Gli Alieni sono tra noi e vogliono la nostra energia – Intervista al Prof. Corrado Malanga

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Hanno sembianze antropomorfe e non sono né buoni né cattivi. Sono esseri molto evoluti dal punto di vista tecnologico sebbene la loro coscienza sia inferiore a quella dell’uomo, dal quale vogliono l’anima.

 Gli alieni esistono e sono vivi, proprio come noi. Per questi esseri, l’anima dell’uomo rappresenta una risorsa energetica a dir poco eccezionale. Una risorsa in grado di fornire loro l’elisir dell’immortalità. Al di là del bene e del male, gli alieni – angeli o demoni dei tempi remoti – non dispongono di alcuna coscienza integrata, ovverosia dell’osmosi tra anima, mente e spirito. A causa di tale carenza essi effettuano le abduction, o adduzioni, cioè i rapimenti alieni.

Questa è soltanto una sintesi dell’agghiacciante intervista che Corrado Malanga, stimato ricercatore e docente di chimica organica presso l’Università di Pisa, ha deciso di concederci. Corrado Malanga è il più grande esperto mondiale d’interferenze aliene, un ramo dell’ufologia che si occupa dei rapimenti perpetrati da entità extraterrestri ai danni degli uomini. Per trentacinque anni membro del Centro Ufologico Nazionale (CUN) e fondatore del Gruppo Stargate Toscana, il prof. Malanga, studia il fenomeno degli ufo da più di quarant’anni. Ha scritto diversi libri: I FENOMENI BVM (con Roberto Pinotti), GLI UFO NELLA MENTE e ALIENI O DEMONI. Le sue teorie scientifiche sui rapimenti alieni sono state portate sul grande schermo dal regista Varo Venturi; il film 6 GIORNI SULLA TERRA, infatti, è un omaggio alla sua straordinaria opera di ricerca sulla natura profonda dell’universo e dell’uomo.

 INTERVISTA AL PROF. CORRADO MALANGA 

Prof. Malanga, potrebbe spiegare ai nostri lettori cosa sono le abductions? 

 Con questo termine anglosassone si definisce una situazione nella quale un essere umano racconta di essere stato catturato da entità aliene di vario genere, sovente alla presenza di militari di questo pianeta. L’adduzione avviene non solo di notte ma in qualsiasi momento della vita. La tecnologia che sta dietro queste situazioni è sicuramente molto evoluta ma non al di fuori della comprensione della fisica moderna. Il soggetto addotto racconta infatti situazioni che avvengono durante l’apparente blocco dello scorrere del tempo. Tutta l’operazione di adduzione accade dunque in un solo “fotogramma di esistenza”. Fotogramma nel quale il soggetto addotto è relegato. Nel mentre, tutte le altre creature viventi attorno a lui sono andate avanti nella freccia del tempo. L’addotto si trova così imprigionato, durante il rapimento alieno, in una bolla temporale nella quale egli è completamente isolato dal resto del mondo e in cui accadono le vicende da lui raccontate.

L’adduzione avviene per ottenere dall’uomo una cosa che l’alieno non possiede. Un’energia vitale che renderebbe l’alieno immortale. L’uomo, infatti, è per l’alieno un contenitore di tre coscienze, ossia tre sorgenti vitali, definibili convenzionalmente con i nomi di anima, mente e spirito. Queste tre coscienze sono rappresentabili come gruppi di vettori o, per alcuni versi, descrivibili come gruppi di quark colore. Agli alieni interessa solo la parte animica poiché priva dell’asse del tempo e dunque immortale.

 Essa dimora all’interno dei corpi umani onde effettuare esperienza del mondo solido – il mondo nel quale viviamo – e, in particolare, esperienza riguardo l’inizio e la fine delle cose. Tra queste esperienze vi è dunque anche quella della morte ed è per questo che attualmente l’uomo, contenitore di queste tre entità coscienti, muore.

L’alieno non sopporta l’idea di terminare la sua esperienza in questo universo tridimensionale e, per questa ragione, ha deciso di impadronirsi di questa parte animica caratteristica dell’uomo, costringendola per mezzo della tecnologia a rimanere sempre imprigionata in contenitori – cioè corpi – alieni, i quali in questo modo non morirebbero mai fisicamente.

L’alieno moderno rappresenta dunque il mito del demone che, junghianamente parlando, ti ruba l’anima, dove l’addotto sarebbe colui che, per imperizia, avrebbe inconsapevolmente accettato un patto con il diavolo. In questo contesto, i demoni della nostra storia vengono letti in chiave archetipica come gli alieni di oggi.

Potrebbe parlarci dell’ipnosi regressiva e della programmazione neuro linguistica?

