Gli attacchi alle Torri gemelle e la teoria del complotto

Gli attacchi alle Torri gemelle e la teoria del complotto
Gli attacchi alle Torri gemelle e la teoria del complotto
Condividi l'Articolo
Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://scienzamagia.eu/gli-attacchi-alle-torri-gemelle-e-la-teoria-del-complotto/
L’inchiesta della Commissione nazionale per gli attacchi terroristici agli Stati Uniti è conclusa, ma i fautori della controinformazione relativa all’11 settembre non si arrendono.
Secondo loro, non ci è stata mai detta la verità e hanno pronta un’altra versione dei fatti. Tweet 11 settembre, la controinchiesta di Giulietto Chiesa New York 10 settembre 2014. Possibile che i terroristi si siano mossi liberamente negli Stati Uniti, siano diventati piloti, abbiano pianificato nei dettagli l’attacco più imponente mai realizzato prima, senza che le spie della prima potenza mondiale, la Cia, si accorgessero di nulla? Oppure i piani alti sapevano? E hanno scelto di non intervenire per far nascere nell’opinione pubblica un clima che giustificasse una guerra successiva, fatta per tutt’altre ragioni e non certo per la lotta al terrorismo?
Un’altra storia Sono solo le prime domande poste dai fautori della “controinformazione”, che hanno portato alla formulazione di quella che viene definita la teoria “del complotto”, che raccoglie proseliti in tutto il mondo e che viene diffusa, soprattutto nel web.
La teoria sostiene che agli Stati Uniti servisse un pretesto per fare la guerra all’Afghanistan e che abbiano nascosto, dai tempi di Bush padre, le relazioni pericolose della famiglia Bush con i sauditi di Bin Laden.
Una versione “altra” della storia, sfociata nel 2004, in un film-documentario del regista americano Michael Moore, e in numerosi libri, documenti, inchieste, calcoli matematici, descrizioni di presunti fotomontaggi e svariate testimonianze che contraddirebbero la versione ufficiale.
Ma vediamo con ordine i punti su cui si concentrano i maggiori dubbi. In rete I video su Youtube che analizzano le dirette televisive della Cnn, della Fox e della Cbs, riprese dagli elicotteri quella mattina, si chiedono come mai nelle immagini il cielo abbia colori sempre diversi e ci siano dei tagli di montaggio e delle dissolvenze a nero (come dei black out del segnale video) proprio dopo l’impatto del secondo aereo sulla Torre, avvenuto in diretta, venti minuti dopo il primo, con le televisioni già sintonizzate. In questi video ci si chiede anche come mai ci siano degli zoom poco prima dello schianto e non si veda nessun aereo nelle inquadrature precedenti, più larghe: gli operatori sopra gli elicotteri avrebbero dovuto vederlo e spostare la telecamera in direzione del velivolo. L’aereo non si vede nelle inquadrature perché viaggiava a più di 900 chilometri orari, dice la Commissione Nazionale d’inchiesta sugli attacchi terroristici dell’11 settembre. Ma sono intervenuti piloti ed esperti di aeronautica per spiegare che quella velocità sarebbe raggiungibile da un Boeing solo a diverse migliaia di metri di altezza, non certo a circa mille metri, dove la densità dell’aria lo renderebbe impossibile. Dove sono i resti degli aerei? Inoltre, secondo la testimonianza di un ex pilota della Cia, John Lear, la dinamica dell’impatto, mostrata nei filmati, non sarebbe compatibile con quello che sarebbe accaduto fisicamente ad un aereo di quel tipo se si fosse schiantato sulla Torre, di cui non si sono potuti verificare i resti. Non sono mai state trovate nemmeno le scatole nere e i lavori per sgomberare Ground Zero sono cominciati subito dopo il disastro. I camion hanno iniziato subito a portare detriti alla discarica di Fresh Kills, a Staten Island. Con una fretta sospetta, secondo i sostenitori della teoria del complotto: forse si volevano evitare indagini sulla dinamica dei crolli.
