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Cresce la digitalizzazione ma l’Italia è ancora terzultima in Europa

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Osservatorio Agenda Digitale PoliMi: l’Agenda digitale entra nel vivo ed è partito il piano sulla banda ultra larga, ma il Belpaese 25esimo su 29 Paesi europei nell’ultima classifica del Digital Economy and Society Index.

L’Italia è ancora 25esima sui 29 Paesi europei per l’innovazione digitale, secondo l’indice europeo Desi (Digital Economy and Society Index). Nonostante tutti gli sforzi, gli investimenti, le norme scritte dal 2012 a oggi sull’Agenda Digitale. Ma sono appena arrivati gli elementi per una svolta nel 2017. Grazie a una strategia definita e alle risorse necessarie per attuarle. E’ il concetto generale che è emerso alla presentazione del rapporto 2016 degli Osservatori del Politecnico di Milano sull’Agenda Digitale..

”L’indicatore europeo Desi che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei vari Paesi europei vede ancora gravi ritardi da recuperare, perché la situazione non si può ribaltare in poco tempo dopo anni di mancati investimenti”, riassume Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. ”Ma nel 2016 molto è stato fatto per rendere il Paese più digitale”, aggiunge. Solo dal punto di vista di progetti e norme avviate, però; mentre i risultati in termini di adozione e di impatti reali- come vedremo e come è emerso stamattina- lasciano ancora a desiderare.

Intanto val la pena evidenziare quanto sia importante questo percorso di innovazione per migliorare l’Italia. Lo mostra una correlazione emblematica, rilevata dal Politecnico di Milano: i dati dimostrano una stretta correlazione tra livello di digitalizzazione di un Paese e la sua crescita economica, sociale, industriale e legalitaria. Oltre all’avanzamento del PIL, i Paesi che dal 2013 hanno investito di più in digitale hanno ottenuto forti miglioramenti nel Social Progress Index, nella classifica Doing Business e nel Corruption Perception Index.

”Per andare avanti, l’esperienza degli altri Paesi dimostra che l’innovazione passa da una forte intesa tra pubblico e privato; tra amministrazioni locali, centrali e aziende”, ricorda Perego. “E questo in Italia si svolgerà con la strategia del piano triennale che l’Agenzia per l’Italia Digitale sta per pubblicare”.

Sarà il primo piano attuativo e di dettaglio dell’Agenda digitale. Ma ancora non c’è una data per averlo, a quanto ha detto Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agenzia. Doveva arrivare entro fine anno, secondo precedenti annunci, ma ora “abbiamo alcuni mesi di ritardo”, perché il piano va condiviso con la nuova squadra, che comprende il nuovo commissario all’Agenda Digitale (presso la Presidenza del Consiglio), Diego Piacentini.

Probabilmente ritardi inevitabili, a fronte del vantaggio di avere finalmente una governance precisa dell’Agenda digitale, con il nuovo commissario. Resta il punto che il piano Agenda Digitale nasce nel 2012, ha avuto un piano più di dettaglio a marzo 2015 e si è dovuto aspettare la fine del 2016 per puntellare la governance, ossia per stabilire una catena di responsabilità e di governo che parte dal Presidente del Consiglio per arrivare alle amministrazioni locali.  Sarà anche per questo motivo che l’attuazione dell’Agenda è partita con alcuni inciampi.

L’attuazione. Emblematico l’andamento di Spid (identità digitale unica), a sette mesi dall’avvio è stato adottato solo da 133 mila cittadini (nonostante la spinta del bonus per i 18enni). Bisogna arrivare a 3 milioni nel 2017, secondo la roadmap. L’identità digitale doveva essere il principale fattore di sblocco, nell’immediato, per l’adozione dei servizi digitali da parte dei cittadini. Ma ancora non ci siamo. Anche perché ben il 75 per cento delle PA non offre servizi compatibili con Spid- rilevano dal Politecnico. E nessuna azienda privata offre servizi con l’identità Spid.

Un rischio di inciampo viene anche dal nuovo codice dei contratti pubblici (da cui dipende il modo in cui le amministrazioni pubbliche comprano beni e servizi e quindi possono innovarsi): per renderlo operativo mancano 57 provvedimenti attuativi, 21 dei quali sono ufficialmente in ritardo. In questa fase di transizione, si misura già un rallentamento dei bandi di gara, stimano dal Politecnico.

“La pubblica amministrazione italiana non ha ancora fatta propria la necessità di innovarsi; di cambiare il modo di lavorare, mettendo il cittadino al centro dei servizi”, riassume Giuliano Noci, ordinario del Politecnico di Milano.

Finora è andata così. Ma nel 2017, con la nuova governance dell’Agenda e i miliardi di euro disponibili, l’Italia ha la possibilità di cambiare davvero, per migliorare l’economia e in generale la qualità della vita dei cittadini.

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