L’ipnosi è una tecnica per alterare i sistemi comunicativi tra conscio, inconscio e subconscio. In altre parole, per stabilire un contatto preferenziale con l’inconscio, dove con questo termine io definisco la consapevolezza della parte animica. Il subconscio, in questa ottica, è definibile come la consapevolezza della parte spirituale mentre il conscio è semplicemente la consapevolezza della parte mentale. Diversa è dunque la definizione che dà la psicanalisi classica, non quella moderna, di queste tre parti del nostro essere, e ritengo di essere più vicino a quella parte di psicologia detta “transpersonale” che ammette l’esistenza di una coscienza profonda, staccata dal resto – dunque – delle altre componenti.

Tramite l’ipnosi, il soggetto viene posto nelle condizioni di essere solo anima, azzerando il rapporto con l’asse del tempo. L’anima, infatti, legge il tempo tutto assieme cioè “non localmente”, secondo la fisica di Bohm. In quel contesto anima, svincolata da spirito e mente (una sorta di trinità cristiana), può analizzare la time line, o linea del tempo, in ogni suo punto.

La time line era vista, ai tempi della vecchia concezione d’ipnosi regressiva, come una rivificazione dei ricordi; ma essendo che, secondo Bohm, il tempo in realtà non esiste e tutto accade non localmente, allora tutti gli avvenimenti accadono contemporaneamente. E’ da precisare che Bohm descrive il nostro universo per quanto noi normalmente lo percepiamo come un universo olografico tridimensionale – cioè la VIRTUALITA’, in quanto si tratta di una percezione totalmente virtuale – ed egli, a questo ordine delle cose, contrappone invece la REALTA’, da lui definita “ordine implicito”, che per Bohm è atemporale e non locale.

Viceversa la nostra mente visita questi eventi in una sua linea temporale e, man mano che li legge, crede che appaiano a essa con una consecutio temporum – che però è in realtà del tutto finta.

E’ come dire che, mentre leggo un libro, le pagine che leggo esistono e quelle che non ho già letto non esisterebbero ancora. In realtà, invece, esiste tutto il libro in un unico istante. Tuttavia io, volta per volta, credo che esista solo la pagina che sto leggendo perché solo di essa ho consapevolezza. In questo contesto l’ipnosi regressiva non aiuta il soggetto a ricordare cose dimenticate, ma aiuta il soggetto a vivere nel presente – cioè a rivificare – il corrispondente passato che sta accadendo ora.

In altre parole la mia parte animica atemporale diviene consapevole del tale passato e lo vede perché è lì in quell’istante ed essa può interagire con esso. La sconvolgente conclusione è che, attraverso l’ipnosi, si può mandare la parte animica indietro (=ipnosi regressiva) o avanti (=ipnosi progressiva) nell’asse del tempo per modificare gli eventi i quali – è bene rammentarlo di nuovo – in realtà accadono comunque in un unico istante.

La fisica quantistica può essere interpretata in accordo con questo sistema di lettura dell’ologramma e anche con la fisiologia moderna, attraverso gli studi di Karl Pribram, si può dimostrare come il ricordo non esista nella nostra mente, in quanto la mente è solo un lettore di ologrammi ossia legge gli ologrammi provenienti dall’ordine implicito (per usare la definizione di Bohm) e li interpreta come ricordi. La mente è quindi solo un lettore, è cioè come la puntina di un disco, ma il disco è l’ordine implicito. In altre parole il cervello non immagazzina, il cervello legge. L’ipnosi è parte integrante della programmazione neuro linguistica. Quest’ultima utilizza, per riprogrammare le persone cioè per insegnare loro a leggere la mappa del territorio in maniera corretta, la time line allo stesso identico modo della fisica quantistica di Alain Aspect.

Dunque, gli alieni esistono davvero? E’ mai stato protagonista di un incontro ravvicinato del quarto tipo? 

Gli alieni esistono in quanto esseri con coscienza. La coscienza è la vita e rappresenta la realtà reale della creazione – cioè l’ordine implicito – mentre lo spazio, il tempo e l’energia sono i vettori su cui si basa l’universo virtuale, una sorta di specchio in cui la coscienza si guarda per comprendere come essa è fatta. L’alieno è diverso dall’uomo in quanto privo di parte animica e dunque meno cosciente dell’uomo. L’uomo, sebbene inconsapevolmente, è più completo dell’alieno, ed è in realtà anche più evoluto dell’alieno.

In questo contesto, e per quanto detto sopra, l’espressione “essere stato testimone dell’adduzione” va vista da un altro punto di osservazione. Io sono testimone diretto di tutto quello a cui voglio essere testimone. In altre parole, la mia coscienza integrata – cioè la somma delle tre coscienze di anima, mente e spirito – può decidere se comportarsi, di fronte a qualsiasi evento, o come onda o come particella, decidendo di non interagire o di interagire con il fenomeno che ha davanti. L’idea dell’interazione produce uno stato coscienziale che trasformerà la mia coscienza in particella, cioè ben strutturata e definibile di fronte all’evento che lo renderà altrettanto tale ai miei occhi. Ma se non desidero fare l’esperienza, la mia coscienza si trasformerà in onda, dove la probabilità di essere lì in quel punto ed in quel momento è un numero decisamente piccolo. Io sarò dunque invisibile di fronte all’evento; e l’evento non apparirà nella mia realtà virtuale.

