Buchi neri e materia oscura fatti della ‘stessa pasta’

Rappresentazione grafica delle irregolarità 'inspiegabili' del fondo di radiazione cosmica
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Il lato misterioso del cosmo nato subito dopo dopo il Big Bang.  I due lati più misteriosi dell’universo, ossia i buchi neri e la materia oscura e invisibile che lo occupa per il 25%, potrebbero esser fatti della stessa ‘pasta’: i buchi neri primordiali, nati nel primo secondo dopo il Big Bang, potrebbero essere la materia oscura. L’ipotesi, pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal Letters, mette d’accordo dati finora inspiegabili, come quelli relativi alle collisioni fra buchi neri alla base della scoperta delle onde gravitazionali e alla radiazione cosmica di fondo nell’infrarosso e ai raggi X.

A formulare la teoria è l’astrofisico Alexander Kashlinsky, del Centro Goddard della Nasa, che ha analizzato che cosa sarebbe successo se la materia oscura fosse costituita da buchi neri simili a quelli rilevati dalle antenne di Ligo, lo strumento che per primo ha ‘visto’ le onde gravitazionali nate dallo scontro fra due buchi neri giganteschi. Questi ultimi, secondo Kashlinsky, potrebbero avere molto in comune con quelli nati poco dopo il Big Bang. Anzi, potrebbero essere proprio due buchi neri primordiali e potrebbero essere l’invisibile materia oscura, che finora è stata rilevata solo dai suoi effetti gravitazionali sulla materia visibile.

Da anni si inseguono ipotesi sulla composizione della materia oscura: le possibili particelle di cui potrebbe essere fatta sono numerose e diverse, ma nessuna di esse è mai stata vista finora. L’ipotesi di Kashlinsky si aggiunge così alle tante, possibili, spiegazioni sulla natura della materia invisibile cinque volte più abbondante di quella ordinaria, di cui sono fatti le stelle, i pianeti e il mondo in cui viviamo. Secondo Kashlinsky, se i buchi neri primordiali fossero la materia oscura, avrebbero influenzato la distribuzione della massa nel giovane universo, aggiungendo una piccola fluttuazione che avrebbe avuto conseguenze centinaia di milioni di anni più tardi, con la nascita delle prime stelle e quindi della materia visibile.

”Nei primi istanti dopo il Big Bang la materia si sarebbe distribuita con maggiore densità in zone che avrebbero generato i buchi neri primordiali”, ha detto Enzo Brocato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Questi buchi neri, ha spiegato, avrebbero agito come ‘buche gravitazionali’ che avrebbero permesso al gas circostante di accumularsi in sacche che poi sono collassate formando le prime stelle.

Questo processo avrebbe prodotto le irregolarità osservate nella radiazione cosmica di fondo nell’infrarosso e ai raggi X, finora erano rimaste inspiegabili. E’ una ipotesi interessante, ha aggiunto, ma deve essere verificata con le future misure di Ligo e dell’altro cacciatore di onde gravitazionali, l’italo-francese Virgo, perché ”è importante trovare altri buchi neri di questo tipo, vedere come sono distribuiti e se sono all’interno di galassie o meno”.

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