Baleari, la foresta sottomarina di posidonia rischia di scomparire

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Tra le isole di Ibiza e Formentera le piante acquatiche sono messe in pericolo dall’intenso traffico marittimo, ma anche dai cambiamenti climatici. A repentaglio uno dei maggiori polmoni di assorbimento di anidride carbonica al mondo.

Fatte le debite proporzioni, il danno è paragonabile a quello provocato da un enorme incendio che devasta l’Amazzonia. C’è un’altra foresta, meno conosciuta di quella tropicale, e però altrettanto importante per il mantenimento degli equilibri dell’ecosistema: vicino a noi, nel bacino del Mediterraneo, il bosco sottomarino formato dalle praterie di posidonia, è in grave pericolo.

La posidonia è una pianta acquatica che cresce a una profondità fra i 10 e i 30 metri sotto il livello del mare, ospita al suo interno un’enorme quantità di organismi animali e vegetali e svolge un ruolo di primissimo livello nella protezione delle coste dall’erosione. Per questo alle Baleari, dove nel 2006 venne scoperta una pianta di posidonia oceanica di otto chilometri di lunghezza – considerata l’organismo vivente più grande del mondo – è scattato l’allarme rosso.

Il “bosco” sorge ad appena 18 metri di profondità tra le isole di Ibiza e Formentera e la sua sopravvivenza è seriamente minacciata dall’intenso traffico marittimo, soprattutto nei mesi di luglio e agosto quando in questa zona dell’arcipelago passano oltre mille imbarcazioni al giorno. Gli yacht e le navi più grandi, fino ai 100 metri di lunghezza, gettano le loro ancora di 200 chili di fronte a scenari da sogno come la spiaggia di Illetes nel parco naturale di Ses Salines.

In questo modo stanno provocando una devastante deforestazione sottomarina: 720mila metri quadrati di posidonia distrutti negli ultimi anni, secondo il biologo marino Manu San Félix, che al quotidiano El Mundo dice che, a questi ritmi, in meno di una decade questa enorme pianta che data dall’epoca dell’uomo di Neanderthal potrebbe sparire completamente, facendo sparire uno dei maggiori polmoni di assorbimento di CO2 al mondo.

Nel 2006, quando venne scoperta, i tentacoli di questa pianta di posidonia occupavano una superficie di 700 chilometri quadrati, dove vivevano circa cento milioni di esemplari di specie animali e vegetali. Uno studio realizzato tra il 2008 e il 2012 dal centro Vellmarí e dalla società di consulenza ambientale Oceansnell ha rivelato che in alcuni punti era già scomparso oltre il 40 per cento della superficie della prateria, e con esso circa 300 milioni di piante.

Il problema è che, per mettere fine a questo disastro ambientale, non basterebbe neppure (ammesso che esista la volontà di farlo) deviare il traffico marittimo dalla zona minacciata. Secondo gli studi più recenti, un nuovo pericolo viene anche dal cambio climatico: quando la temperatura dell’acqua raggiunge i 28 gradi, la mortalità della posidonia si triplica.

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