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Farmaci essenziali per tutti, basterebbero 2 dollari al mese

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Lo sostiene un articolo pubblicato su The Lancet. In tutto 21 esperti hanno lavorato 2 anni sui costi dei 201 medicinali. Basterebbero dai 13 ai 25 dollari l’anno a persona per garantirli a tutti. Invece ancora un paese su 5 non arriva a 1 dollaro al mese.

Con un massimo di due dollari al mese a persona (cioè un costo tra i 13 e 25 dollari l’anno) si potrebbe garantire l’accesso all’intero pacchetto delle 201 medicine essenziali in tutti i Paesi. E’ il risultato della prima analisi sui costi del “paniere dei farmaci essenziali Oms” condotta da una specifica commissione della rivista Lancet composta da 21 esperti internazionali che ha lavorato per due anni. In realtà oggi un Paese su 5 nel mondo spende meno di questa cifra per persona ogni anno per i farmaci e ciò dimostra la necessità di un intervento globale per un accesso basilare e universale alle cure. D’altro canto nel suoi insieme il mondo spende 8 volte questa cifra a persona per le medicine, dimostrando il livello di disparità e disuguaglianza esistente, sostiene Lancet.

Il report. Il documento del Lancet, presentato nella sede della rivista a Londra oggi, arriva 30 anni dopo la Conferenza di Nairobi sull’Uso Razionale dei Farmaci. La definizione di farmaci essenziali, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, è l’insieme di medicine utili ai bisogni prioritari della popolazione. Dall’Oms ne sono stati riconosciuti 201 (si tratta di 378 differenti prodotti) e la lista comprende anelgesici come la morfina, farmaci per Tbc, Hiv e malaria, o per malattie croniche come insulina o per tumori, ma anche vaccini e contraccettivi. Fin dal 1999, l’anno in cui venne insignita del premio Nobel per la Pace, la ong Medici senza Frontiere lanciò la campagna globale per permettere a tutti i Paesi di avere le medicine di base. L’accesso a prezzi accessibili e a farmaci di qualità – dice oggi, 17 anni dopo, il report del Lancet- è parte essenziale per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile del millennio (Sdgm) fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. Il recente scandalo negli Usa dei prezzi gonfiati per l’autoiniettore di epinefrina (adrenalina contro lo choc anafilattico: costo di produzione 1 dollaro, venduto fino a 300 dollari a penna) come gli alti prezzi dei nuovi farmaci salvavita per l’epatite C o il fallimento nello sviluppo di nuovi antibiotici per trattare le infezioni resistenti – secondo uno dei chair della commissione, Andy Gray, università del KwaZulu-Natal, Durban, SudAfrica – “dimostrano che l’accesso a farmaci sicuri, di qualità e a prezzi  accessibili è una questione globale, alla base dello sviluppo di una copertura universale della sanità”.

I prezzi. Le più recenti stime, sostiene il Report, nei paesi a basso o medio sviluppo dicono che in media la spesa per persona sui farmaci ad anno è pari a 8,6 dollari, mentre la Commissione in base alla diffusione delle malattie e ai prezzi dei medicinali ha calcolato che basterebbero in questi Paesi tra i 12,9 e i 25,4 dollari l’anno per coprire le esigenze di medicine essenziali a tutta la popolazione. E’ evidente che esiste un gap che occorre colmare. Come paragone, in modo anche provocatorio, la Commissione segnala che la spesa complessiva per i farmaci nel mondo per il 2017 si stima sarà di 1,2 triliardi di dollari.

LE RACCOMANDAZIONI – Promuovere l’uso dei farmaci generici, trasparenza nelle decisioni sui prezzi, acquisti o appalti in comune, un’attenzione ai trattati economici internazionali (WTO, accordi regionali e bilaterali) e agli aspetti dei diritti intellettuali di proprietà (brevetti-Trips) sono al centro delle raccomandazioni a governi e parlamenti. In particolare la minaccia che esiste sulle opzioni che consentono ai vari Stati di accedere a prezzi sostenibili per i farmaci per motivi di salute pubblica. Comunque, secondo Lancet, restano ancora gravi problemi relativi a sicurezza e qualità dei farmaci, ed è auspicato l’incremento di buone pratiche e l’ampliamento a una maggior numero di medicine del programma di pre-qualificazione da parte dell’Oms. Le autorità regolatorie dei Paesi dovrebbero, inoltre, essere monitorate da enti indipendenti. Non solo: l’allarme di Lancet si sofferma sull’uso inappropriato dei farmaci, quali l’abuso per esempio negli Usa degli oppioidi e invece il sottoutilizzo nei Paesi a basso reddito di antidolorifici, oppure l’uso sbagliato di antibiotici a volte usati contro i virus, o anche un non necessario e dispendioso uso di farmaci di marchio invece dei più economici ed equivalenti generici. Ma le frecce più avvelenate del Report vanno verso l’attuale processo dell’innovazione “dominato dal mercato di esclusiva e dai brevetti”  che “fallisce nell’incentivare ricerca e sviluppo verso i farmaci essenziali”. Occorre – dicono i 21 della commissione  – una nuova globale struttura di Ricerca&Sviluppo, un Fondo Globale e scollegare i costi di Ricerca&Sviluppo dal prezzo delle medicine. Si chiede alla comunità internazionale di creare un brevetto comune delle medicine essenziali al fine di sviluppare un mercato competitivo dei generici e implementare l’accesso ai farmaci dei Paesi a medio-basso reddito. “I contributi di Fondazioni e associazioni benefiche che hanno spesso contribuito con i loro fondi a risolvere questi problemi, vedi farmaci per Hiv o Tbc, non sono e non possono essere una soluzione a lungo termine”, dice il Report. Da sottolineare che al primo posto tra chi ha sovvenzionato questo studio è proprio una Fondazione, Bill e Melinda Gates.

