Cyberbullismo ad alto rischio suicidio: 50% vittime ci ha pensato

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A Castel Guelfo incontro sul tema con testimonial d’eccezione. Nell’occasione, la la senatrice PD Ferrara, promotrice del ddl contro il cyberbullismo, ha illustrato il fenomeno e i suoi numeri allarmanti.

Il cyberbullismo interessa il 7-8% della popolazione scolastica, e nonostante il bullismo incida per il 15%, colpisce più a fondo perché presenta un rischio più elevato di suicidi: il 50% di chi ammette di averlo subito dice di averci pensato, l’11% di averlo tentato, il 70% di aver fatto autolesionismo e una percentuale analoga afferma di essere entrata in depressione. Questi i dati allarmanti snocciolati alla Teen Parade di Castel Guelfo,organizzata da Radioimmaginaria,  dalla la senatrice pdElena Ferrara, promotrice del ddl contro il cyberbullismo. La senatrice, oltre ad illustrare i dati sul fenomeno, ha anche raccontato l’iter della legge che si discuterà alla Camera già oggi.

I ragazzi di Radioimmaginaria che hanno organizzato l’happening con studenti provenienti da tutta Italia hanno messo in piedi un vero e proprio processo ai bulli. A portare la sua testimonianza c’era anche Paolo Picchio, papà di Carolina, la 14 enne novarese morta suicida nel gennaio 2013 perché vittima di cyberbulli che minacciavano di diffondere sul web un video che la riguardava.
Hanno raccolto l’invito di Radioimmaginaria, speaker radiofonici, startupper, scrittori, giornalisti, Youtuber, fotografi come Oliviero Toscani, imprenditori come Stefano Domenicali (Lamborghini), cantanti e DJ come Clementino e Claudio Coccoluto che lavora col figlio adolescente.

“I reati che riguardano il bullismo tradizione e informatico – ha spiegato la senatrice Ferrara, che è stata anche insegnante di musica di Carolina – sono già perseguiti ma con questo disegno di legge si vuole fare un piano di protezione a tutela dei minori vittima di atti di bullismo. Si tratta di un intervento di carattere preventivo, educativo e riparatorio dove è successo qualcosa perché nessuno ha insegnato a questi ragazzi a usare consapevolmente la rete”.

Consentendo l’anonimato i social  – è stato detto durante la Teen Parade – favoriscono il cyberbullismo, il costituirsi in branchi che individuano le vittime di turno sfociando in atteggiamenti persecutori che possono portare fino al suicidio. Rispetto al bullismo tradizionale quello informatico dura tutto l’arco della giornata e si espande a una rete potenziale enorme e, l’enfatizzazione del web mette le vittime all’angolo, portandole a pensare che la loro reputazione sia finita per tutta la vita ma in realtà non è così. Analogamente i bulli vanno aiutati perché evidentemente c’è un disagio alla base del loro comportamento.

Il disegno di legge contro il cyberbullismo oltre alle consuete possibilità di denunciare questi fenomeni al Telefono Azzurro, alle forze dell’ordine, specialmente la Polizia Postale, consente di chiedere la rimozione entro un dato periodo di contenuti lesivi pubblicati sui social e questo è stato reso possibile dai gestori di questi social network che si sono seduti al tavolo della discussione. Nel caso in cui il contenuto non venisse rimosso con l’aiuto di un genitore, di un adulto ci si può rivolgere al Garante della Privacy.

“Quando vado nelle scuole – ha raccontato la senatrice Ferrara ai ragazzi di Radioimmaginaria – a parlare del fenomeno mi capita di ascoltare ragazzi che fanno outing. Sono ancora poche le vittime che lo fanno come quelli che da spettatori denunciano episodi di questo genere. Perciò abbiamo previsto percorsi intermedi, abbiamo pensato a un referente, uno sportello di ascolto in ogni scuole, a progetti strutturali di peer education con i quali i ragazzi più grandi raccontino ai più piccoli le loro esperienze in modo che tutti sappiano che il fenomeno esiste, puoi viverlo come vittima, protagonista o gregario ma si può superare parlandone.

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