CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE ED EPISTEMOLOGICHE ALLA BASE DELLE SPECULAZIONI INTORNO AL MODELLO DOPPIO ELICOIDALE DEL FOTONE

CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE ED EPISTEMOLOGICHE ALLA BASE DELLE SPECULAZIONI INTORNO AL MODELLO DOPPIO ELICOIDALE DEL FOTONE
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I lavori dell’ ElettroDinamica Quantistica non è certo mio obiettivo attaccarli, hanno avuto la loro utilità e meriti enormi; si collocano in seno alla Meccanica Quantistica, e in essa vanno nel verso di sviluppare metodologie per risolvere quanto meglio possibile la basilare Equazione di Schrödinger, e credo che di aggiustamenti in essa, nella QED se ne fanno tanti in corso d’opera, nell’opera di calcolo!
Il rischio di tutto questo quello di dare una certa descrizione della realtà, ma al contempo perdendola, come un sarto che realizza con tanta dedizione uno stupendo vestito aderente ad una modella con aggiustamenti vari in corso d’opera, e poi alla fine quando l’abito è completo, non si accorge che la modella è andata via e non potrà mai lo stesso conoscerla approfonditamente. Solo così un’ immagine poetica ovviamente e nulla più.
Ma torniamo all’ Equazione di Schrödinger, alla Fisica Quantistica. Qualcosa comunque manca a livello di comprensione della realtà e di sé stessa nella MQ, e non son io solo a dirlo, basti l’articolo critico che sopra ho postato di Zeilinger, che parla della necessità di trovare il paradigma di fondo in essa ancora mancante, che è una comune idea che mi ha sempre mosso. E il suo paradigma essa non lo può trovare in sé stessa, né con i suoi strumenti, ritengo! Mi vien da pensare, ad un caso, filosoficamente parlando, che mi richiama i Teoremi di incompletezza di Gödel, ovvero il fatto che non sempre una teoria è in grado di permettere la comprensione profonda di tutti i suoi assiomi, e che per alcuni di essi occorre cercare la chiave di comprensione fuori da essa, in altre teorie!

Per questo nel mio speculare mi son ritrovato a riflettere proprio su quello stesso Quanto d’Azione h, che è la pietra di fondazione di tutta la MQ, e la cui comprensione Zeilinger afferma è quanto dovrà fare il paradigma una volta disvelato.

E per comprendere h, per quanto detto, non si può utilizzare la mera Fisica Quantistica che su di esso si fonda, come su un assioma, assumendolo vero, come è sperimentalmente vero certo, ma senza comprenderlo! Senza sapere da dove viene, perché c’è, quale la sua natura.

E quindi ho deciso questo: nelle mie riflessioni devo riportarmi in quel momento storico in cui dai dati sperimentali e le comprensioni di Planck, Einstein ed altri sul fotone, visceralmente legato al quanto d’azione h, si saltò nella formalizzazione teorica della MQ, con Hesinberg e Schrödinger, mantendomi fuori dalla loro formalizzazione, un passo fuori, e un’ istante prima, e cercare di capire se c’era ancora qualcosa di deterministico e di deterministicamente coglibile che allora si poteva cogliere sulla base del già conosciuto e scoperto, qualcosa di reale, magari anche semplice, semplicissima, ma che nella foga descrittiva da lì partita si era trascurata!

Una foga fisico-matematica spettacolare e di indubbio successo, ci mancherebbe, che innalzava la statistica a chiave di comprensione della realtà. Certo la statistica, che grandissima scienza matematica, sorella della termodinamica, utile quando le variabili in gioco dei sistemi trattati son tantissime … ma vederla applicata anche perché “di una particella non si può dire esattamente dove sia e con che velocità in uno stesso istante” … !
Così ricordo che ho voluto approfondire la genesi dell’ Equazione di Schrödinger, da cui davvero partì la MQ, non tanto dalla scoperta del Quanto d’Azione h, e del fotone da parte di Planck ed Einstein; (un quanto era già del resto la scoperta qualche anno prima della carica dell’elettrone!)

Lessi un bell’ articolo dello stesso Schrödinger, credo, in merito, ma che non ritrovo più, in cui lui spiegava come partendo dalla meccanica classica e dall’ottica e adattandole per tener conto del Quanto d’Azione e delle sue possibili implicazioni perveniva alla sua famosa equazione!

