Dove finiscono le Contribuzioni Europee alla ricerca in Italia

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L’Italia eccellenza nei premi europei alla ricerca, ma gli assegni vanno soprattutto all’estero. Gli studiosi italiani al terzo posto dietro Germania e Francia anche se 24 sui 43 riconoscimenti assegnati dall’Erc sono stati ottenuti da ‘cervelli in fuga’. Aumentano anche le borse di studio vinte a casa. La Sapienza di Roma e l’Università di Padova in testa agli atenei nostrani.

Dei 406 premi da un milione e mezzo di euro l’uno assegnati in queste ore dal Consiglio europeo della ricerca, i noti Erc Starting Grants, 43 sono andati a ricercatori italiani: il 10,6 per cento. Siamo i terzi in Europa, da questo angolo prospettico. Dopo i tedeschi (65 Erc) e i francesi (48), ben prima dei britannici che hanno i loro ricchi laboratori affollati di giovani cittadini migrati a Cambridge, Oxford e Londra perché attratti dal livello di quelle università. Nel parametro “nazionalità” nel 2016 eravamo addirittura secondi: i francesi con quindici premi aggiuntivi quest’anno ci hanno scavalcato.

L’Italia, però, ha avuto quattro “grants” in più dell’anno scorso (erano stati 39) e il nostro sistema di ricerca mostra segni di crescita. Le ricerche degne di attenzione europea realizzate da nostri giovani scienziati all’estero restano superiori a quelle fatte in Italia (24 contro 19), ma il differenziale si abbassa e ci sono cinque borse in più dell’anno scorso vinte a casa. Quel numero, comunque – 24 ricercatori italiani che vincono borse Erc in centri di ricerca stranieri – , ci assegna ancora il primo posto come “migranti della ricerca”. L’altro numero – 19, riferito ai premi andati ai nostri atenei – ci mantiene invece ottavi su ventitré nella classifica delle nazioni europee prese in considerazione.

Il valore totale dei premi Erc assegnati è di 605 milioni di euro (l’anno scorso fu di 650 milioni), i partecipanti sono stati 3.085 (un premiato ogni otto candidati). Le donne vincitrici salgono al 40,4 per cento del totale, la percentuale più alta mai registrata negli undici anni di competizione scientifica.

Con tre borse a testa, l’Università La Sapienza e l’Università di Padova guidano gli atenei italiani. Due premi vanno a Ca’ Foscari di Venezia e a Trento. Il Veneto è la regione che attira più finanziamenti (sei), Milano da sola ne prende tre con tre atenei-istituti diversi (Statale, Bocconi, San Raffaele). Nell’arco del periodo 2006-2017 l’Università privata Bocconi ha ottenuto 26 “grants”, la pubblica Sapienza 23, Padova e il Cnr 21. La Scuola internazionale superiore Sissa di Trieste, con soli ottanta docenti, ha preso 18 borse europee.

Il rettore di Padova, Rosario Rizzuto, dice: “Il fatto che i progetti premiati siano di ambiti diversi conferma una delle grandi forze dell’Università di Padova: la multidisciplinarietà dei saperi. Un ambiente con eccellenze in tanti campi, come il nostro, permette una contaminazione di idee e uno scambio culturale che portano risultati concreti”. I tre ricercatori di Padova sono nati, rispettivamente, a Vittorio Veneto, a Sacile in provincia di Pordenone e a Viterbo. Hanno portato lavori rispettivamente sul neuroblastoma, un tumore pediatrico (a cavallo tra l’Ingegneria chimica e le Scienze biomediche), sull’encomiastica repubblicana dei secoli XVI-XVII (Letteratura e Filologia moderna) e su simulazioni computerizzate per capire la dinamica interna terrestre (Scienze geologiche).

L’Università Ca’ Foscari di Venezia ha deciso di premiare i suoi due vincitori – lavori sull’energia in tempi di cambiamenti climatici e sulle origini della polemica interreligiosa in Medio Oriente – assumendoli dal 2018 come professori associati. Il rettore Michele Bugliesi: “Questo risultato è frutto delle politiche di apertura all’esterno perseguite negli ultimi anni”.

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