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Basta con le fake news, multe e carcere per chi diffonde bufale con un DDL

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Presentato al Senato il disegno di legge contro la diffusione delle bufale online. I firmatari: ”Una battaglia di civiltà”. Prevede nuove disposizioni per garantire la trasparenza, ammende per chi pubblica notizie false e detenzione per campagne d’odio o volte a minare il processo democratico. Ma la proposta non piace a tutti: ”Rischio di derive anti democratiche”. Multa per chi diffonde notizie false su social media o siti “non espressione di giornalismo online”, contrasto dell’anonimato, e obbligo per i gestori delle piattaforme informatiche di monitorare costantemente i contenuti che circolano al loro interno. E reclusione fino a due anni per chi si rende “responsabile di campagne d’odio contro individui” o “volte a minare il processo democratico”. Sono i punti cardine di una proposta di legge contro le cosiddette fake news presentata stamattina in Senato. “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, è il titolo della norma.

IL DOCUMENTO Il testo del disegno di legge (pdf)

La prima firmataria è Adele Gambaro: ex Cinque stelle espulsa dal Movimento con voto online per aver osato criticare l’aggressività di Grillo, ed ora passata nel gruppo guidato da Denis Verdini (Ala-Scelta Civica). Ma il provvedimento conta una partecipazione trasversale con adesioni raccolte da tutti i gruppi parlamentari. “Una battaglia a tutela dei cittadini che non deve lasciare fuori nessuno”, ha detto Gambaro. “Il provvedimento che ho presentato è un primo passo per aprire un dibattito più ampio che non riguardi solo il mondo politico, ma tutti gli attori della società civile. Non vogliamo mettere un bavaglio al web né sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole”.

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“Internet ha sì ampliato i confini della nostra libertà dandoci la possibilità di esprimerci su scala mondiale”, scrivono i legislatori nostrani per spiegare la filosofia che li ha mossi, “ma la libertà di espressione non può trasformarsi semplicemente in un sinonimo di totale mancanza di controllo, laddove controllo, nell’ambito dell’informazione, vuol dire una notizia corretta a tutela degli utenti”.
Nel mirino blog e forum, non le testate giornalistiche. Più nel dettaglio, l’articolo 1 dice che chi pubblica o diffonde “notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l’ammenda fino a 5mila euro”. La situazione peggiora se il fake “può destare pubblico allarme”, o “recare nocumento agli  interessi pubblici”. In questo caso sono previsti: l’ammenda fino a 5mila euro a cui si aggiunge la “reclusione non inferiore a dodici mesi”. Chi, invece, si rende “responsabile di campagne d’odio contro individui” o “volte a minare il processo democratico” è punito con la reclusione non inferiore a due anni e l’ammenda fino a 10mila euro.
Non solo. Nel caso in cui il ddl dovesse passare, chiunque prima di aprire un qualsiasi blog, sito web privato o forum diretto alla pubblicazione o diffusione di online di informazioni, dovrebbe inviare tramite posta elettronica certificata tutte le informazioni personali (nome e cognome, domicilio e codice fiscale) alla Sezione per la stampa del tribunale. Una maggiore responsabilità è data alle piattaforme informatiche che sarebbero obbligate a monitorare costantemente ciò che viene pubblicato al loro interno, compresi i commenti degli utenti. Quando rintracciano un contenuto “falso, esagerato o tendenzioso” sono tenuti alla rimozione pena 5mila euro di ammenda. C’è anche una parte educativa, per cui si stabilisce che gli istituti scolastici devono individuare tra gli obiettivi formativi “l’alfabetizzazione mediatica” e formare i ragazzi “all’uso critico dei media online”.
Molto dure le prime opinioni. “Uno strumento come questo sarebbe, in sostanza, un insperato alleato di un’eventuale deriva antidemocratica dell’Ordinamento”, commentano gli avvocati Francesco Paolo Micozzi e Giovanni Battista Gallus. “Anziché favorire la libertà di espressione e di confronto, vero antidoto alle notizie false, si pensa un quadro repressivo che al massimo provocherebbe un temuto chilling effect, portando qualsiasi persona a desistere dal commentare o dallo scrivere qualsiasi cosa in Rete nel timore che qualcuno possa ritenerla una fake news”.
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