LA TRASPARENZA – L’altro presidente della commissione l’olandese Hans Hogerzeil, dell’università di Groningen, ha dichiarato: “Spesso il pubblico paga due volte, una prima attraverso i fondi di ricerca del governo e poi attraverso i prezzi dei medicinali. L’attuale sistema non funziona. Le Agenzie internazionali e i governi nazionali devono imporre una maggiore guida nella ricerca e sviluppo di farmaci, utilizzando la legge dei brevetti nel pubblico interesse”. Qui si fa riferimento alla possibilità da parte dei Paesi di utilizzare un farmaco con brevetto a prezzi non concordati con l’azienda produttrice e titolare del brevetto stesso. Alla fine la Commissione lancia un allarme sulla carenza di trasparenza riguardo ai dati sulle medicine essenziali e propone un insieme di 24 indicatori per poter monitorare e valutare i miglioramenti futuri. Aspetto quest’ultimo fondamentale per il terzo co-chair della Commissione, Veronika J. Wirtz, Boston University School of Public Health, “se non possiamo misurare i cambiamenti non potremo ritenere i governi responsabili di miglioramenti o arretramenti su questo terreno e sul tema della copertura universale nella salute” .

COMMISSIONE POLITICA – Uno sguardo ai 21 componenti della commissione fa ben capire quanto sia anche molto politico il Report del Lancet: ben rappresentato è il Sud del mondo, mentre la scelta degli esperti risulta legata ovviamente ai finanziatori della ricerca stessa. Quattro componenti dell’Oms (tra i principali finanziatori), uno dell’Unicef, molti universitari (un olandese per conto dell’università di Groningen, un sudafricano, tanti statunitensi: 3 di Harvard e l’esperta brasiliana che insegna anche ad Harvard, uno della Boston university e uno dell’università del Michigan), ministri della Salute o rappresentati autorevoli con competenze specifiche di varie nazioni (Thailandia, Ghana, Cina, Iran), organizzazioni non a scopo di lucro come Health Action International e Dndi, e un esperto dell’azienda leader sui dati delle farmaceutiche come Ims Health. A questi va aggiunto l’avvocato specialista in brevetti e proprietà intellettuale nella farmaceutica che per 10 anni è stata a capo della campagna di Msf sulle medicine essenziali ed è collaboratrice dell’Oms.

I COMMENTI – A fianco della commissione dei 21 ha lavorato la Commissione dei giovani sui Farmaci Essenziali, 17 esponenti, che ha elaborato un commento che si conclude così: “La crisi dell’accesso alle medicine è in genere presentato come un problema tecnico, ma è invece un problema di responsabilità. Oggi nessuno è ritenuto responsabile per il mancato accesso alle medicine essenziali, e l’evoluzione di questo aspetto non viene monitorato quanto sarebbe necessario per ciò che rappresenta come sfida globale”. A questo testo ha fatto eco lo scritto dei ministri degli Esteri e della Salute olandesi (Lilianne Ploumen ed Edith Schippers): “Il sistema di ricerca e sviluppo si è rotto ma il cambiamento è in corso…i governi non possono farcela da soli. Abbiamo bisogno di un significativo sforzo delle industrie farmaceutiche e dei governi per investimenti in nuove medicine, piena trasparenza sui costi e prezzi, chi paga e che cosa si paga in anticipo, il rispetto dello spazio legale dei governi di proteggere la salute pubblica…se non riusciamo ad aggiustare il sistema non raggiungeremo gli obiettivi sostenibili di sviluppo…e lo slogan dell’Onu “Non lasciare nessuno indietro”, rimarrà solo un insieme di vuote parole”.

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