L’impatto: chi l’ha visto? Secondo alcuni piloti di grandi compagnie di linea, inoltre, sarebbe impossibile per dei dirottatori inesperti, addestrati solo su un Cessna 172, pilotare dei Boeing 757 e 767 nel modo in cui l’avrebbero fatto e compiere una tale impresa. E ci sono poi i testimoni, tra cui anche alcuni corrispondenti sul posto, che hanno dichiarato in diretta di non aver visto in modo nitido l’aereo, pur essendo stati lì, sotto le torri, al momento dell’impatto. Anzi, qualcuno da subito ha detto che si sarebbe potuto trattare anche di un missile. C’è un filmato amatoriale girato sotto le Twin Towers, quando era già stata colpita la prima, che mostra chiaramente un aereo infilarsi dentro la seconda Torre. Ma in effetti si vede solo una sagoma scura e non un aereo bianco, blu e rosso, come quelli della compagnia di bandiera americana.
Passeggeri al check-in Resta un’altra, inevasa domanda, sempre secondo i “cospirazionisti”: chi sono i passeggeri dei Boeing che si sono schiantati sulle Torri Gemelle, di quello che è caduto sul Pentagono, e del quarto, lo United Airlines 93, precipitato senza colpire i presunti obiettivi (la Casa Bianca o il Campidoglio)? E come hanno potuto telefonare i passeggeri con i cellulari dall’aereo, se è vero che hanno telefonato dai cellulari, secondo quanto riportato da alcuni media, e non dai telefoni di bordo? Non è possibile verificare l’identità di chi è salito su quegli aerei, perché non è possibile risalire a tutti i familiari delle vittime e perché non ci sono testimonianze video (ed è questo che insospettisce i fautori della teoria) né al check-in, né al momento dell’imbarco. “Farenheit 9/11” “Farenheit 9/11” esce nel 2004, suscita grande scalpore e vince la Palma d’oro al Festival di Cannes. In questo documentario il regista Michael Moore racconta le relazioni tra la famiglia Bush e quella degli sceicchi sauditi di Bin Laden, intrecciate dagli interessi del fondo finanziario Carlyle e della compagnia petrolifera Harken Energy, di proprietà dei Bush. Non mancano i dettagli sugli interessi economici legati alla successiva invasione dell’Afghanistan (il cui via libera è stato dato sulla base della rivendicazione dell’attentato di Osama Bin Laden e di Al Qaeda) e sulle multinazionali che hanno visto esplodere i fatturati in seguito allo scoppio del conflitto. E racconta poi di come, fra il 14 e il 24 settembre 2001, 6 voli charter riportarono in patria 142 persone di nazionalità saudita, delle quali 24 erano membri della famiglia Bin Laden, altre della casa regnante Saudi. La televisione e i mass media ci hanno propinato una teoria confezionata, al servizio dell’amministrazione Bush, per fare propaganda, sostiene Moore, che affronta il tema della comunicazione manipolata, come fa Ray Bradbury nel romanzo cui è ispirato il titolo di Moore. Lo scrittore, però, si lamentò del “furto” e chiese più volte al regista di cambiare il nome del film, criticando con fermezza la sua scelta.
La contro-inchiesta di Giulietto Chiesa Anche in Italia qualcuno si è interrogato sui sospetti legati all’11 settembre. Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Francesco Trento e Thomas Torelli hanno lavorato ad un’inchiesta, un libro poi diventato film, proiettato alla Festa del Cinema di Roma: “Zero”, che si concentra sulla manipolazione delle immagini dell’attacco terroristico trasmesse quel giorno in tutto il mondo: secondo loro non sono reali, ma un film globale al quale tutti abbiamo creduto, come una sorta di Truman Show. “Pensiamo di aver visto tutto – sostiene Giulietto Chiesa, giornalista ed ex europarlamentare – e invece non abbiamo visto niente.
Le prove della responsabilità di Osama Bin Laden non sono mai state documentate ed esibite dagli Stati Uniti e noi, insieme alla Nato, siamo andati in Afghanistan sulla base di queste presunte prove. Siamo stati presi in giro”. Il crollo Un altro tema, a lungo dibattuto dai sostenitori della teoria del complotto sul web, e affrontato in “Zero”, è la dinamica del crollo delle torri, inspiegabile, secondo Chiesa, se la si confronta con la versione ufficiale.
Come è possibile che il calore dell’incendio, causato dall’esplosione degli aerei, abbia fuso l’acciaio in quel modo, facendo sbriciolare e implodere le Torri su se stesse?