In parole meno complicate, da un punto di vista quantistico la mia coscienza decide sempre quale sarà la mia esperienza. Ne consegue che è solo la mia consapevolezza (=il parametro con cui si misura la coscienza in questo universo) a decidere se sarò rapito dall’alieno o non avrò mai questa esperienza.

La scelta di tutto ciò che mi accade è solo mia. In questo contesto l’addotto sprovveduto, che non ha capito questo meccanismo, può comprenderlo e – nel momento in cui lo comprende – decidere meglio cosa fare. Conoscendo il meccanismo delle cose virtuali, si può decidere se continuare a perdere tempo con gli alieni o fare l’esperienza che si sceglie e non quella che gli alieni hanno forzatamente scelto per noi. E’ dunque l’addotto responsabile delle sue adduzioni? Si! E’ dunque l’addotto colpevole delle sue adduzioni? No.

Nell’ordine implicito dell’universo, ossia il reale ordine dell’universo, infatti, non esiste il concetto di dualità. Non ci sono buoni e cattivi, giusti o ingiusti. Tale concetto è solo legato alla struttura del nostro cervello che non è in grado di comprendere come la mappa del territorio, cioè l’immagine di quello che ti appare, è relativistica nel senso einsteiniano del termine.

Non ci sono alieni cattivi o demoni cattivi o angeli buoni. Ci sono solo soggetti vivi, cioè con coscienza, che hanno però livelli di consapevolezza decisamente diversi tra loro.

Che ne pensa dell’opera svolta da Eugenio Siragusa e dal suo discepolo Bongiovanni?

Negli anni cinquanta, in Italia, gli addotti e gli indemoniati credevano di vedere alieni buoni o demoni cattivi. Non esisteva una teoria strutturata di queste fenomenologie come io ho impostato – per la prima volta in assoluto.

Gli unici che si occupavano di demoni erano i preti e gli unici che si occupavano di alieni erano gli ufologi. Nel mezzo c’era la figura del “contattista contattato” Eugenio Siragusa il quale credendo, appunto in buona fede, di essere stato scelto dagli Dei alieni buoni, accoglieva tutti quelli che avevano qualcosa di mistico ufologico da raccontare. Nasceva così la “religione dischista”.

Successivamente, non essendo Siragusa in grado di analizzare il fenomeno delle adduzioni per quello che erano, per mancanza di prerequisiti strutturali, si tentò di costruire una setta da cui, tra gli altri, sono usciti personaggi come Giorgio Bongiovanni e Maurizio Cavallo. La visione “buonista bongiovanniana” degli alieni, comune ad altre sette nel mondo e in Europa, veniva valutata, analizzata, e presa con favore sia dagli agenti dello spionaggio internazionale – sempre dediti ad operazioni di depistaggio – sia dai poveri di spirito critico, a cui la figura dell’alieno buono rappresentava la garanzia di una vita eterna in chiave tecnologica.

Anche il Vaticano vedeva di buon occhio questa erronea interpretazione della realtà, che avrebbe confuso le carte nelle menti delle persone e non avrebbe permesso di sostenere che gli Dei, qualunque provenienza avessero, usavano gli uomini come trappole per anime di cui nutrirsi. Alla morte di Siragusa, dopo una lotta interna al movimento da lui fondato, emerse la figura di Bongiovanni che, avendo terminato di fare proseliti e raccogliere soldi in Italia, ha continuato la sua opera di divulgazione dove la gente è ancora più legata ad arcaici concetti pseudo religiosi e si è trasferito a predicare in America Latina, essendosi in Italia esaurito il mercato dei suoi fedeli.

Dreamworld: la realtà nella quale viviamo è fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni? In altre parole, noi esistiamo davvero? 

A essere proprio specifici, bisogna dire che la realtà è divisa in due parti. Una detta reale che è la rappresentazione della coscienza, cioè un’esistenza immutabile al di fuori di spazio e tempo ed energia, invariabile e perciò non descrivibile da variabili matematiche. Una seconda parte è invece virtuale, e consta di spazio tempo ed energia, che non sono “finti” ma semplicemente variabili e dunque rappresentabili da descrittori matematici. La realtà reale, cioè la coscienza, ha creato la realtà virtuale per prendere consapevolezza di sé e fare l’esperienza che le manca cioè l’esperienza della nascita e della morte. La fisica moderna vede solo l’universo virtuale che misura, e quando non riesce a misurare qualcosa, sostiene che esistono parametri nascosti che un giorno saranno palesi, parametri che in futuro verranno – anche essi – misurati.

