande e nuovo. Questi casi non rientrano quindi nelle emergenze spirituali, rimanendo in una specie di limbo, spesso ulteriormente condizionati da un’ignoranza diffusa anche tra i familiari; per loro, la cura resta quella tradizionale.

L’ignoranza, la vera radice di tutti i mali

Come ricorda lo stesso Buddha: “la causa della sofferenza è nell’ignoranza”. Al nucleo di questo malessere, c’è la tendenza a vedere ciò che è diverso come qualcosa da sottomettere o addirittura da eliminare. Gli stessi nativi americani ricordano che i conquistatori spagnoli giunsero alla convinzione che le popolazioni native non avessero l’anima e che quindi fosse legittimo renderle schiave o assassinarle.

Un’altra emblematica rappresentazione dell’ignoranza fu rappresentata dai manicomi, all’interno dei quali persino nomi celebri vennero sottoposti alle torture istituzionali di una scienza oscura e priva di fondamenta. Gli sciamani, invece, vedono la pazzia come un segno inequivocabile che permette subito di riconoscere le qualità di un futuro sciamano. Lo stesso Don Juan raccontando di sé all’apprendista Castaneda, fa emergere l’immagine chiara di una personalità solidamente radicata nell’intuito, nella capacità di seguire sentieri invisibili, che nella nostra cultura sarebbe etichettata come schizoide. Le gesta di Don Juan sono un grande esempio di decondizionamento per mezzo di una sana pazzia, o meglio, di una formula “psicomagica” capace di liberarci da questo enorme condizionamento che ci vuole tutti in fila e allineati.

Una follia… razionale

L’atto ‘psicomagico’, nella sua apparenza, dimostra una follia razionale studiata appositamente per scardinare meccanismi autodistruttivi di omologazione. Le emergenze spirituali sembrano quindi essere una spontanea attivazione di procedure inconsce di decondizionamento, attivate da flussi di natura cosmica, quelli che gli sciamani definiscono “emanazioni”. Guardare negli occhi la pazzia fa rabbrividire, forse a causa dell’illeggibilità che se ne ricava, o forse perché una parte di noi reagisce, timorosa, ad un profondo richiamo ancestrale.

La surreale compostezza che le civiltà moderne hanno raggiunto riguardo a questi argomenti e a molti altri, è causata da una forma di ignoranza: le persone sembrano avvolte in bozzoli di condizionamento, incapaci di esprimere i propri talenti, la propria creatività.Da questo alto piedistallo c’è la tendenza a giudicare tutto ciò che è diverso, terrorizzati dall’idea che questo “diverso” possa essere parte di noi. A un livello inconscio, chi è pronto per una radicale trasformazione, avverte invece un’emergenza di natura spirituale e necessita di un intervento di emergenza che possa accompagnare e sostenere questo processo.

Molti ricercatori affermano che oggi i casi di emergenza spirituale non esistono più, si sono in qualche modo estinti dopo l’enorme boom spirituale. Il proliferare delle pratiche di sviluppo della coscienza, sono in qualche modo diventate dei condotti naturali che, come dei magneti, attirano l’attenzione di questi casi in emergenza. E’ quindi necessario confermarne ulteriormente l’esistenza, concentrando l’attenzione sullo sviluppo dei metodi psicologici più adeguati, che possano accompagnare questi processi senza interferire violentemente con soluzioni meccanicistiche e obsolete.

Sorgente: Impazzire… per bene – KarmaNews

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