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Effetto Wall Street sulle Borse Ue, tutte positive

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Piazza Affari supera la soglia dei 19 mila punti e chiude a +1,07%. Rendimenti in leggera risalita all’asta Btp, ma lo spread arretra sotto quota 190. Euro sopra 1,06 dollari. Petrolio, per l’Opec la produzione è calata “nettamente” a gennaio. Tokyo chiude in lieve rialzo dopo l’incontro distensivo Trump-Abe. Continua la luna di miele tra Donald Trump e Wall Street. Dopo la tripletta di primati sugli indici principali registrati la scorsa settimana, la Borsa americana oggi ha infranto un nuovo record storico, con lo S&P 5000 – in crescita dello 0,4% – che ha superato la quota simbolica di 20mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Alla chiusura delle borse europee positivi anche il Dow Jones (+0,62%) e il Nasdaq (+0,52%).

Al netto dei dubbi sulla reale consistenza delle politiche annunciate, l’elezione del tycoon è stato letto come un sostegno alla crescita da parte dei mercati finanziari. La settimana scorsa il presidente ha annunciato una riforma fiscale “eccezionale”, in agenda nelle prossime settimane, mentre le banche hanno brindato alle dimissioni di Daniel K. Tarullo dalla Federal Reserve: a lui risalgono le regole più stringenti per la sicurezza del sistema finanziario, fortemente volute da Obama. Un ostacolo in meno sulla via della de-regolamentazione annunciata da Trump. Sempre sul fronte Fed, i mercati seguono con interesse l’intervento del presidente Janet Yellen, che domani testimonierà di fronte alle commissioni di Senato e Camera Usa, Per discutere della strategia della fed a sostegno dell’economia.

Chiusura in rialzo per tutte le piazze europee, ben intonate fin dalla mattina. Milano è salita dell’1,07% superando la soglia dei 19 mila punti. Francoforte ha aggiunto lo 0,94%, Parigi l’1,24%, mentre Londra ha limitato il guadagno allo 0,24%.

Dopo un’apertura in lieve rialzo lo spread è arretrato fino a 188 punti, tenendosi dunque ben lontano da quota 200, superata all’inizio della scorsa settimana. Non grandi sorprese hanno riservato in questo senso le previsioni economiche diffuse oggi dalla Commissione europea, che hanno indicato per il 2016 una crescita dello 0,9% contro lo 0,8% stimato in autunno, e una crescita analoga anche per l’anno in corso. In miglioramento invece il pil nel corso del 2018, all’1,1% secondo Bruxelles rispetto all’1% inizialmente stimato. In netto aumento, come atteso, il dato sul debito pubblico aumentato al 132,8% nel 2016  dal 132,3% del 2015, crescendo fino al 133,3% quest’anno. I dati però non incorporano ancora le misure di aggiustamento promesse dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan proprio per mettere a freno l’aumento del’indebitamento, vero tallone d’achille dei conti pubblici italiani.

In controtendenza con i rendiementi in discesa sul mercato secondario, il Tesoro ha dovuto alzare l’offerta di rendimenti agli investitori nell’asta di Btp a 3, 7 e 30 anni. Il tasso medio del triennale è salito a 0,25% da 0,06% dell’asta di gennaio, quello del sette anni a 1,59% da 1,15% del mese scorso e quello del 30 anni marzo 2047 al 3,43% da 3,14% dell’ultima asta di novembre. Venduti anche due titoli non più in corso di emissione (off-the-run) maggio 2020 e agosto 2039 (tasso 3,31%). Assegnati in tutto 8,5 miliardi di euro, il target massimo prefissato, a fronte di richieste che hanno superato i 13 miliardi.

Nell’agenda macroeconomica si segnala il dato della mattinata con il Pil giapponese del quarto trimestre, leggermente più fiacco delle aspettative. L’economia nipponica secondo la lettura preliminare ha registrato una crescita dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, contro un +0,3% atteso. Su base annualizzata il Pil è salito dell’1% rispetto al trimestre precedente, contro un +1,1 previsto dagli analisti.

Perde terreno l’euro sul mercato dei cambi, in particolare nei confronti del dollaro con il cross intorno a quota 1,06. Valuta europea in flessione anche nei confronti dello yen portandosi in area 120,80.

Per le materie prime il rapporto mensile dell’Opec ha registrato un forte calo della produzione di petrolio mondiale a gennaio: secondo il cartello dei Paesi produttori, che si è accordato su un taglio delle estrazioni per favorire il recupero dei prezzi, la produzione mondiale è scesa a 95,8 milioni di barili al giorno, in calo di 1,3 milioni rispetto a dicembre e di 0,46 milioni in confronto con gennaio 2016. Considerando solo l’Organizzazione dei paesi petroliferi, capitanata dall’Arabia Saudita, il taglio è stato di 890 mila barili al giorno, con una produzione scesa così a 32,14 milioni di barili. Ma sul mercato le reazioni dei prezzi sono state scettiche: sia Wti che Brent hanno limato quasi due punti percentuali, portandosi rispettivamente a 52,91 e 55,98 dollari al barile. Oro in leggera flessione, sotto 1.230 dollari l’oncia.

La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo in mattinata, dopo il vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il premier nipponico, Shinzo Abe. L’indice Nikkei avanza dello 0,41% a 19.459,15 punti. Trump ha messo da parte la sua retorica protezionistica ribadendo l’impegno Usa alla sicurezza del Giappone, dopo il missile lanciato dalla Corea del Nord. Trump in precedenza aveva accusato Tokyo di svalutare lo yen per favorire il suo export. L’indebolimento dello yen ha favorito i listini nipponici.

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