La coscienza non può invece essere misurata, ed è mia opinione che il secondo principio della termodinamica non sia un descrittore di ordine o caos bensì un descrittore della misura della consapevolezza (la parte misurabile in questo universo), dello specchio della coscienza, un vettore prodotto da due vettori che sono per anima: spazio ed energia; per spirito: tempo ed energia; e per mente: spazio e tempo. I tre vettori ortogonali fra loro e non commutabili, cioè non sovrapponibili, lo divengono quando le tre componenti dell’uomo, la triade, si fondono assieme nel compimento della propria missione. La missione di anima, mente e spirito è fare l’esperienza ma anche ricordarsi di essere tre parti di una unica sostanza, la coscienza appunto.

La storia dell’umanità inizia davvero con le ziqqurat e le grotte di Altamira? 

Tutti gli eventi accadono in un unico istante che a noi appare lungo crononi. In realtà, se tutti gli eventi accadono in un unico e mutevole istante nella realtà reale, in quella virtuale esiste una time line ove le funzioni d’onda del passato e del futuro si annullano e si sovrappongono nella unica funzione realmente esistente che è quella del presente (collasso quantico). Dunque la storia non va letta come un film che parte dal passato e prosegue verso il al futuro, poiché la nostra mappa del territorio – cioè la consapevolezza che abbiamo della realtà – diventa sempre più precisa, migliore, per il secondo principio della termodinamica (Prigogine). Perciò l’idea di passato, che è ora di un certo evento, non è quella che avrò fra dieci anni. Questo significa che è fallace vedere il passato come una vecchia fotografia.

Il mito in realtà contiene tutte le informazioni che ci servono in quanto esso rappresenta una fotografia di passato presente e futuro. Nel mito, come viene descritto da C. G. Jung, esiste già tutto ma noi lo vediamo e lo intuiamo solo se ne abbiamo coscienza o meglio consapevolezza. Da un punto di vista classico, il mito racconta di cinque periodi storici in cui la vita su questo pianeta si è alternata alla morte. Il quinto periodo – o era Yuga, secondo le definizioni di Steiner – sarebbe quello che stiamo attualmente vivendo.

Se tutto questo è oggettivamente e virtualmente vero, allora dobbiamo sostenere che il paradigma della storia ufficiale è una immensa farsa, in quanto ad esempio è oramai assodato che le piramidi egizie sono più vecchie di dodicimila anni, così come le piramidi a gradoni della penisola dello Yucatan.

La nostra storia arriva all’indietro, grosso modo, fino a dodicimila anni fa, periodo in cui un evento cataclismatico, detto diluvio universale, ha cancellato tutto quello che esisteva prima di questa attuale civiltà. Sono esistiti più eventi cataclismatici, dimostrati dalla variazione dell’inclinazione dell’asse del pianeta.

Chiunque abbia un minimo di consapevolezza comprende la difficoltà dello storico a smontare il paradigma che gli fa credere che prima c’erano gli uomini primitivi e poi l’uomo evoluto. Un fallace paradigma secondo cui non è possibile che, prima dell’uomo primitivo, sia già esistito un altro uomo evoluto, come invece non può che essere tenendo presente alcuni indicatori che mostrano come è impossibile statisticamente che l’uomo sia diventato uomo nel giro di soli seicentomila anni, o come noi non si discenda dal Neanderthal bensì dal Cro-Magnon (che non è parente nemmeno lontanamente del Neanderthal). Oppure che alcuni ominidi che camminavano in posizione eretta esistevano già centosessanta milioni di anni fa su questo pianeta. Alcune piramidi mesoamericane giacciono in parte sotto una colata lavica di un vulcano che ha eruttato l’ultima volta circa dodicimila anni fa, ma per il bene della chiesa cattolica pare si debba sostenere che la costruzione di esse abbia solo quattromila anni. La realtà non si trova sui libri ma dentro di noi, basta essere consapevoli di questo.

Creazionismo, evoluzionismo o disegno intelligente? Qual è l’origine dell’universo secondo Malanga?

Ho scritto una trilogia di articoli dal titolo “GENESI”. Sulla base di indicazioni ottenute da soggetti in ipnosi profonda, da dati scientifici di tipo fisico (Bohm), psicoanalitico (Psicologia transpersonale), neurofisiologico (Pribram, Kosslyn), esoterico (Blavatsky, Steiner), filosofico (Hillman, Platone, Plotino), piennellistico (Bandler, Grinder) ritengo di essere giunto alla conclusione definitiva che noi siamo Dio.

Dio è la coscienza. Coscienza di cui noi, più o meno, abbiamo consapevolezza. Noi siamo dunque in grado di costruire il nostro presente, passato e futuro.

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