E l’indeterminazione? Una conseguenza mi sembrava di cogliere proprio di quanto già messo nella sua formulazione!
Era il non sapere da dove derivasse h, cosa vi fosse oltre e sotteso nella relazione E=hv che caratterizza il fotone, (che portava a immaginarlo come nulla più che un singolo punto con delle proprietà), il peccato originale, da cui scaturiva lo stesso principio di Indeterminazione di Heisenberg; questo ricordo mi sembrava di cogliere dalla mia lettura critica di quello scritto di Schrödinger alla luce del modello del fotone che avevo elaborato! E l’ indeterminazione pertanto non era nella Natura, ma messa già a monte nelle pieghe della teoria della MQ, dell’Equazione di Schrödinger e da questa semplicemente restituito!

Da lì, l’ indeterminazione, come il dualismo onda-particella, sempre derivato dal peccato originale della mancanza di ulteriore indagine deterministica sul fotone, assunti a dogmi, a indimostrabili principi della Natura; “è così, zitto e calcola!”; (ciò che mi sento di stigmatizzare nell’Interpretazione di Copenaghen).
Il “principio di indeterminazione”, quasi la rivincita dei misuristi accusati di non saper fare misure precise, sui teorici positivisti!

Invece forse alla base della meccanica quantistica c’è un pacchetto di deterministica completezza, il fotone, in essa però trattato decurtandolo della esatta descrizione della sua (allora ignorata) struttura, racchiudendolo pertanto in un pacchetto di nebulosità con conseguenti lacune descrittive e del fotone e della della realtà. Lacune che si rivelarono però utili nella trattazione di innumerevoli problemi per una conseguente semplificazione delle variabili in gioco, nascondendone tante, e sopperendo con predizioni statistiche! Le variabili nascoste della MQ!

E quanti problemi ancora aperti, da un lato chi crede ad una natura locale, dall’altro esperimenti e previsioni della stessa MQ che mostrano un mondo non locale, con azioni a distanza, l’ entanglement, come già previsto da Newton e Coulomb nelle loro leggi.

Un modello del radiativo fotone, quanto dell’onda elettromagnetica certo, ma non per questo particella messaggera dell’interazione elettrostatica e magnetostatica, un modello consistente e non contraddittorio, non solo che abbia, facile dire “ha questa proprietà”, ma che spieghi e faccia capire da quali leggi e dinamiche più profonde e semplici esse derivano, può anche portare a orientarsi nei punti oscuri e nelle questioni ambigue, drammi cruciali della fisica odierna!

Affermo l’imperativo categorico della comprensione e descrizione della struttura del fotone! Domande cui il Principio di Indeterminazione della MQ, affermato, culturalmente imposto per decisione di alcuni a principio della realtà, non solo ha portato la comunità scientifica a non rispondere, ma addirittura a neppure formular quelle domande sul fotone che io pongo e che son così ovvie e banali, mozzando una ovvia naturalissima curiosità che doveva nascere … invece!

Ma nulla è perduto!

Il fatto che vi siano teorie a tanti parametri e aggiustamenti che descrivono le realtà molto bene non deve meravigliare e portare ad osannamenti facili ed eccessivi!

Son certo che se aprissi un testo di astronomia tolemaica troverei tantissimi buoni calcoli, modelli e previsioni celesti; ma cosa fece Copernico? Mostrò da un altro punto di vista le stesse cose, un nuovo punto di vista più attinente alla realtà dei fatti: “è il Sole intorno a cui la terra ruota” (e sebbene ciò può essere relativo, è indubbio che il centro di massa del sistema Terra-Sole sia ben più prossimo al centro del Sole, che a quello della Terra!).
E dalla comprensione della realtà spesso giunge una semplificazione descrittiva, di ciò che prima si doveva descrivere con ipotesi aggiuntive e metodi farraginosi, e si aprono le porte davvero a nuove comprensioni prima impossibili!

La foga descrittiva della fisica moderna ( cosa ottima è necessaria ovviamente!) non è diversa da quelle dei botanici e zoologici sbarcati nelle nuove terre scoperte oltre oceano, e che con rapidità studiarono e classificarono tantissime specie, che poi Linneo ben seppe organizzare, classificare per somiglianze e distinzioni, finché poi dello stesso materiale si interessò Darwin che da un semplice nuovo principio intuito, l’ evoluzione delle specie, fornì una potentissima chiave conoscitiva, interpretativa e soprattutto semplificante della realtà osservata ed osservabile!
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Per mantenerlo sotto questa foto, riporto anche qui un mio recente post di critica riflessiva sull’interpretazione di Copenaghen.

L’ Interpretazione di Copenaghen della Fisica Quantistica ha aperto la porta allo spiritismo dilagato oggi in tante argomentazioni coinvolgenti la Fisica, di cui poi ci lamentiamo,
invece di iniziare a fare “mea culpa”
e rimboccarsi le maniche dell’ intelletto nella ricerca della Verità!

