Così il web tornerà alla sua libertà

Vint Cerf: "Così il web tornerà alla sua libertà"
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Internet in Italia compie 30 anni. La parola a uno dei suoi due “padri”: “Era la fine del 1972 e Bob Kahn venne da me a Stanford e mi disse che voleva creare un protocollo per una rete di reti, in grado di far comunicare tutti”

“Sono davvero felice di festeggiare i 30 anni di Internet in Italia. Intanto perché è la festa di due miei cari amici, Luciano Lenzini e Stefano Trumpy, che hanno fatto parte di quel mondo accademico che ragionava su come costruire una rete planetaria fin dall’inizio, negli anni ’70. Sono stati dei pionieri e sono contento che l’Italia lo riconosca. Ma sono ancora più contento per l’Italia. Allora, nel 1986, siete stati fra i primi ad entrare su Internet, poi le cose non sono andate come speravamo, ma adesso siete nella posizione ideale per rimontare. Se arriva la banda ultralarga, gli italiani hanno la possibilità di inventare nuove applicazioni non solo per se stessi ma per il mondo intero”.

Vint Cerf parla nella sua villa in Virginia, arredata con gusto estremo, la moglie è interior designer. Le porte, di legno intarsiato, vengono tutte dall’India. Ce n’è una appesa sul soffitto della cantinetta: 3200 bottiglie di vino che Cerf colleziona personalmente. Elegante come Sean Connery, è uno dei due padri di Internet, anche se a 72 anni, potremmo chiamarlo il nonno della Rete. L’altro è Bob Kahn. Si conobbero alla fine degli anni ’60, quando quattro computer di altrettante università americane furono collegati per la prima volta.

Era nata Arpanet, la rete di Arpa, un’agenzia di ricerca del dipartimento della difesa americano. Ragione per cui si è sempre detto, erroneamente, che Internet nasce come progetto militare.
“La verità è un’altra. I militari finanziavano vari progetti di ricerca in molte università e ogni anno tutti chiedevano altri soldi da investire in super computer. Allora ci chiesero se era possibile costruire una rete che consentisse di condividere le risorse. Volevano risparmiare “.

Quindi la rete di persone che vediamo oggi è nata come rete di calcolatori?
“Non è esatto. Non è che volessimo collegare i computer perché questi volessero parlarsi tra loro. C’erano le persone dietro, i ricercatori, le comunità accademiche. Nel 1971 Ray Tomlison, appena morto purtroppo, inventa l’email e subito nascono due mailing list: una per gli appassionati di fantascienza e una per recensire i ristoranti di Palo Alto. Era l’essenza dei social network già nel 1971!”.

Come si è passati a Internet?
“È stata un’idea di Bob Kahn che per la verità merita più credito per l’enorme lavoro che ha fatto tutta la vita. Insomma c’era Arpanet e c’erano tante altre reti allora. Noi stessi ne avevamo fatta una via radio, che collegava le Hawaii, Alohanet; e una satellitare, Satnet, che arrivava in Norvegia. Il problema è che tutte queste reti non si parlavano fra loro. E soprattutto le reti di Ibm, Digital e delle grandi case di computer, funzionavano solo con computer dello stesso tipo. Non andava bene né per chi faceva ricerca né per i militari. Dicemmo loro che non potevano legarsi ad una marca di computer”.

Così nasce il protocollo di Internet?
“Esatto. Era la fine del 1972 e un giorno Bob Kahn, che lavorava a Boston, viene da me a Stanford e mi dice cosa vuole fare: un protocollo per creare una rete di reti, per far comunicare tutti con tutti. Lui è sempre stato un grande esperto di telecomunicazioni, io sono un informatico, ci completiamo alla perfezione. Dopo sei mesi di scambi di idee, ci siamo chiusi in un hotel di Palo Alto e in due giorni abbiamo scritto il paper del Tcp/Ip, il protocollo di Internet “.

E che avete fatto poi?
“Lo abbiamo pubblicato e lo abbiamo messo a disposizione di tutti senza vincoli. In realtà quando lavori per il Dipartimento della Difesa ti serve un permesso per fare queste cose, ma noi non lo chiedemmo. In fondo a chi importava? Il nostro era solo un progetto teorico, nessuno pensava davvero che da lì, il 1 gennaio 1983, sarebbe nata Internet”.

Ci è voluto il World Wide Web di Tim Berners Lee per far sì che Internet diventasse la grande rete del mondo.
“Sì, quello che è successo all’inizio degli anni ’90 è stato molto eccitante. Tutto accessibile a tutti senza vincoli”.

Oggi non è più così però: Internet si è evoluta stravolgendo il vostro disegno di apertura senza condizioni. Ci sono mondi chiusi: Apple, Facebook, Google (di cui è vice presidente con il rango di “evangelista”).
“Questa cosa va spiegata bene. Fin dagli albori c’è sempre stata una pressione degli utenti per non avere muri e barriere. Internet è nata così, e il web serviva a questo. Ma a un certo punto c’erano così tante informazioni in rete che nessuno trovava nulla. Ed è nato Google. Poi è arrivato Facebook. E infine il mobile, cioé una rete fatta soprattutto di app che non comunicano fra loro. Come Facebook che è un mondo chiuso dove devi registrarti e tendi a non uscire più. E quindi i muri che noi avevamo cercato di abbattere in un certo senso sono
tornati. Ma io credo che non durerà, anzi ne sono convinto. Crolleranno, non le aziende, le barriere. E sa perché? Perché le persone vogliono essere libere e non confinate in una stanza per quanto bella. Sì, Internet tornerà quella che avevamo immaginato”.

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