Qui gli architetti e gli ingegneri si scontrano, in particolare sulla temperatura che sarebbe necessaria per indebolire una struttura come quella delle due torri. Queste teorie sono riunite al completo nel sito “Architects and Engineers for 9/11 truth”. Inoltre resta inspiegabile il crollo del Wordl Trade Center 7, alle 17 di quel pomeriggio: la tesi dei crolli strutturali è confutata da numerosi testimoni oculari che hanno sentito chiaramente un’esplosione prima del crollo. Le testimonianze sono visibili su Youtube, nei video delle dirette televisive delle reti americane. I dirottatori E poi, ancora, c’è la questione dei dirottatori, anche questa trattata nel film: l’elenco dei 19 terroristi viene pubblicato con rapidità dal Dipartimento di Stato americano. Ma è risultato da subito che almeno 13 di loro fossero vivi e totalmente estranei agli attentati. Risiedevano in altri Paesi e si recavano nelle ambasciate americane per capire come mai il loro nome fosse su quell’elenco dell’FBI. Alcuni avevano denunciato anni prima il furto del passaporto, sostenendo di non aver mai lasciato il loro Paese, come nel caso di Salem Alhazmi (Volo AA-77) e di altri, contattati da Guardian, Telegraph e BBC. Sembrano casi di furto di identità, come ad esempio per Saeed Alghamdi (Volo UA-93), pilota della Tunis Air che, intervistato dal Telegraph il 29 settembre 2001, dichiara: “Nei passati dieci mesi sono stato in Tunisia con altri 22 piloti per imparare a pilotare un Airbus 320. L’FBI non ha fornito alcuna prova della mia presunta partecipazione agli attentati.
“Report” Anche il programma Rai “Report” si è occupato della controinformazione sull’11 settembre. Nella puntata in onda il 24 settembre 2006 Milena Gabanelli intervista Jimmy Walter, un miliardario americano che ha speso 7 milioni di dollari per distribuire gratuitamente un filmato per convincere l’opinione pubblica che la versione ufficiale su quanto accaduto quel giorno è frutto di una manipolazione: “Confronting the evidence“. Walter dichiara: “Non sono sicuro di tante cose, del perché è successo, della fine che hanno fatto i passeggeri sul volo del Pentagono e tanto meno di che fine ha fatto quell’aereo. Non sono sicuro di cosa è entrato nel Pentagono e l’abbiamo detto, non so cosa l’abbia colpito, non so cosa abbia fatto quel buco. Ma so per certo che non può essere stato un boeing 757. Di alcune cose sono sicuro, altre sono domande, quello di cui sono sicuro è che quello che il Governo ci ha raccontato sono bugie”. Inganno globale C’è anche il film documentario del controverso giornalista Massimo Mazzucco che si concentra sull’aereo caduto (o abbattuto) in Pennsylvania e su quello, appunto, che colpì il Pentagono. Dove sono finiti i resti dei due Boeing? Nel filmato di Mazzucco, visibile su Youtube, ci sono le immagini del Pentagono scattate poco dopo lo schianto: il prato è intatto, un’apertura sulla facciata dell’edificio di 20 metri più stretta rispetto all’apertura alare di un Boeing e soprattutto, nessun resto del velivolo tra le macerie, nessuna traccia nemmeno dei motori giganteschi. L’aereo si è disintegrato all’interno del Pentagono, secondo la teoria ufficiale, messa in dubbio da alcune testimonianze raccolte nel film. Quella di Albert Stubblebine, ad esempio, ex generale dell’esercito che si occupava di interpretare le immagini di segreti tecnici e scientifici durante la Guerra fredda: “Guardo il buco nell’edificio del Pentagono – dice Stubblebine – poi guardo il Boeing che avrebbe dovuto colpirlo e dico: l’aereo in quel buco non ci sta”. A 13 anni dagli attentati, i dubbi dei cospirazionisti persistono, anche e soprattutto dopo la cattura e l’uccisione di Bin Laden, di cui non sono mai state diffuse foto ufficiali.

Condividi l'Articolo
Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://scienzamagia.eu/gli-attacchi-alle-torri-gemelle-e-la-teoria-del-complotto/
Inviami gli Articoli in Email:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*