Esopianeti. C’è nessuno là fuori?

Eso pianeti ed alieni
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La NASA ha recentemente annunciato l’identificazione di oltre mille pianeti al di fuori del sistema solare: la velocità con cui nuovi pianeti vengono scoperti è in aumento vertiginoso e, nel contempo, aumenta il numero di quelli con dimensioni simili a quelle della Terra e situati a una distanza dalla loro stella tale da permettere la presenza di acqua liquida in superficie. Alcuni di questi hanno anche comportamenti davvero strani: questa branca dell’astronomia è, in effetti, all’inizio, e ci aspettiamo un sacco di cose nuove e particolari… Si ripropone dunque la domanda: c’è qualcun altro là fuori o siamo soli nell’Universo?

La prima cosa che dobbiamo considerare è la reale estensione del nostro Universo. La nostra percezione delle distanze fatica a immaginarne l’immensità; già per il nostro sistema solare spesso abbiamo una versione molto distorta. Per farci un’idea, possiamo vedere qui come sono le distanze e le dimensioni dei pianeti, in scala, prendendo la Luna grande un pixel. Il nostro sistema planetario, pur essendo relativamente affollato, è quasi interamente vuoto. Il Sole è una piccola stella isolata, non particolarmente luminosa, in una galassia a spirale di medie dimensioni, la Via Lattea. Quest’ultima contiene un paio di centinaia di miliardi di stelle, alcune così piccole da non emettere praticamente luce, altre milioni di volte più grandi del Sole. Le distanze tra loro sono enormi, anni luce una dall’altra, ma sono piccolissime se confrontate con le distanze tra galassie: decine e centinaia di migliaia di anni luce in cui non c’è nulla. L’Universo è comunque straordinariamente grande e contiene alcune centinaia di miliardi di galassie; disperse in un volume gigantesco ci sono, quindi, molte migliaia di miliardi di miliardi di stelle… un numero davvero grande, migliaia di volte più grande del numero di granelli di sabbia che si stima ci siano su tutte le spiagge del mondo.

Il numero di esopianeti scoperti di anno in anno, la crescita è incredibile (Credits: NASA Ames/W. Stenzel; Princeton University/T. Morton)

Il numero di esopianeti scoperti di anno in anno, la crescita è incredibile (Credits: NASA Ames/W. Stenzel; Princeton University/T. Morton)

Da qualche anno sappiamo che, per una stella, è abbastanza probabile avere un sistema planetario: sappiamo anche che c’è una discreta probabilità che un pianeta rientri nella fascia di abitabilità, cioè alla distanza giusta per non essere né troppo caldo né troppo freddo, ma non abbiamo idea di quanto sia probabile che su un pianeta si sviluppi la vita: questo non ha fermato le speculazioni, anche da parte di scienziati illustri, che hanno cercato di stimare il numero di civiltà intelligenti presenti nell’Universo. Tra i più famosi c’è stato sicuramente Enrico Fermi, a cui si attribuisce un esperimento mentale su quante dovrebbero essere le civiltà aliene esistenti nell’Universo.

Diamo qualche numero: diciamo che nell’Universo ci sono 10.000.000.000.000.000.000.000 di stelle, una stima sicuramente per difetto. Diciamo che di queste una su 20 sia abbastanza stabile e longeva, come il nostro Sole, da permettere l’evoluzione della vita su un suo pianeta. Diciamo che, di queste, una su 5 abbia un pianeta simile alla Terra nella zona di abitabilità: questa stima è rozza, ma basata sulle osservazioni sempre più accurate che gli astronomi ci danno catalogando i pianeti extrasolari. Di qui le speculazioni sono basate sempre meno su dati sperimentali: ammettiamo che solo su un pianeta su 100 si sviluppino forme di vita e che, di questi, solo in un caso su 1000 queste evolvano fino a una civiltà avanzata: nell’Universo ci sarebbe ancora un milione di miliardi di civiltà evolute, di cui 10.000 nella nostra sola Via Lattea.

Fermi, tuttavia, non capì perché, anche facendo assunzioni piuttosto pessimistiche e ottenendo numeri comunque così grandi, non fossimo mai venuti in contatto con una civiltà aliena. Questa contraddizione è nota come “paradosso di Fermi”. Non abbiamo idea della soluzione reale a questo paradosso, tuttavia abbiamo qualche buona idea.

Ci sono due possibilità: la prima è che la nostra stima sia più o meno corretta, e allora le civiltà aliene esistono, ma noi non ce ne rendiamo conto. Questo può verificarsi per un sacco di motivi: potremmo avere solo strumenti troppo primitivi, potremmo ricevere ma non riuscire a capire segnali alieni, gli alieni potrebbero osservarci senza farsi vedere, potremmo essere così sfortunati da essere nati nella “periferia della Galassia”, in una zona dove i pianeti civilizzati sono particolarmente rari. In questo scenario, è solo questione di tempo: prima o poi saremo in grado di scovare questi alieni, sia che siano molto lontani, sia che ce la mettano tutta per nascondersi a noi.

La seconda opzione è che, in effetti, la stragrande maggioranza delle civiltà si estingua in un tempo molto breve: allora sì, pur essendoci migliaia di civiltà nella nostra galassia, i tempi non permetterebbero la coesistenza di culture in grado di entrare in contatto tra loro. Questo secondo scenario è molto meno allettante: significherebbe, in buona sostanza, che una civiltà, a un certo punto del suo sviluppo, incontra una “crisi” di qualche genere che ha altissime probabilità di distruggerla. Immaginiamo una guerra nucleare sulla Terra e l’effetto che avrebbe, per esempio. In questo caso, sarebbe per noi molto più difficile entrare in contatto con qualche civiltà aliena, ma anche qui avremmo una lezione molto importante da imparare: noi potremmo essere l’unica civiltà fortunata del nostro tempo ad aver superato la “crisi” che rischiava di distruggerci, oppure non siamo ancora arrivati a questo momento di svolta, e quando ci arriveremo avremo una probabilità di estinguerci molto alta…

Non so voi, ma spero fortemente di essere nel primo scenario e che, nei prossimi anni, avremo conferma di non essere soli nell’Universo. Per questo, cari alieni, se esistete e mi leggete, fatevi vivi: noi terrestri siamo molto meglio di quello che potreste pensare guardando i nostri programmi TV!

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