E’ una mia riflessione. Entro nei gruppi facebook di Fisica quantistica e vi trovo un mare di discutibili post che denigratoriamente ho raggruppato sotto il termine “spiritismo”, sempre antropologicamente e filosoficamente interessanti, siamo intesi, ma che centrano poco con le modalità di indagine sulla realtà che ispira chi la realtà la vuol iniziare a comprendere dalla strada della metodologia scientifica, o comunque da speculazoni teoriche fondate sulla matematica! Poi vi vedo uomini di scienza che si beccano con chi condivide quei post, e mi ricordo invece che Newton era un alchimista, oltre che fisico e matematico, e mentre in pubblico divulgava le sue scoperte fisico-matematiche più solide e comprovate, poi nel chiuso della sua mente e dei suoi laboratori, tra crogiuoli e forni, percorreva ogni strada di ricerca, come giusto, per approdare a barlumi di verità. Ora dopo aver denidrato il postare post “spiritisti”, ed aver anche spezzato una lancia per chi anche in essi ricerca barlumi di verità, mi chiedo: ma non sarebbe il caso che chi è appassionato di scienza, io per primo, faccia un passo in alto e cerchi di capire perché oggi dilaga nella vulgata della fisica quantistica questa tendenza “spiritistica” che tanto si condanna!? Si capirebbe così che nella Fisica, nel consesso degli uomini di scienza, con l’ Interpretazione di Copenaghen della Fisica Quantistica estesa da una valutazione interpretativa della teoria, (che è e rimane sempre un modello descrittivo della realtà), alla realtà, si è nei fatti abbandonata la strada maestra della Scienza, minando il principio del determinismo della realtà, ed introducendo “dogmi”, verità indimostrabili affermate tali per loro essenza, al posto di quelli che al più potevano e devono essere definiti “assunti operativi utili alla teoria”, per superare punti nebulosi e apparentemente paradossali che la teoria per i suoi limiti interni non permette di spiegare! Con tale fenomeno antropologico, già alcuni fisici hanno pertanto fatto entrare, celato, lo “spiritismo” nella Fisica, ed è pertanto inutile prendersela oggi con chi semplicemente da tale degrado interno viene già imboccato! Molti fisici e filosofi hanno mosso obiezioni all’interpretazione di Copenaghen e le celebri frasi di Albert Einstein: «Dio non gioca a dadi» e «Credi davvero che la luna non sia lì se non la guardi?» ne sono una esemplificazione eloquente!

C’è stato un punto storico in cui la riflessione fisica se n’è andata per la tangente “collassando”! Intesi non voglio criticare e condannare nulla, ma che si rifletta insieme questo si!

Spero di essere stato chiaro nell’ esporre il mio pensiero. Prendiamo la teoria della Relatività Ristretta, benché porti a previsioni estremamente lontane dall’ intuito della vita dell’essere umano, non per questo noto che sia altrettanto utilizzata per discorsivamente legittimare visioni sempre per così dire spiritistiche, viceversa questo accade con la Fisica Quantistica. Per questo dico partiamo da queste considerazioni antropologiche per comprende che nei confronti della fisica quantistica ulteriori sforzi cognitivi e di ricerca devono essere fatti senza trincerarsi dietro ed assolutizzare quelli che in realtà potrebbero essere soltanto semplici limiti dell’attuale teoria.

Purtroppo devo dirti che non hai assolutamente compreso il mio pensiero. E questo mi spiace. Per questo semplifico. Proprio le aberrazioni di cui tu e io stiamo parlando sono la questione del discorso. Ciò che io dico è che, amando le scienze faccio parte di innumerevoli gruppi di vari argomenti, biologia, natura, ambientalismo, numismatica, archeologia, botanica, zoologia, medicina, ma anche gruppi di filosofia ed esoterismo. Quindi ovviamente dei gruppi di fisica, eccetera, eccetera, ma solamente in quelli di fisica, ed in particolare proprio intitolati alla “fisica quantistica”, tante persone, quelle di cui tu parli, si sentono autorizzate a postare i post degli argomenti astrusi di cui qui dibattiamo. Il punto che io pongo è: perché accade questo? E la colpa va cercata secondo me proprio in certe interpretazioni che dall’interno della stessa fisica quantistica sono state fatte con l’aggravante di essere state da alcuni fisici estese e considerate davvero non solo interpretazioni della teoria, ma fondamento, (“senza fondamento”!), della realtà fisica concreta!

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